Sarà che uno col passare del tempo diventa ipersensibile e anche un po’ rompiballe, cominciando a indispettirsi per cose a cui non aveva mai dato troppo peso, ma negli ultimi anni sono sempre più attento, quando vado al ristorante, a dettagli che potrebbero sembrare contorno ma che in realtà contribuiscono in maniera decisiva alla piacevolezza generale di un pranzo o una cena.
E non mi riferisco solo agli arredi o al servizio (do per scontato che un tavolo traballante o un cameriere che infila le dita nel piatto procurino un certo “irrigidimento”) ma a particolari forse meno dibattuti ma che credo siano altrettanto importanti come le luci o la musica di sottofondo.
Ecco, trovo che soprattutto in fatto di musica nei locali pubblici siamo messi malissimo, tanto che ogni tanto mi chiedo se sia scelta apposta per dare sui nervi. Uno si fa mille seghe mentali sul giusto abbinamento cibo-vino, magari ti propone il carrello degli olii, del sale, del pepe, del caffè, del tè, delle tisane, delle aspirine e degli assorbenti interni e poi non pensa minimamente al fatto che due ore di martellamento acustico sbagliato possano compromettere tutti gli altri sforzi.
E non mi riferisco solo al volume (che pure …azz…) ma, appunto, al giusto abbinamento col tipo di locale, gli arredi, la situazione che vuoi costruire e far vivere ai tuoi ospiti. Oltre che ovviamente alla qualità della musica.
Comunque, se volete leggere qualcosa di molto più interessante di queste due scemenze sull’argomento, vi suggerisco un bell’articolo del giornalista di viaggi statunitense Peter Jon Lindberg sul numero attualmente in edicola (8/14 gennaio 2010) di Internazionale, dall’eloquente titolo Sottofondo atroce (pag. 85)
Ecco alcuni stralci dell’articolo
“Ero nella sontuosa sala da pranzo di un resort di lusso, con una flûte in mano, pronto ad imbracarmi in un menu degustazione da nove portate quanto da un certo punto del soffitto sono usciti dei violini che suonavano The lady in red. Se siete come me, sarete d’accordo che non c’è niente di più deprimente… Era come un trapano che mi bucava il cranio”
“La cosa più esasperante della musica in sottofondo è che stravolge l’ordine naturale delle cose: eleva idiozie (The Lady in red) al rango di classici senza tempo o, peggio ancora, degrada classici senza tempo (Eleanor Rigby) programmandoli insieme a scemenze”
“Non tutti hanno un’opinione sulla temperatura giusta del salmone o sul valore estetico di una composizione floreale. Ma tutti hanno opinioni sulla musica”