Orcia | Tra Nobile e Brunello, l'enclave del vino bello

Orcia | Tra Nobile e Brunello, l’enclave del vino bello

Facendo un calcolo sommario, dal 2002 ad oggi sono stato quasi 300 volte a Montalcino. Andata e ritorno. Passando sempre per la stessa strada, e perdendomi ogni volta in paesaggi strabilianti, ho guardato almeno 600 volte il Castello di San Giovanni d’Asso;  pensando quasi sempre di fare una sosta o di trovare una scusa per farci un salto.

Finalmente l’occasione buona è arrivata: degustazione dei vini della DOC Orcia guidata da uno dei Re del sangiovese, Maurizio Castelli, e pranzo dedicato al locale tartufo bianco. Voi che avreste fatto?

Non posso negare che la bellezza del luogo e la voglia di un tagliolino come si deve, in una stagione in cui il tartufo è scambiato a cifre assurde, abbia influito parecchio sulla decisione di andare. Ma alla fine l’eno – approfondimento si è ripreso la scena.

Orcia. Il vino più bello del mondo, recita lo slogan del Consorzio. Per una volta la sparata pubblicitaria non mi provoca l’orticaria. Anzi, mi pare accettabile e tutto sommato veritiera. La zona è meravigliosa, basta poco per accorgersene, anche se le vigne vanno cercate. Niente monocoltura, tutt’altro, semmai filari nascosti tra le pieghe dei colli, le case sparse e i boschi.

Incastonata tra due terre sacre del vino, Montalcino e Montepulciano, questa mini denominazione appare come una specie d’enclave. Poche vigne, appena 153 ettari iscritti su un potenziale massimo di 400 e la miseria di 240 mila bottiglie prodotte. In tutto.

Un fazzoletto che per giunta mostra suoli eterogenei, anche se per gran parte di origine marina; altitudini varie e un clima sostanzialmente freddo, caratterizzato da notevoli escursioni termine che non fanno mancare acidità ai vini. Specie al sangiovese, che anche qui gioca da protagonista e fornisce spunti di paragone con i vicini.

La sensazione è quella di un percorso appena avviato, di una denominazione giovane che non potrà mai avere una grande cassa di risonanza ma vini interessanti si. Almeno in certi casi.

Nel filotto di assaggi, ho confermato le sensazioni positive sempre avute su Capitoni e la moderna precisione di Fattoria del Colle (Donatella Cinelli Colombini), apprezzato la buona finezza di Sasso di Sole e la trama speziata de La Canonica, appuntato con convinzione un nome per me nuovo: Podere Albiano.

Ho informazioni frammentate, la cantina è a Petroio (Trequanda), e il vino che vale la menzione l’Orcia Sangiovese Riserva Il  Tribolo 2011. Colore scarico, trasparente quanto luminoso, ha profumi terragni e rugginosi, di fiori secchi e composte di frutta. Bocca verticale, salata, precisa nell’estrazione. Un vino molto buono.

Alla trecentocinquantesima volta giuro che mi fermo.     

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.