Full Immersion Campania #7 | Provincia di Salerno

Full Immersion Campania #7 | Provincia di Salerno

E giungemmo così alla settima e ultima puntata della Full Immersion Campania allestita col gruppo romano Degustazioni dal Basso.

Prima del consueto report, ci tengo a ringraziare una volta di più Claudio Celio e Francesco Petroli che hanno tirato le fila di questo viaggio. Esperienza per quanto mi riguarda entusiasmante, specialmente per il clima partecipe e rilassato. E l’opportunità di ristappare un centinaio di bottiglie, confrontando vecchie e nuove impressioni con bevitori appassionati ed aperti.

Chiudiamo idealmente il cerchio con i vini della provincia di Salerno. Probabilmente la serata più “anarchica” per come si manifestano al massimo grado le contraddizioni e i cambi di scena che hanno fatto un po’ da tema conduttore in questi mesi. Basti pensare all’incredibile laboratorio ampelografico della Costiera Amalfitana o alla relativa gioventù del distretto cilentano, dove operano “veterani” con poco più di venti vendemmie alla spalle.

Per non parlare del significato che assumono parole come tradizione e autoctono in un comprensorio come quello dei Colli Salernitani e Picentini, sviluppatosi anche e soprattutto grazie all’attenzione suscitata da Silvia Imparato e dal suo Montevetrano, “bordolese mediterraneo” per antonomasia. O, ancora, veri e proprio jolly stilistici che saltano fuori dove non li aspetti: i migliori rosati campani (di nuovo Costa d’Amalfi), vini mossi di trascinante bevibilità che prendono forma in una delle zone più calde della regione (leggi Casebianche).

Solite montagne russe, insomma, e un mucchio di belle storie da raccontare. Che non bastano ovviamente da sole a soddisfare le mere ragioni del bevitore e del portafogli, trasformandosi in acquisti o fidelizzazioni a lungo termine. Tuttavia capaci di ritagliarsi quantomeno uno spazio di curiosità. Non è poco, oggi che dal nostro telefonino possiamo ricevere comodamente a casa con un semplice click praticamente qualsiasi bottiglia da ogni parte del mondo.

Costa d’Amalfi Tramonti Bianco Per Eva 2015 – Tenuta San Francesco

Perfino meglio di come l’avevo lasciato (link): impronta marittima di finocchietto, arbusti, iodio, articolazione montana per nerbo citrino e sostegno sapido.

Monte di Grazia Bianco 2013 – Monte di Grazia

Freak di serata, a partire dai 10 gradi e mezzo di alcol dichiarati in etichetta. Note di infuso, malto e canditi fanno pensare ad un vino placido, accogliente e risolto. Invece la bocca scalcia ancora parecchio negli apporti acidi e il suo profilo asciutto lo rende davvero un unicum nel panorama bianchista regionale.

Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2010 – Marisa Cuomo

Senza dubbio l’etichetta simbolo della Costa d’Amalfi (link), ma anche figlia di un’epoca enologica per molti versi antitetica rispetto a quella attuale. Dolcezza di frutto e opulenza sembrerebbero doti meno ricercate in un grande bianco, c’è però da dire che il Fiorduva conserva un suo carattere peculiare. Evocativo di una solarità molto “meridionale” nei richiami di spezie, pasticceria, agrumi, e comunque più composto di altre versioni nella favorevole 2010.

Colli di Salerno Fiano 2014 – Mila Vuolo

Teoria vuole che i Colli Salernitani e Picentini facciano da ponte geografico ed espressivo tra le montagne irpine e la costa tirrenica. E il Fiano ’14 di Mila Vuolo è esattamente così: frutto dolce e freschezza officinale, medio corpo, sviluppo orizzontale senza ridondanze gliceriche. Coerenza di insieme che lascia sullo sfondo qualche impuntatura lattica o il debito di forza motrice e complessità.

Tresinus Fiano 2012 – San Giovanni

Anche in questo caso il valore didattico travalica quello “gerarchico”: canditure, resine, arbusti mediterranei, non potrebbe essere più didascalico rispetto al suo luogo di origine: nell’incedere largo e salmastro, eppure tonico. Magari gli si preferiscono altre declinazioni della varietà campana (e probabilmente l’ho atteso più del necessario), ma senza il Tresinus di Mario Corrado e Ida Budetta mancherebbe un tassello fondamentale al vino cilentano, e non solo. Repetita iuvant (link), vale la pena di mettere in conto deviazioni plurichilometriche per andare a trovarli in azienda.

