Tenimenti D'Alessandro | Tutto un altro vino

Tenimenti D’Alessandro | Tutto un altro vino

Non so se ci fate caso ma i marchi cambiano nel tempo. A volte di poco, altre radicalmente; sta di fatto che sono in continua evoluzione, come le aziende che rappresentano, le loro storie, i successi e le difficoltà, i cambi generazionali e le proprietà. 

Ecco allora che le insegne dei Mc Donald’s diventano verdi, abbandonando il vistoso giallorosso, così come i distributori ERG, mentre la mela della Apple perde i colori e lo stemma della Juve viene stravolto.    

Nel vino succede spesso, specie nel vestito principale delle bottiglie: le etichette. Basta fare una verticale per vedere le trasformazioni, a parte rarissimi e apprezzati casi, e intuire da un primo sguardo quello che è successo in azienda, anno dopo anno.  

Benvenuti nell’affascinate e rischioso mondo del rebranding. A che serve? In alcuni casi è solo una leggera rinfrescata alla propria immagine, per renderla attuale e stare al passo coi tempi. Altre volte una mutazione radicale che sottende un cambio deciso di strategia, dall’identità del progetto alla comunicazione, fino ai target commerciali. Insomma, da una punturina di acido ialuronico a un deciso intervento del chirurgo plastico, con tutto quello che c’è nel mezzo.       

Non un’operazione facile, per come la vedo io, ma in certi casi necessaria. Pensavo a tutto questo le ultime volte che sono stato da Tenimenti d’Alessandro a Cortona, o che ho avuto a che fare con i suoi vini. La storia magari la sapete ma in estrema sintesi è questa: la cantina porta il nome della famiglia che l’ha fondata, protagonista assoluta nella costruzione di un brand di fama e di un vero e proprio distretto del syrah. Il tutto attraverso vini dal modello chiaro, perfetto negli anni in cui intensità e abbracci tostati andavano di moda, via via meno convincente col passare del tempo. In mezzo il passaggio di consegne, con la proprietà che passa dai D’Alessandro alla famiglia Calabresi

Primo piede in società nel 2007 e acquisizione definitiva sei anni più tardi. Dal 2013 poco o niente è come prima. Un’inversione clamorosa, sotto la guida del comandante Filippo Calabresi, che porta a vini decisamente diversi dal passato, sempre più a briglie sciolte, liberi da orpelli, alla ricerca di un’identità territoriale da conquistare e di una finezza nuova. 

Un rebranding bello e buono, anche nell’immagine, ovviamente. Per quanto mi riguarda un percorso interessante, anche se non privo di strappi. Quelli con il passato della cantina stessa e la denominazione di riferimento. Ciao ciao Cortona Syrah, oggi tutti i vini hanno il cappello IGT. Fatto clamoroso per un marchio che la denominazione l'ha praticamente inventata.    

Burocrazia a parte, che in ogni caso i suoi segnali li lancia, e al saldo delle inevitabili sensazioni alterne di un percorso in divenire, il progetto D’Alessandro mostra traiettorie chiarissime. Il passato appare lontano, più di quel che è nella realtà, e i vini attuali se ne smarcano con decisione. Il nome resta quello ma il brand sottende una fisionomia del tutto nuova.  

Gli ultimi assaggi

 

Syrah Rosso 2017

Sulle bucce per 5 giorni, sempre in contenitori inerti. Invitante fruttato di mora e altre bacche scure, tradisce l’annata complicata nella sensazione rasposa dei tannini. 86

Il Bosco 2015

1/3 “grappolo intero”, un mese di macerazione in barrique. Ha patina tostata ancora in primo piano e, nel complesso, un profilo speziato. Bocca buona ma un po’ monolitica, specie sul tannino. 87

Migliara 2015

100% grappolo intero e 2 mesi di macerazione. Al momento austero, serrato, molto fascinoso e profondo; più dettagliato del Bosco, fiorito, capace di un sorso stupendo che il tannino (incisivo) non frena. 90

Il Bosco 2016

1/3 di barrique non nuove, dunque cambio di impostazione rispetto all’annata 2015. Naso areoso di marasca e liquirizia, bocca bella anche se un po’ ombrosa. 88

Migliara 2016

Più floreale della versione precedente, mostra un naso ammiccante eppure serioso, di fragoline e more, carbone e fumo. Succoso e fine in bocca, austero nel senso più bello del termine, di trama tannica fitta ma assai saporita. 93 

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.