Anteprima-degustazione "Un giorno di questi", Marco Ciriello

Anteprima-degustazione “Un giorno di questi”, Marco Ciriello

«Napoli è molto più grande della mia immaginazione, fin da bambino sapevo che anche da vecchio non sarei mai arrivato a conoscerla tutta, con le sue persone sospese, voce ‘e notte». 

A parlare è un giornalista di cronaca nera che tra paura, malinconia e sfacciataggine ci accompagna nel turbinio degli anni Ottanta, quando la città è attraversata da tutto e dal suo contrario, è il bene e il male, l’inferno e il paradiso indivisibili, una Babilonia cupa e scintillante di visioni e di linguaggi, di morti e resurrezioni, di incontri troppo reali e di apparizioni mistiche: Cutolo e Andy Warhol, Pupetta Maresca e Troisi, Joe Marrazzo, Tortora, Califano, Maradona e il suo sosia. Con la Nuova Camorra e i misteri capovolti dell’omicidio di Giancarlo Siani. Come sempre il Meridione d’Italia raccontato da Marco Ciriello è un tragicomico patchwork di poesia, farsa e brutalità che acquista un sapore straniante di epica sudamericana.

A questa nota (link) lo scrittore-giornalista Paolo Di Stefano affida la proposta di candidatura al Premio Strega per Marco Ciriello e il suo ultimo libro: “Un giorno di questi”, pubblicato da Rubbettino Editore (link). Non è difficile capire il perché di tanto entusiasmo. Senza nulla togliere agli altri recenti lavori dell’autore irpino-partenopeo, da Assassinio sulla Palmiro Togliatti a Il Catenaccio mi sta antipatico passando per Le Sorelle Misericordia (tutti usciti da meno di un biennio), sin dalla prima lettura mi è parsa la sua opera più compiuta e matura, finora.

Come accade puntualmente con i libri di Ciriello, risulta di fatto impossibile confinarlo in un genere ben preciso. “Romanzo per frammenti”, azzarda qualcuno, ma alla fine è un pezzo unico che calamita e spiazza proprio per la paradossale, strabiliante, coesione d’insieme. Esplorata nella forma del racconto, uno per ogni giorno ricordato-condiviso-immaginato. Che a ben vedere è tuttavia anche diario storico-biografico, documento giornalistico, poesia, canzone, sceneggiatura da grande serie televisiva e tanto altro.

La voce narrante potrebbe essere quella di Francesco Palmieri, a sua volta giornalista e scrittore (link), che ha vissuto sul campo molte delle vicende più belle e più brutte della Napoli anni ’80. Come collaboratore di cronaca nera e giudiziaria per un importante quotidiano campano, ma molto più in generale come testimone privilegiato e maledetto di un’era “definitiva” nella sua epica di frontiera. E che non a caso si chiude lontano dalla città, dopo il trasferimento a Roma dettato solo in parte da ragioni professionali.

Come sempre, però, è il modo in cui si annodano “realtà” e “finzione” fino a diventare irriconoscibili che lo rende un classico istantaneo. Pochi autori contemporanei sanno giocare a questi livelli col falso che sembra più vero del vero, e viceversa. E ancor di più con la lingua, una per ogni personaggio che si affaccia sulla scena: creando e ricreando mondi e volti tanto familiari quanto inediti nell’attuale paesaggio letterario.

Siete insomma fuori strada se vi immaginate l’ennesima storia di sangue e camorra. O la Napoli-cartolina che si fa set scontato di avventure borghesi, più o meno velate dagli stereotipi, con o senza pizze e mandolini. Si ride tanto, e un momento dopo siamo smarriti, respiriamo stupore e paura, fuoco e resa. Ci sembra di essere per strada, a sentirci vivi. 

Incrociando umanità di ogni genere, gente comune e celebrità. Un unico pantheon laico, infernale ed angelico, dove finiscono insieme giudice, contrabbandiere, mago, notaio, artista, becchino, il Giornale Piccolo e il Giornale Grande. Diego Maradona e il principe di Sansevero, i fratelli Giuliano e Giancarlo Siani, Nicola Pugliese, Nunzio Gallo, Angelo Manna, Pino Daniele. Enzo Biagi, De Michelis, Zeffirelli, Fernanda Pivano, Pasolini, addirittura Marco Polo e Pablo Escobar. Mai raccontati linearmente, attraverso le loro opere o biografie. E invece sempre colti in un singolo momento e solo quello: uno scatto col flash. O meglio ancora: un’apparizione improvvisa in mezzo alle cose che stanno già accadendo. Come nei sogni.

Napoli, Palazzo Caracciolo
Sabato 7 Aprile, ore 19:00-22:00
SEMINARIO-DEGUSTAZIONE ANTEPRIMA “UN GIORNO DI QUESTI”

Le storie e i personaggi che animano “Un giorno di questi” sono il filo conduttore del secondo seminario-degustazione inserito nel programma di Campania Stories 2018 (link), rassegna dedicata alla presentazione delle ultime annate dei vini regionali che si svolge tra Napoli (Palazzo Caracciolo) e la Reggia di Caserta dal 4 al 9 Aprile prossimi.

Avremo il piacere di parlarne con l’autore (e la speciale amichevole partecipazione del regista e attore Libero De Rienzo) sabato 7 aprile alle ore 19:00. Assaggiando, mi correggo: bevendo 12 fra i migliori vini campani partecipanti a questa edizione. L’idea è quella di divertirci, fateci un pensiero.

Vini in assaggio

1. Martusciello Salvatore – Asprinio di Aversa Trentapioli Brut
2. Mustilli – Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti Vigna Segreta 2016
3. La Sibilla – Campi Flegrei Falanghina Cruna DeLago 2015
4. Vadiaperti-Traerte – Irpinia Coda di Volpe 2016
5. Rocca del Principe – Fiano di Avellino 2016
6. Pietracupa – Greco di Tufo 2016
7. Casebianche – Paestum Rosso Frizzante Pashkà 2017
8. Agnanum-Raffaele Moccia – Campi Flegrei Per’e Palummo 2016
9. Sorrentino – Vesuvio Lacryma Christi Rosso Vigna Lapillo 2015
10. Nanni Copè – Sabbie di Sopra il Bosco 2016
11. Montevetrano – Colli di Salerno Rosso Montevetrano 2014
12. Il Cancelliere – Taurasi Nero Né Riserva 2010

Quota di partecipazione: € 30,00 
Soci Ais (Main sponsor della rassegna): € 25,00
Nella quota di partecipazione è compresa una copia del libro, per prenotazioni in coppia possibilità di acquistare 2 ingressi a € 50,00 con singola copia al posto di due
Tel. +39 329 9606793 – +39 392 9866587
Email: info@campaniastories.com 

Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel 
Napoli – Via Carbonara, 111/112

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.