Vino vita mia | In viaggio per il sud della Francia

Vino vita mia | In viaggio per il sud della Francia

Se hai 4 – 5 giorni semi liberi nel cuore di una lunga estate passata ad assaggiare vini e li passi in giro per cantine, qualche problemino lo devi avere per forza.

Tant’è. Sono anni che penso ad un viaggio in terre dimenticate da Bacco, poi però le scelte vanno nella direzione esattamente opposta. Ancora troppo forte la sete di conoscenza, le tappe in agenda e la voglia di scoperta. E così anche stavolta la mini vacanza è sembrata lavoro, anche se spesso il lavoro sembra vacanza, va detto.   

In macchina, ovviamente, perché altrimenti le bottiglie come le porto a casa? Un tour per l’estremo sud della Francia, con tappe in cantine che conosco benissimo a distanza, per aver sempre frequentato i vini, ma in cui non ero mai stato di persona. Roba mica da ridere e nomi del calibro di Chateau Simone, Domaine Tempier o Trevallion. E poi via di filata fino al ritorno in Roussillon e all’amata Calce dei Gauby, Matassa, Horizon, Pithon (che ha costruito una cantina tutta nuova appena fuori dal villaggio). E di Padié, che merita un piccolo aneddoto.

Qualche anno fa io e Paolo andammo alla scoperta dei produttori di Calce, allo scopo di organizzare una grande degustazione di quei vini in Italia e di scriverci un articolo per il Gambero. Fu una folgorazione. Tutti vignaioli naturali e vini tra il buonissimo e l’eccezionale. La selezione fu complicatissima tanto che rimase fuori un giovane produttore, alle prime armi ma promettente, rispondente al nome di Jean-Philippe Padié. Più avanti, qualche suo collega ci disse che il ragazzo aveva mal digerito l’esclusione, rimanendoci piuttosto male. Appena arrivato in zona mi sono fiondato a trovarlo. Il brutto anatroccolo è diventato cigno, come prevedibile. Assaggiando i suoi vini, uno meglio dell’altro, abbiamo ricordato quell’episodio e ci abbiamo riso su.  

Il vero coup de cœur dell’estate francese è arrivato invece per caso. Me lo ha suggerisce il padrone de La Maison d’Antoine di Rivesaltes. “Veramente ti occupi di vino? Allora ti devo portare da un mio vecchio compagno di scuola che ha avviato il suo progetto e sta avendo ottimi risultati”.

L’affermazione suscita in me lo stesso entusiasmo di quando tuo zio vuol farti assaggiare l’ultima vendemmia del suo vino fatto in casa, ma decido di accettare lo stesso.   

 
Finisco così per passare la mattina di Ferragosto con i fratelli Benoit e Sébastien Danjou – Banessy, in una minuscola cantina artigiana ricavata in casa, assaggiando i lori vini e cambiando pian piano umore, fino all’estasi finale. Stavolta il destino mi ha baciato: l’improbabile Antoine mi ha portato dritto dritto nella tana di uno dei migliori esemplari in circolazione di produttore della Catalogna francese.

Vini onestamente superlativi, purissimi quanto densi di sapore, aerei e di beva irrefrenabile. Purtroppo anche assai rari, già famosi in patria (smanettando in rete ho visto che La Revue ne parla benissimo) e senza importatore italiano. Chi vuol intendere intenda.

Il Domaine si trova a Espira de l'Agly, guarda caso lo stesso villaggio di Vinci, verso la cui cantina ovviamente mi sono precipitato (la scoperta è dovuta a un post di Fabio Rizzari mentre i vini sono ora importati in Italia dall’amico Luca Ghiotto aka Soavino).

