Full Immersion Campania #4 | Greco di Tufo

Full Immersion Campania #4 | Greco di Tufo

Quarto appuntamento della Full Immersion Campania per e col gruppo Degustazioni dal Basso. Di nuovo in Irpinia, a stappare Greco.

Notazioni “didattiche” a parte, si conferma una volta di più la capacità del bianco tufese di sorprendere e divertire trasversalmente, compreso chi di solito gli preferisce il Fiano nel gioco dei dualismi provinciali.

Sulla carta è vino ostico, da produrre e da bere. Una sorta di freak agro-enologico, brusco e materico come certi rossi. Non a caso adatto alla cucina terragna dell’Appennino, più che a quella marinara: con buona pace della spigola veronelliana. Eppure tipologia popolare presso il grande pubblico e i palati “esperti”. Anche grazie alla sua originalità, evidentemente.

A prescindere dal gradimento sulle singole bottiglie, nelle serate a tema Greco di Tufo noto raramente segnali di noia o assuefazione. Tali e tanti i mutamenti di pelle ed umore, da impedire di fatto una fruizione “passiva” della platea. Pochi schemi espressivi a cui appoggiarsi, continui cambi di prospettiva richiesti. E l’assaggio “classico” che mostra oltremodo i suoi limiti, soprattutto se approcciato come una successione lineare di impressioni cromatiche, olfattive e gustative.

Prima un bel sorso, poi chiacchieriamo del resto. I vini di bocca vogliono così, e il Greco irpino a maggior ragione. Solo l’ultima goccia ce lo consegna nudo, infine spogliato dei suoi numerosi travestimenti. E a noi lo sfizio di riordinare il guardaroba di scena come ci viene più comodo: classici, internazionali, proteici, old style, teutonici, viscerali, sancerriani. Outfit pronti all’uso ma soprattutto categorie ludiche per prolungare la jam session.

E’ quello che abbiamo provato a fare passando in rassegna la dozzina di campioni, piuttosto diversi tra loro per provenienza, annata, protocollo di lavorazione. Tratteggiare una mappa stilistica condivisa, lasciando per una volta sullo sfondo i dettagli territoriali. Che hanno naturalmente il loro peso ma si insinuano come tappeto sonoro al servizio dei vari interpreti, ciascuno col suo timbro. 

Da questo punto di vista non c’è dubbio che si tratti del bianco campano più “creativo”: tra jazz e rock, uno spirito che si riflette inevitabilmente sulle modalità di ascolto e archiviazione. Ecco allora come ha suonato la nostra playlist.

Greco di Tufo Franciscus 2015 | Di Marzo

Pesca gialla, albicocca, mandorla fresca. Teso, asciutto, gustoso. Greco iperclassico, non ci sono dubbi: poco importa se manca un pizzico di spalla e profondità. Nitidezza ed armonia (derivante anche dal millesimo solare) lo pongono tra le bottiglie più convincenti della panoramica.

Greco di Tufo 2015 | Petilia

Frutta gialla matura, essenze marittime, un tocco di oliva verde. Impressioni “calde” rinforzate dal palato rotondo e generoso, sempre in rapporto a come può esserlo un Greco irpino. A cavallo tra “internazionali” e “proteici”, dunque.

Greco di Tufo 2014 | Pietracupa

Lime, erbe fluviali, scoglio, quasi acre nell’incedere gustativo. Una verticalità vestita di sale, tuttavia: un po’ zingaro un po’ peones, sulla mappa finisce tra classici, viscerali e teutonici.

Greco di Tufo Miniere 2014 | Cantine dell’Angelo

Tappo. Poco male, abbiamo il muletto 2013. Ri-tappo. Proprio un peccato: doveva essere “il” Greco viscerale-sulfureo per acclamazione, lo ristapperemo in una prossima occasione. Lo merita, stando ai ricordi (link).

Greco di Tufo Torrefavale 2013 | Cantine dell’Angelo

Il “fratello maggiore” è invece in forma, spiazzante come sempre: inizialmente chiuso a riccio, poi su note dolci di rosolio e pasta di mandorle. E poi ancora resine, focaccia di mais, cedrata, polvere da sparo, centro bocca fitto e buccioso, chiusura arcigna. Là dove lo stile contadino-proteico incontra il punk minerale tufese (link).

