Roberta, Winston Churchill ed io

Roberta, Winston Churchill ed io

E' un piacere incontare Roberta Cenci. Donna solare e di rara empatia, mi riporta agli esordi del lavoro di scribacchino del vino, fresco di Master al Gambero, pieno di entusiamo e con un'incredibile fame di conoscenza.

Ci incrociavamo spesso, a quei tempi, per il suo impiego da Marco Caprai, iniziato più o meno con il mio arrivo sulla scena nei primissimi anni Duemila. Collaboratrice fondamentale di un'azienda in grande crescita, ricopriva un ruolo che non saprei definire con esattezza, più denso e identitario di qualunque altro "collaboratore" abbia visto in questi anni, capace di identificare la cantina come una di famiglia. O così a me sembrava. 

E oggi? Brillante più che mai, perfettamente a suo agio nel ruolo di manager della distribuzione Compagnia del Vino, gestita col marito Saverio Notari, proprietario dell'impresa insieme alla Marchesi Antinori. Eccoci dunque al  motivo del nostro recente contatto. La Compagnia distribuisce, tra gli altri vini, gli Champagne di Pol Roger, tra i preferiti del sottoscritto e oggetto di alcuni articoli scritti in questi anni. Uno in particolare (Pol Roger| La più bella visita in cantina della mia vita)  pare aver sucitato la simpatia di Roberta che alcuni mesi fa mi manda un messaggio delizioso: 

Ciao Antonio, come stai? Cercando una notizia su Pol Roger mi sono imbattuta sul tuo articolo. Wow! Lo sai che lo importiamo noi? Aggiungo che "classico confortante" descrive al meglio la maison. 

Questo prima dell'estate, dell'incontro a Modena Champagne Experience e del'invito alla presentazione della Cuvée Sir Winsotn Churchill 2008.

Facciamo un piccolo evento a Forte dei Marmi, sussurra a me e Franco Pallini, ma immagino che avrete molti impegni e non riuscirete a venire. Certo, come no, infatti alla parola "immagino" eravamo già all'uscita dell'autosdrada con la flute in mano.  

 

Su Pol Roger ho poco da aggiungere. A quel che si sa, che ho scritto e che diciamo io e Franco in questo video che sconsiglio di guardare, girato alla meno peggio durante il viaggio verso Forte dei Marmi. 

Due parole in più sono invece d'obbligo su Winston Churchill 2008, dopo la prova d'assaggio.

Versione magnifica che non tradisce le attese, a mio parere, anche se certamente da leggere in prospettiva. O forse proprio per questo. Un monumento che rinuncia, in questa fase, alla sua proverbiale ampiezza espressiva e a quella carica aromatica che lo rende così riconoscibile. L'impatto e le sfumature arriveranno col tempo, e magari anche quel tratto delicatamente torbato e vinoso delle versioni più coinvolgenti (un 2000 assaggiato pochi giorni fa da magnum, per dire).

Ora il vino è arroccato, roccioso, capace però di un ventaglio raffinitassimo di sensazioni marine e iodate, ben intervallate da lampi agrumati e sassosi. Note che rimandano più allo chardonnay che al pinot nero, sulle prime, ma che diventano più scure man mano che prende calore nel bicchiere. Il frutto rosso, vicino al lampone e alla fragola di bosco, arriva in bocca. Questa già di ampiezza assoluta, materia imperiosa, progressione raffinata e cremosa. Un sorso che si muove elegante nonostante il peso specifico, capace di essere letteralmente trascinato da un'acidità trindimensionale e salmastra, coinvolgente e interminabile. 

Uno Champagne da collezionare, forse come non mai. Se Roberta mi manda il listino ci faccio un pensiero e provo a rompere il porcellino. 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.