Full Immersion Campania #6 | Provincia di Napoli

Full Immersion Campania #6 | Provincia di Napoli

Sesta tappa della Full Immersion Campania targata Degustazioni dal Basso: protagoniste le aree viticole della provincia di Napoli (Ischia-Campi Flegrei, Vesuvio e Capri-Penisola Sorrentina).

Cornice che sublima il tema assurto a filo conduttore del viaggio regionale fin dalla prima serata. Contraddizioni. Al cubo. Uno dei distretti più urbanizzati e densamente popolati d’Italia, ma al tempo stesso straordinaria storia e vocazione agricola. E la vecchia nuova Parthenope centro di gravità permanente: mille modi per raccontarla e altrettante insidie da caduta in vuoti cliché.

Arriva da qui appena un decimo della produzione campana, eppure non sembrerebbe. La percentuale di interpreti e vini degni di attenzione, infatti, è decisamente sopra media in rapporto al numero di realtà attive. E sempre più negli ultimi anni, attraversati da un vero e proprio hype – solo in apparenza estemporaneo – per tipologie a lungo snobbate. Piedirosso flegrei in testa, mai così cool nella percezione di addetti ai lavori e bevitori. Che tuttavia non si trasforma automaticamente in sostenibilità di filiera: leggi massa critica limitata, prospettive di ampliamento delle superfici poco più che utopiche, prezzi a conti fatti troppo bassi a fronte degli enormi limiti strutturali, ambientali e viticoli.

Bottiglie precarie, sotto ogni punto di vista. Forse è anche per questo che si nota regolarmente un bonus di compartecipazione e spasso quando compaiono in tavola. Beviamole finché possiamo, sembra un po’ il sottotesto. E a pensarci bene è davvero così: fare vino fra isole, vulcani e terre ballerine, perennemente minacciate da acqua e fuoco, incuria e cemento, non è esattamente affare per deboli di cuore (e di braccia). Mi pare se ne parli ancora poco, nonostante la crescente attenzione. Una delle rare occasioni, insomma, in cui può avere senso lasciare in secondo piano le abituali ragioni del bicchiere e del portafogli.

Casa D’Ambra – Ischia Biancolella Tenuta Frassitelli 2016 e 2008

Teoricamente sarebbe uno dei pochi bianchi campani godibili fin dai primi mesi. Ma non parliamo di una Biancolella qualunque: è il Tenuta Frassitelli di Casa D’Ambra, ovvero il vino simbolo dell’isola di Ischia (link).
E allora il 2016 risulta comunque troppo giovane, quasi primordiale nel tocco fermentativo e nello sviluppo salino appena accennato. A maggior ragione assaggiandolo accanto al suo fratello otto anni più “anziano”, che risulta tra i preferiti di serata per complessità mediterranea, pienezza e sapore.

Sorrentino – Vesuvio Lacryma Christi Bianco Vigna Lapillo 2015 e Natì 2010

Discorso simile per la coppia di casa Sorrentino, da tempi non sospetti ambasciatrice del caprettone vesuviano (link). Con saldo di falanghina nel Vigna Lapillo Bianco ’15, che non regala particolari sussulti ma fa il suo dovere “didattico” per leggerezza e fragranza. In purezza nel Natì ’10: nonostante qualche sporcatura lattiginosa, si ritaglia attenzione grazie alla prepotente scia “vulcanica”.

Agnanum/Raffaele Moccia – Campi Flegrei Falanghina 2016

Praticamente impressioni-fotocopia rispetto alla recente stappata in cantina da Lello Moccia (link): mi era sfuggito un tocco quasi terpenico di rosa e mela verde, per il resto si conferma Falanghina flegrea di stampo “orizzontale”. Ricca, matura, avvolgente, a dispetto del fresco millesimo.

La Sibilla – Campi Flegrei Falanghina Cruna deLago 2014

Resta il dubbio di una bottiglia non perfetta: nessun difetto evidente, ma fin troppo bloccata nelle suggestioni idrocarburiche e sulfuree, anche al palato più sfuggente e monolitico di come l’avevo lasciato un annetto fa (link). Ristapperemo.

Contrada Salandra – Campi Flegrei Falanghina 2013

Qui invece la prova è perfino superiore al già brillante ricordo. Mora, liquirizia, elicriso, crema al limone, l’originalità del disegno aromatico fa pendant con un sorso vigoroso, equilibrato, completo. Tra i migliori bianchi incontrati nell’intera Full Immersion Campania, finora.

Agnanum/Raffaele Moccia – Campi Flegrei Per’e Palummo 2015

Anche in questo caso sarebbe semplice ripetizione di annotazioni già pluricondivise (link). Qualcuno fatica a sposare del tutto il classico impatto geraniopomodoroso, vero e proprio segno distintivo del Per’e Palummo di Moccia. Però il profilo gustativo solare e gaudente, rigoglioso di sale, mette d’accordo la tavolata pressoché all’unanimità.

Contrada Salandra – Campi Flegrei Piedirosso 2013

Per gli amanti delle classifiche: l’azienda di Peppino Fortunato piazza sul podio di serata entrambe le etichette. Vendemmia evidentemente magica per Contrada Salandra, la 2013, che ci regala un Piedirosso davvero “borgognone” (e voi sapete quanto ne detesti l’abuso descrittivo). I piccoli frutti rossi, il respiro quasi termale di infiorescenze e sali da bagno, il cambio di passo speziato e piccante che amplifica lo slurp palatale (chiedo anticipatamente perdono). Quanta bellezza.

Casa Setaro – Vesuvio Lacryma Christi Rosso Don Vincenzo 2013

Il trittico a tema Piedirosso (qui con saldo di aglianico) è completato dal Don Vincenzo 2013 di Casa Setaro. Siamo un paio di gradini sotto ai due flegrei per originalità espressiva e articolazione gustativa, ma resta ugualmente uno dei pochi rossi vesuviani degni di nota, pur auspicando un più convinto salto di qualità per la zona.

Iovine – Penisola Sorrentina Gragnano 2016 
Martusciello – Penisola Sorrentina Gragnano Ottouve 2016

Non possiamo non dirci gragnaniani (e letteriani), come avrebbe brindato Benedetto Croce con Totò, Soldati e Veronelli. Un trasporto affettivo in qualche modo a prescindere, non sempre premiato tuttavia dalle poche opzioni effettivamente disponibili. 
In altre parole, rispetto e tifo quasi calcistico per le aziende che permettono agli storici rossi frizzanti della Penisola Sorrentina di sopravvivere nonostante uno scenario viticolo e commerciale non proprio premiante. Ma è lecito attendersi una crescita in termini di definizione e bevibilità, se l’obiettivo è quello di uscire dal recinto di mera curiosità enologica e competere ai massimi livelli con gli omologhi emiliani, lombardi e piemontesi.

Full Immersion Campania – Le puntate precedenti

Full Immersion #1 | Provincia di Caserta 
Full Immersion #2 | Provincia di Benevento
Full Immersion #3 | Irpinia 1 – Taurasi
Full Immersion #4 | Irpinia 2 – Greco di Tufo
Full Immersion #5 | Irpinia 3 – Fiano di Avellino

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.