Chiudo dicendo che l’inizio del post non è del tutto veritiero. Chiaramente della Costa Azzurra non me ne può fregare di meno, la mia vecchia Polo malconcia non è ben vista in zona, ma la Provenza offre scorci piacevoli anche fuori le rotte vinicole; ho fatto tappa tra i paesaggi salmastri della Camargue e la zona di Perpignan offre spiagge naturiste davvero interessanti. Fateci un salto e andate a mangiare da Zazà. La location è da urlo, il cibo divertente e la carta dei vini assai intrigante, tanto da essere uno dei posti del cuore di Lionel Gauby. Au rovoir!   

*I fratelli Danjou-Banessy hanno ripreso da qualche anno a coltivare le vigne di famiglia con metodi biodinamici, producendo i loro vini in maniera del tutto naturale. In passato il Domaine realizzava esclusivamente i vini fortificati tipici della zona, come il mitico Rancio. Sono i due ragazzi ad avviare la produzione di vini bianchi e rossi fermi, a partire da piccole parcelle di vecchie viti su suoli che variano dagli scisti alle marne, passando per il calcare; 17 ettari in tutto che vengono vinificati separatamente.    

Qualche appunto sui vini bianchi:

Côtes-du-Roussillon Coste 2016
Maccabeu 100% allevato su suoli di argilla e calcare. Mineralità “plastica” molto tipica della zona, sensazione di vapore da ferro da stiro, poi note più docili di camomilla in fiore. In bocca è solido, non un mostro di dinamismo ma saporito, con finale di scorza di limone lievemente amara.*** – 2017: imbottigliato da una settimana: molto giovane, mela verde lieve, sorso delicato, chiude su cenni speziati.**

Côtes Catalanes La Truffiere Bianco 2015
Proviene da vigne di granache gris di 90 anni coltivate su scisti. Vino davvero delizioso, intensamente agrumato e minerale. Fermenta in legno e affina in barrique esauste per 20 mesi: sa di nocciola, burro buono e gelatina di limone.****

Côtes-du-Roussillon Clos des Escounils 2014
Blend di grenache bianca, grigia e nera coltivate in mezzo a un bosco. Tocco di legno in primo piano che regala note fumé, di pepe di Sichuan, quindi un trito di meravigliosa frutta. Vino ampio, solare, fiorito, con belle sfumature di agrumi dolci e frutti rossi, a ricordare lamponi e fragoline. La texture è accogliente e setosa, la beva pazzesca, chiusa da un tocco di fava di cacao.*****

VDF Supernova 2017
Muscat con un mese e mezzo di macerazione sulle bucce. Un gioco, un esperimento che c’entra poco con la tradizione, per loro stessa ammissione. Comunque un vino di grande fascino, centrato, dai profumi di melissa, agrumi disidratati, anice e rosmarino. Mai secco, amaro o tannico. E questo per me è il punto.***

Qualche appunto sui vini rossi:

Côtes-du-Roussillon Village Roboul 2014
Mourvèdre e grenache su suoli argillo – calcarei per un rosso delicatissimo, tutto floreale e ciliegioso. Anche la bocca è fine, scarica, di media intensità. A dire il vero mi aspettavo più tensione, invece il vino si siede un po’ e si sgrana nel finale.**

Côtes Catalanes La Truffiere Rosso 2015
Carignan e grenache nera, nella stessa vigna in cui vegeta il raro carignan gris. Una complantation che regala un naso spettacolare di arancia rossa, sangue e macchia mediterranea, attraversato da delicatissime venature balsamiche di liquirizia. Bocca saporita e finissima, dolce nel frutto e di clamorosa lunghezza. Non annoia mai, gioca ai contrasti e chiude su cenni di cortecce, rabarbaro e ancora liquirizia.*****

Côtes-du-Roussillon Village Les Myrs 2015
Carignan nero da vigne di oltre 100 anni. Scarico ma densissimo di aromi, dai fiori secchi ai meravigliosi lamponi freschi, passando per folate di pepe bianco. In bocca è finezza assoluta e aromi tipicamente mediterranei di corteccia, bacche e zucchero di canna caramellato. Poderoso qaunto essenziale.******

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.