Full Immersion Campania #1 | Provincia di Caserta

Full Immersion Campania #1 | Provincia di Caserta

Al via la Full Immersion Campania, viaggio in 7 tappe tra territori, varietà e vini della regione allestito con l’infaticabile Claudio Celio per gli insaziabili bevitori del gruppo Degustazioni dal Basso.
A seguire il racconto della prima serata, tutta dedicata alla provincia di Caserta: mappe sintetiche disegnate con le parole chiave condivise dai partecipanti sui 14 assaggi, divisi in 5 batterie tematiche. Modalità “flusso di incoscienza”.

Batteria 1 | Bianchi dell’Agro Aversano e di Roccamonfina

1. Asprinio di Aversa Vite Maritata 2015 – I Borboni

L’asprinio esattamente come lo leggi sui libri: limone, limone, limone, slanciato e salino senza eccessive crudezze, anche grazie all’annata calda.

2. Roccamonfina Fiano Zagreo 2014 – I Cacciagalli

Più “wild” e maturo, meno nitido e dinamico di altre volte (link e link): bottiglia non fortunata, forse, oppure è semplicemente il momento di berlo.

Batteria 2 | Colli del Medio Volturno – Pallagrello Bianco

3. Terre del Volturno Pallagrello Bianco Caiatì 2015 – Alois

Nespola, spezie, erbe secche, sapore e glicerina senza rinunciare ai contrasti agrumati: manca forse la scintilla, ma si conferma il più “appenninico” dei Pallagrello Bianco (link).

4. Terre del Volturno Pallagrello Bianco 2015 – Viticoltori del Casavecchia

Solare ma fragrante, bel sottofondo terroso, grande facilità di beva: ideale compromesso tra le doti linfatiche e polpose tipiche del vitigno casertano (link)

5. Terre del Volturno Pallagrello Bianco Riccio Bianco 2010 – Alepa

Mi ripeto (link): per molti versi la cosa più simile ad un Rodano Bianco che si possa incontrare in Campania. Non si è mosso di una virgola rispetto all’uscita, a dir poco convincente e fedele nel suo stile dichiaratamente “orizzontale”.

Batteria 3 | Colli del Medio Volturno – Casavecchia

6. Terre del Volturno Casavecchia Lautonis 2013 – Il Verro

Frutti rossi, balsami, spezie dolci, corpo medio-leggero, sviluppo lineare, ma un po’ troppo imbrigliato nel corredo tannico.

7. Terre del Volturno Casavecchia Prea 2013 – Viticoltori del Casavecchia

Frutto cupo, pan di stelle, caffè, contributo del rovere in primo piano anche nella chiusura polverosa e tostata: peccato, pensando a versioni decisamente più ariose e rilassate.

8. Terre del Volturno Casavecchia Centomoggia 2013 – Terre del Principe

Vino sulla carta più “moderno” dei compagni di batteria e che invece risalta per vivacità varietale e misura estrattiva.

Batteria 4 | Roccamonfina e Colli del Medio Volturno– Pallagrello Nero

 

9. Roccamonfina Rosso Sphaeranera 2013 – I Cacciagalli

Divide la platea, e non è certo una sorpresa (link): io mi schiero tra gli entusiasti per la grazia floreale e la leggiadria saporosa del sorso.

10. Terre del Volturno Rosso Sabbie di Sopra il Bosco 2012 – Nanni Copè

Come di consueto gli ci vuole un po’ per mettersi in moto al naso, tutto sugli umori terrosi e silvestri. Subito leggibile nell’impianto gustativo, viceversa: vigore iodato, coesione tannica, ulteriori margini di crescita in bottiglia.

11. Terre del Volturno Pallagrello Nero 2008 – Crapareccia

Non certo lo stereotipo del vino grammaticalmente inappuntabile, ma che bella qualità di succo e spensieratezza di beva per un rosso di questo “peso”. Sempre più coup de coeur (link).

Batteria 5 | Rossi dell’Alto Casertano – Falerno del Massico e Roccamonfina

12. Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 2010 – Masseria Felicia

Non lo riassaggiavo da un po’, lo ritrovo in piena forma: cesellato, armonico, saporito. Citando l’amico Alessio Pietrobattista (link): «La bocca non è mai stata forse così misurata nell’apporto tannico, già godibile e succosa, quasi un anno zero per un vino che in passato aveva sempre richiesto molta pazienza per districarsi dalla matassa estrattiva imponente, a volte fin troppo ruvida in gioventù». Proprio così.

13. Falerno del Massico Rosso Rampaniuci 2007 – Migliozzi

Quasi scarico per essere un aglianico (con saldo di primitivo e piedirosso): frutto dolce e carezzevole, scheletro saldo, solo la scalpitante alcolicità gli toglie qualcosa in chiusura.

14. Roccamonfina Rosso Terra di Lavoro 2011 – Galardi

Sembra scontare oltremodo l’annata torrida, tanto al naso (confettura, catrame, tocchi vegetali), quanto nel sorso largo e disidratato.

Ricapitolando…

* Viva l’Asprinio, non solo come curiosità archeoletteraria
* Va bene Roccamonfina, Caianello e Teano, ma quelli restano prima di tutto vini de I Cacciagalli
* Lasciamo perdere i confronti con Falanghina, Fiano e Greco se ci vien voglia di approfondire il mondo Pallagrello Bianco
* Il Casavecchia ci sta simpatico, ma che fatica corrergli dietro quando si imbufalisce aromaticamente e tannicamente
* Sì, la parola eleganza si può e si deve usare per la Campania rossista, specie se ci sono di mezzo i migliori Pallagrello Nero
* Bello il Falerno degli imperatori, ma scavando scavando pure quello del 2000 ce l’ha eccome qualcosa di interessante da dire

Foto: Francesco Petroli
 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.