Pillole di Wine Club #20 | Doppia Orizzontale Fiano di Avellino 2006-2007

Pillole di Wine Club #20 | Doppia Orizzontale Fiano di Avellino 2006-2007

Quest’anno nessun calendario prefissato per il Tipicamente Wine Club, ma singole serate riservate in via prioritaria ai “fedelissimi” delle ultime stagioni.

Ripartiamo da San Mango, Calorosamente accolti dalla famiglia Romano ad Antico Castello per l’ormai consueta doppia orizzontale a tema Fiano di Avellino. La terza in poco più di un biennio, senza dubbio la più convincente finora: al netto dei millesimi (in questa occasione una dozzina di 2007 e altrettanti 2006) appare evidente come il livello si innalzi man mano che ci si addentra nella fase più matura della cosiddetta “era collettiva” irpina.

Sintesi che vale tanto per la qualità media degli assaggi quanto per le punte. La stragrande maggioranza dei campioni pienamente integri e comunicativi, son servite le dita di mezza mano per portare il conto delle bottiglie stanche, deludenti o comunque non performanti. Per quanto mi riguarda è questo il dato più significativo, al di là delle considerazioni sulle vendemmie in campo e le singole riuscite.

Fiano di Avellino 2007 | Virtuosa omogeneità

Sulla carta è una delle annate più semplici da raccontare nell’andamento meteo-agronomico, da Aosta a Pachino: inverno a dir poco mite, ripresa vegetativa anticipata di settimane rispetto alla norma, estate torrida e asciutta, raccolta precoce di uve sane e ricche di zuccheri praticamente dappertutto.

Eppure i distinguo non mancano sul piano caratteriale. Nel caso specifico dei Fiano irpini era chiara fin dai primi assaggi l’impronta “orizzontale” del millesimo, non esattamente la prima opzione da consigliare a chi cerca nella denominazione aromaticità nordica e nerbo appenninico. E però feci ugualmente scorta, confidando sui punti di contatto con la 2003, che ancora oggi si dimostra per la tipologia vera annata a 5 stelle.

Eccessi di ottimismo, col senno di poi, ma nemmeno così tanto anche alla luce della nostra retrospettiva. La sosta in bottiglia non ha aggiunto granché in termini di complessità e “magia” al gruppone, ma come detto vini a fine corsa di fatto non ne abbiamo trovati. Anzi: prevalgono coloriture olfattive “gialle”, toniche e solari, sostenute da bocche piuttosto solide e coese, raramente sedute o accaldate

I limiti della vendemmia sembrano semmai palesarsi nell’eccessiva omogeneità espressiva. Per quanto livellati verso l’alto, i migliori 2007 tendono ad assomigliarsi più del solito e la riconoscibilità delle varie zone ne viene senz’altro penalizzata.

In conclusione: annata piacevolmente “mediterranea”, pronta da bere senza rimpianti ma anche senza la necessità di stapparli tutti, per chi li ha, entro domani mattina. 

FdA Aiperti 2007 – Vadiaperti. Solo la scodata alcolica frena la brillante progressione di biancospino, pepe bianco, mandorla fresca, alimentata dal fitto scheletro roccioso e salmastro. Suggestioni da single malt nel finale.

FdA 2007 – Ciro Picariello. Netti timbri affumicati, qualche sfumatura tropicale e cerealicola, i toni caldi trovano supporto nel ricco centro bocca candito, conservando tono e allungo.

FdA Pietramara Etichetta Nera 2007 – I Favati. Buccia di limone, latte di bufala, infiorescenze, pasticceria, chiusura ammandorlata e tannica dopo la pregevole sequenza dolce-acida-sapida.

FdA Radici 2007 – Mastroberardino. Frutto nero, balsami, cenere, un tocco “freddo” bilanciato nello sviluppo classicamente austero ed energico. Tra i più integri del lotto.

FdA Vigna della Congregazione 2007 – Villa Diamante. Aromaticamente inconfondibile con la sua impronta selvaggia quasi da lambic, avanza potente e piccante senza il minimo rallentamento verticale.

