Flavien Nowack | Lo Champagne monorigine

Flavien Nowack | Lo Champagne monorigine

La Champagne è piena di nomi che non suonano esattamente francesi.

Krug, Bollinger, Deutz, Heidsieck e altri grandi marchi tradiscono l’origini teutonica dei fondatori, arrivati nella regione come dipendenti e divenuti artefici di imprese mirabolanti che ne portano il nome.
 
La storia di Jean-Baptiste Nowack non è dissimile: giunto dalla Boemia a fine ‘700, mette radici sulla riva destra della Valle della Marna, nei pressi del piccolo villaggio di Vandières, costruendo le basi per il futuro vitivinicolo della sua famiglia; che arriva alla produzione di Champagne per gradi, tra esperimenti casalinghi e attività imprenditoriali legate ai laterizi, prima di divampare definitivamente.
 
Qualche giorno fa, durante Modena Champagne Experince, ho avuto l’occasione di conoscere personalmente Flavien Nowack, rampollo della casa, e di assaggiare i suoi vini.
 
A dirla tutta, Flavien coltiva solo una piccola parte delle vigne di proprietà (circa 3 ettari, bio dal 2016) e vinifica personalmente le uve che raccoglie. Insomma, il suo stile è piuttosto originale e si discosta da quello del resto della famiglia. Le sue esperienze passate non si sono limitate alle sole cantine della regione: il ragazzo ha viaggiato e bene, tanto che il curriculum brilla per un soggiorno di lavoro dal mitico Coche Dury a Mersault.
 
Flavien crede molto nella produzione di Champagne monovarietali, a partire da vinificazioni separate di uve raccolte in parcelle distinte.
 
Pinot meunier, chardonnay e pinot noir danno vita a etichette differenti e alcuni vini sono avviati dai soli lieviti indigeni, compresa la fase della seconda fermentazione in bottiglia.   
 
Tra gli Champagne della maison segnalo il lieu – dit Chatillon-sur-Marne, meunier in purezza tirato in sole 400 bottiglie, e il meno raro (si fa per dire) La Tuilerie (intorno alle 2 mila bocce).
 
Le uve chardonnay che lo compongono provengono da una parcella del comune di Vandières esposta a sud – ovest, caratterizzata da suoli calcareo – sabbiosi su marne fini. L’uso di piccoli fusti di rovere dona intensità e pienezza a un vino comunque verticale, vivo, trascinante negli aromi e nel sorso. Ci tornerò sopra sicuramente.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.