Quarant.eno #4 | Romanelli, Le Tese 2017

Quarant.eno #4 | Romanelli, Le Tese 2017

Per non dimenticare le bottiglie stappate e farci compagnia a distanza. Aspettando, rinchiusi tra casa e cantina, che passi la bufera; esorcizzando virus vecchi e nuovi, e sognando l'inizio di un mondo migliore.
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Qualche settimana fa, quanto  la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole, io e Mauretto ricordavamo una splendida degustazione, condotta con Paolo Decri al Ristorante Il Capanno, con un filotto invadibile dei migliori Trebbiano Spoletino sulla piazza.

Ragionavamo di come fosse arrivato il momento di ripetere l’esperienza, alla luce di tanti vini giunti, nel frattempo, sulla scena di questo scintillante e versatile bianco umbro. Volendo approfondire ancora un poco la faccenda, c’è da dire che ormai si posso individuare, dopo gli anni della riscoperta, fascinosa ma in alcuni casi scolastica, del vitigno, tutta una serie di etichette che cavalcano la varietà in maniera più ardita e creativa. Una categoria che mi piace definire “Turbo Spoletino”.

Ampia, a maglie larghe, me ne rendo conto, con molti esperimenti e tipologie diverse, tra cui quelle che tentano l’affinamento in legno o la macerazione sulle bucce. Ne fa parte, a buon diritto, il bianco Le Tese della famiglia Romanelli, artefice peraltro di alcuni rossi raffinati che meritano di essere assaggiati.

Ma torniamo allo spoletino, che in questo caso è realizzato con una lunga macerazione sulle bucce (40-50 giorni) e quindi sulle fecce fini. Da qui il colore dorato con sfumature ambra, i profumi bucciosi, di propoli e agrumi essiccati, il sorso solido e avvolgente, saporitissimo e sapido, mai frenato da tannini asciutti che sono il limite di molti bianchi del genere. Servitelo alla temperatura e abbinatelo come se fosse un rosso. 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.