Fiano di Avellino 2006 | Primavera e gioventù

Qui le premesse si invertono. Diario climatico complicato (eufemismo) da sintetizzare, denso di oscillazioni e ribaltamenti previsionali da marzo a novembre. Freddo, caldo, pioggia, freddo, caldissimo, fresco, di nuovo caldo, temporali pomeridiani e grandine (specialmente nel mese di agosto), e ancora montagne russe fino alla fine.

Ciononostante la lettura espressiva dell’annata si è rivelata agevole già nell’immediato post vendemmia. I Fiano 2006 erano (e sono a tutt’oggi) bianchi profumati, eleganti e sfaccettati, di paradigmatica aderenza varietale e territoriale. Sembrano oltretutto aver progressivamente mimetizzato con l’affinamento il loro principale punto debole, ovvero un certo minus di spalla e allungo gustativo.

Intendiamoci, restano in ogni caso vini più di naso che di bocca. Chi non ha avuto modo di seguirli dall’uscita resterà semplicemente sbalordito dalla loro gioventù aromatica, ricca di suggestioni terpeniche e linfatiche quasi primarie (fiori di campo, erbe officinali, agrumi). Se i 2007 più in forma riverberano di un “giallo Van Gogh”, nei 2006 dominano i toni pastello: un bianco-paglierino-verde intriso di pennellate “primaverili”.

Da questo punto di vista i migliori danno l’idea di poter tenere e perfino approfondirsi ulteriormente, quantomeno per un lustro. E’ più che altro un gioco, la voglia di testare fino all’estremo la resistenza temporale del vino-vitigno irpino, in buona parte ancora da capire. E’ l’annata giusta per farlo, ma goderseli in questa fase è naturalmente un’ottima scelta. 

FdA 2006 – Tenuta Ponte. Tocchi canditi e tuberosi dietro l’impatto fruttato e balsamico, autorevole fibra gustativa: serrato, saporito, prospettico. Tra i preferiti in assoluto della tavolata.

FdA 2006 – Cantina dei Monaci. Scorza di limone, gelsomino, mentuccia, infiltrante, progressivo, marino: il dna del millesimo in un unico sorso.

FdA 2006 – Pietracupa. Netti timbri affumicati ad approfondire le note agrumate e officinali di testa, bocca apparentemente sottile ma seria, incisiva, energica, dal finale piacevolmente asciutto. Plus: urla “Montefredane”.

FdA 2006 – Rocca del Principe. La prima versione secca del Fiano di Rocca del Principe (2004 e 2005 furono concepiti come una sorta di “Kabinett” in salsa lapiana): anice, pompelmo, erbe essiccate, ritmo e sapore.

FdA 2006 – Montevergine. Pera williams, trielina, provola affumicata, senza dubbio il più ricco ed orizzontale tra i migliori 2006: versione per molti versi “marselliana”, compensa con la fitta scia salmastra qualche calo di tensione.

Tipicamente Wine Club – Le puntate precedenti

Pillole di Wine Club #1 | Orizzontale Greco di Tufo 2003-2004
Pillole di Wine Club #2 | Orizzontale Fiano di Avellino 2002-2003
Pillole di Wine Club #3 | Orizzontale Taurasi 2000-2001
Pillole di Wine Club #4 | Doppia Verticale Caracci e Pietraincatenata
Pillole di Wine Club #5 | Verticale Barolo Vignarionda Massolino
Pillole di Wine Club #6 | Verticale Patrimo Feudi di San Gregorio
Pillole di Wine Club #7 | Verticale Fontalloro Fèlsina
Pillole di Wine Club #8 | Verticale Montevetrano Silvia Imparato
Pillole di Wine Club #9 | Verticale Tenuta Frassitelli Casa D'Ambra
Pillole di Wine Club #10 | Costa d’Amalfi: varietà, sottozone, interpreti

Pillole di Wine Club #11 | Verdicchio: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #12 | Nebbiolo e Alto Piemonte: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #13 | Orizzontale Barolo 2004
Pillole di Wine Club #14 | Aglianico del Vulture: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #15 | Doppia Orizzontale Taurasi 2003-2004
Pillole di Wine Club #16 | Brunello di Montalcino: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #17 | Doppia Verticale Terra di Lavoro-Serpico
Pillole di Wine Club #18 | Doppia Orizzontale Greco di Tufo 2005-2006
Pillole di Wine Club #19 | Doppia Orizzontale Fiano di Avellino 2004-2005

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.