Peter in Florence | Il nuovo gin italiano alla conquista del mondo

Peter in Florence | Il nuovo gin italiano alla conquista del mondo

Ad ognuno la sua borsa valori. C’è chi spulcia ossessivamente l’andamento dei titoli, appassionandosi alle speculazioni finanziarie, e chi segue con interesse le oscillazioni del consumo di alcolici. Riuscite a indovinare a quale categoria appartengo?

Tra i report più stimolanti del settore c’è quello confezionato da Vinexpo: un vero e proprio termometro che misura lo stato di salute delle nostre bevande preferite.

Ricordo perfettamente i dati di 10 anni fa, tra i quali uno oggettivamente incredibile: il gin era morto e sepolto. Nessuno o quasi lo beveva più e anche la mixology del periodo lo stava trascurando.

Quello che è successo nel frattempo è sotto gli occhi di tutti. Non solo il gin è tornato di moda ma sta letteralmente spopolando, facendo registrare impennate sul fronte dei consumi e un’inarrestabile proliferazione di marchi.

Come in tutti i fenomeni dal successo repentino, orientarsi non è agevole. Accanto a bottiglie interessanti, in certi casi straordinarie, ce ne sono altre del tutto trascurabili, se non di scarsa qualità. Poi ci sarebbe da aprire la riflessione che riguarda gli stili e l’impiego equilibrato o meno delle botaniche; per non dire della macroscopica divisione legislativa, poco nota ai più, tra il semplice gin (base della piramide, prevede il possibile impiego di botaniche artificiali messe semplicemente a macerare), il distilled gin (prodotto in alambicco tradizionale) e il London gin (di qualità superiore, purissimo, fatto esclusivamente con botaniche naturali).    

Appartiene alla categoria più alta, anzi allo stile London dry, inventato a Londra tra gli anni 30 e 40 dell’800, il nuovo gin Peter in Florence.

Da poco sono stato a visitare l’azienda, toccando con le mie papille la bontà del progetto. Si trova a Pelago, vicino Firenze, ed è in pratica la prima distilleria italiana interamente dedicata al gin. Un fatto eccezionale che spiega molte cose, a mio parere.  L’alambicco è stato realizzato dalla Green Engineering di Colle Vla d’Elsa (dunque made in Tuscany), ed è in pratica una versione in miniatura dello storico Carter Head.

L’aspetto più intrigante è l’utilizzo di botaniche locali, a partire ovviamente dal ginepro (non tutti sanno che quelli toscani e umbri sono i più utilizzato dall’industria mondiale del gin). Quattordici in tutto, con l’iris in bella evidenza (tributo a Firenze e al suo simbolo), per poi passare a scorza di bergamotto fresca, di limone essiccato, bacche di rosa, fiori di lavanda e rosmarino, radice di angelica, coriandolo e mandorle amare. Tutte provenienti da micro-produttori locali che lavorano in biologico.     

Ma com’è questo nuovo gin fiorentino? A me pare davvero eccellente. Elegante, floreale nei profumi, esprime l’intensità delle botaniche senza eccessi, in modo puro e raffinato. La bocca non è da meno: cremosa e morbida in ingresso, mai scorbutica o crespa sul piano alcolico, lascia un sapore gradevole, coerente e lunghissimo. Ottimo miscelato, mi piace da matti anche liscio. 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.