La Matta Spumante Dosaggio Zero e Il Fric Aglianico Rosato Frizzante 2016 – Casebianche

Ve la ricordate Pollon combinaguai? Lei aiutava il prossimo con quello che sembra talco ma non è e serve a darti l’allegria. Noi stappiamo uno spumante-frizzante a caso di Pasquale Mitrano ed Elisabetta Iuorio, alias Casebianche. Cosa aggiungere a quanto già raccontato (link e link)? Solo che i 2016 (esauriti da un pezzo) si confermano buonissimi e trangugiati a tempo di record da qualsiasi compagno di tavola presente.

Costa d’Amalfi Tramonti Rosato Getis 2016 – Reale

Tappo. Peccato, perché sotto si intuisce ugualmente il solito Getis variopinto e attrezzato per evoluzioni senza fretta. Sì, per quanto mi riguarda resta ancora il più costante e caratteriale rosato campano (link).

Monte di Grazia Rosso 2012 – Monte di Grazia

Identiche premesse fatte per il Bianco 2013, conclusioni diverse: le “licenze grammaticali” sono qui perfino più accentuate (tocchi ematici, riduzioni, tratti quasi birrosi riconducibili alla fermentazione spontanea, volatile al limite), eppure il disegno risulta maggiormente compiuto. Un tintore di Tramonti dal frutto gioioso e quasi scarnificato, praticamente un ossimoro. Come spiazzante e in apparenza paradossale, tuttavia tangibile, è l’impressione di un sorso leggiadro; addolcito, innervato e prolungato dalla vigorosa armatura tannica. Non per tutti, ma chi vi entra in sintonia finisce per amarlo incondizionatamente: eccomi.

Tintore Prephilloxera E’ Iss’ Vigna Paradiso 2008 – Tenuta San Francesco

Praticamente l’alter ego del Monte di Grazia: più di un punto di contatto con certi rossi del Rodano per i tocchi di frutto scuro, oliva nera, cuoio conciato e il sottofondo affumicato che attraversa un sorso ampio e avvolgente, frenato solo dal tannino severo e da qualche asciugatura gallica.

Borgo di Gete 2008 – Reale

Tre interpretazioni del tintore di Tramonti molto diverse, ma ciascuna con una sua fisionomia riconoscibile. Nel gioco delle parti il Borgo di Gete è quello “moderno con giudizio”: mora, cacao, ragù, la sosta in bottiglia ha virtuosamente incanalato la sua esuberanza materica e tannica in un binario di insospettabile armonia e verve salina.

Colli di Salerno Rosso Montevetrano 2011 – Montevetrano

Vale un po’ il discorso fatto per il Fiorduva di Marisa Cuomo: senza questi apripista, presumibilmente la vitienologia salernitana sarebbe ancora ai margini delle rotte regionali più battute. Ma le parole d’ordine cambiano rapidamente e ci sta che un vino come il Montevetrano appassioni meno rispetto a qualche tempo fa. Resta comunque molto fedele a se stesso (link) e la 2011 va considerata una buona versione alla luce della complicatissima annata di partenza.

Cilento Aglianico Primalaterra 2013 – Salvatore Magnoni

Ecco un altro di quei vini che fanno solitamente storcere il naso ai tecnici ortodossi e palpitare i bevitori più smaliziati. Dietro il tocco “sponty” c’è infatti una spensierata souplesse di frutto e sapore: con un po’ di ruvidezza tannica in meno, parleremmo di uno dei più riusciti aglianico cilentani di sempre (link).

Tempere Aglianico 2008 – Pica

Altro giro, altra zona. In questo caso Vallo di Diano, altopiano circondato da montagne nel profondo sud-est salernitano. Anche lì si può bere bene grazie al Tempere della famiglia Pica (link): possibilmente il 2008, ancora molto integro nelle componenti fruttate e balsamiche, decisamente appenninico nello sviluppo gustativo, appena algido ma corroborante.

Naima 2004 – De Conciliis

Nella panoramica provinciale non poteva certo mancare il rosso di punta della multiforme gamma De Conciliis. Come da copione denso, maturo e opulento in assoluto, eppure il Naima più equilibrato e filante insieme al ’99. Quando Robert Parker parlava di California Style per alcuni dei migliori aglianico campani, si riferiva probabilmente a questo.

Full Immersion Campania – Le puntate precedenti

Full Immersion #1 | Provincia di Caserta 
Full Immersion #2 | Provincia di Benevento
Full Immersion #3 | Irpinia 1 – Taurasi
Full Immersion #4 | Irpinia 2 – Greco di Tufo
Full Immersion #5 | Irpinia 3 – Fiano di Avellino
Full Immersion #6 | Provincia di Napoli

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.