Greco di Tufo Contrada Marotta 2013 | Villa Raiano

Pompelmo rosa, erbe officinali, fiori di campo, zenzero, sottofondo iodato: se non è “sancerriano” il Contrada Marotta ’13, possiamo tranquillamente cassare la categoria. Sì, il Greco può presentarsi anche così, quando le vigne di altura si combinano con vinificazioni a freddo o protocolli riduttivi. Carattere tiolico, dicono quelli bravi, che ovviamente finisce per dividere: alla bocca l’ultima verità, fibra e spinta ci sono.

Greco di Tufo Tornante 2013 | Vadiaperti-Traerte

Pietra focaia e alghe marine. Due facce di una stessa tempra rocciosa e selvaggia, che ritma l’intera esibizione. Qualche scordatura qua e là, ma tono e sapore sono quelli dei migliori Greco: di solito il Tornante è “teutonico”, questa volta gioca a fare il classico tufese di Tufo.

Greco di Tufo Vigna Cicogna 2013 | Benito Ferrara

Cenere, buccia di limone, cenere, menta, cenere, canfora. Insomma in primo piano timbri affumicati, più che sulfurei, bocca dritta e slanciata, leggermente in calando di brio e sapore nell’ultimo pezzo. Visceral-teutonico con reminiscenze “old style”: tipico Vigna Cicogna da annata umida.

Greco di Tufo G 2010 | Pietracupa

Pescanoce, single malt, erbe in infusione, spezie piccanti: aromaticamente si conferma in fase non brillantissima, anche in considerazione di altre recenti stappature. Evoluto – al naso – più rapidamente di quanto fosse preventivabile a ridosso dell’uscita, quando dominavano tonalità luminose e addirittura lampi floreali (link). Traiettoria irreversibile? Lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo ci godiamo a pieno un sorso di segno opposto, come spesso accade col Greco in “maturazione”: saturante per forza salina e allungo, inarrestabile nella progressione. Pezzo unico.

T’Ara Rà 2006 | Cantina Giardino

Raro esempio (oggi) di greco macerato, uno dei migliori di sempre: petali, buccia di pesca, curry, grinta salmastra e chiusura asciutta senza strettoie fenoliche. Dichiaratamente proteico, ma non destinato per forza agli amanti del genere.

Greco di Tufo 2003 | Pietracupa

Talco mentolato e caramella d’orzo, ma anche agrumi freschi, erbe di campo, anice: maturità e gioventù tenute insieme anche e soprattutto in uno sviluppo gustativo all’insegna di delicatezza e nerbo. Repetita iuvant, annate come la 2003 sono un po’ meno estreme in territori montani come l’Irpinia (link).

Greco di Tufo 1992 | Vadiaperti

Mela golden, pepe bianco, cioccolato. Poi arbusti ed ostriche ad anticipare la vitalità iodata di una bocca non ancora del tutto acquietata: un quarto di secolo orgogliosamente indossato senza arrendersi al mero effetto limonata. In contrada Vadiaperti c’è ancora qualche ’89, dopo di che questo è il Greco più anziano a vostra disposizione, non solo per scarsità di archivi.

Bonus track | Greco Musc’ 2013 – Contrade di Taurasi

Si mimetizza bene tra i quasi omologhi non mosci finché scalciano gli apporti rocciosi e agrumati, amplificati dalla scia affilata e vibrante. Con la sosta nel bicchiere emergono più nitidamente le differenze varietali, per le coloriture officinali e la minore spalla materica. Ma il roviello bianco al suo meglio non difetta certo di carattere ed energia sapida, come ci spiega da tanto tempo la famiglia Lonardo: il 2013 si conferma tra le versioni più riuscite.

Full Immersion Campania – Le puntate precedenti

Full Immersion #1 | Provincia di Caserta 
Full Immersion #2 | Provincia di Benevento
Full Immersion #3 | Irpinia 1 – Taurasi

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.