Quella volta che guadagnammo un giorno da Valentini

Quella volta che guadagnammo un giorno da Valentini

Un giorno di mezza estate, nel pieno dei lavori alla guida dei vini. Al solito pensavo di non farcela a consegnare tutto nei tempi. Io penso sempre di non farcela, qualsiasi cosa faccia.

Di quale anno? Chiedo a Paolo. Io chiedo sempre a Paolo, specie quando si tratta di frugare nel passato; lui archivia, archivia, archivia mentre io resetto e butto via. E’ una dote che gli invidio, anche se a volte può essere dolorosa.

Insomma, quando? “Agosto 2010”, mi fa. Cazzo, già tutto questo tempo?

Provo a ricostruire i fatti, perché le emozioni invece mi si appiccicano addosso. Con quelle non devo sforzarmi.

Arrivò una telefonata inaspettata. “Si va da Valentini”. In che senso? Come? Quando? Ma stiamo lavorando come dei matti, perderemo almeno un giorno.

Che scemo, quel giorno l’abbiamo guadagnato.

Arrivammo a Loreto Aprutino, ognuno per conto suo, più o meno alla stessa ora. Sicuramente di mattina. C’era Cernilli, allora direttore al Gambero, Alessandro, Giuseppe, Paolo e il sottoscritto. Ci ritrovammo seduti di fronte a Francesco Paolo Valentini, soprattutto ad ascoltare. Magari per Daniele e Ale sarà stato normale ma per noi altri il clima era da finale di Coppa dei Campioni.

Di visite in cantina ne abbiamo fatte tante ma quella è stata diversa. Davvero diversa. Di vino si è parlato, il vino si è bevuto, ma non è stato il fine. Forse più un mezzo per raccontare una storia, una terra, un’idea. Ricordo i discorsi sul valore di essere artigiani e sul clima che stava cambiando, in un momento in cui il tema non era così attuale. Valentini tirò fuori numerose carte scritte a mano, di varie epoche, confrontando i dati del passato con quelli più recenti. Era davvero preoccupato e ci disse che l’aumento delle temperature stava condizionando molto le fermentazioni, oltre che il lavoro dei campi e le questioni agronomiche.

Vedemmo la cantina, fatto non comune, ma non la ricordo così bene. Pranzammo lì, in una specie di convivio tra gentiluomini di campagna di un’altra epoca, con diverse bottiglie sul tavolo. Non le ricordo tutte, ma c’era di sicuro un Trebbiano ’81. Fu bellissimo.

Alla fine dell’estate consegnammo il lavoro in tempo, come sempre. Forse anche prima del solito. 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.