Aggiornamento Bianchi campani 2016 | Rocca del Principe e Pietracupa

Aggiornamento Bianchi campani 2016 | Rocca del Principe e Pietracupa

Burrasche, nubifragi, autunno. E logicamente torniamo a parlare di bianchi (campani).

Mi tocca purtroppo ripetermi: la domanda di Fiano, Greco, Falanghina e compagnia cala bruscamente proprio quando sarebbe il primo momento davvero “giusto” per assaggiarli e farsi un’idea sensata sull’ultima vendemmia. Anzi la penultima, dato che la raccolta 2017 è pienamente in corso già da qualche settimana.

«Annata a dir poco complicata dal punto di vista quantitativo (-20% circa di produzione rispetto alla precedente), condizionata dalle gelate di fine aprile e dal meteo capriccioso di fine estate e inizio autunno. Più azzardato che mai generalizzare, tuttavia, dato che l’incidenza delle brinate primaverili e delle piogge autunnali non è stata la medesima dappertutto. Millesimo decisamente eterogeneo, dunque, da seguire con attenzione nei prossimi mesi zona per zona, varietà per varietà, stile per stile. Testarli adesso ha poco senso, ma i più promettenti appaiono dotati di energia e slancio».

Le impressioni sulla 2016 ricavate lo scorso aprile nei giorni di Campania Stories (link) sostanzialmente si confermano. La forbice tra le migliori riuscite e il gruppone sembra più ampia del solito, un po’ com’era accaduto nella 2014, e chi vuole mettere da parte qualche bottiglia da stappare con pazienza non può certo pescare a casaccio.

C’è da dribblare una serie di vini fin troppo scarni e taglienti, insieme a quelli in apparenza più ricchi ed equilibrati, ma zavorrati dalla confezione in dinamica espressiva e di beva. Non sono pochi. Rovescio della medaglia: in annate così gli interpreti più ispirati fanno la differenza, di solito. E infatti la vendemmia 2016 al suo meglio in Campania plasma bianchi di stupefacente vigore, profondità e prospettiva.

In attesa di completare le ricognizioni di fine estate, ecco una coppia ideale per sintetizzare il concetto. E’ forse un caso che si tratti di due “anteprime” non ancora commercializzate?

Rocca del Principe | Fiano di Avellino 2016

La famiglia Fabrizio-Zarrella è sempre più tra i leader del comprensorio irpino, non da oggi. La nuova uscita farà gioire chi ne apprezza lo stile quasi “teutonico”, che risalta doppiamente in un millesimo come il 2016.
Timbriche primaverili a gogò (erba falciata, fiori di campo, polline), controcanto più dolce di delizia al limone e uva spina, sottofondo gessoso: è fiano di Lapio in tutto e per tutto con le sue suggestioni bianco-giallo-verdi.
Acuminato e scalpitante come ce l’attendiamo, la vera “sorpresa” viene dalla rilevante polpa fruttata a supporto del sorso, letteralmente salato in ogni goccia.

Gaetano, nuovo enologo consulente di Pietracupa

Pietracupa | Greco di Tufo 2016

Se non è la migliore versione dal 2010 a questa parte, poco ci manca. Del resto Sabino Loffredo ha più volte esplicitato la sua predilezione per annate così, dove la sfida è tirar fuori grandi bianchi da invecchiamento partendo da uve a bassa gradazione zuccherina e acidità in doppia cifra.
In teoria dovremmo trovarci davanti ad una specie di limonata per bevitori all’ultimo stadio, la prova pratica dice un’altra cosa. Il profilo espressivo è naturalmente nordico e verticale, ma la bocca è quella di un Greco completo: saturante negli apporti rocciosi e marini, in questa fase appare un gradino sopra al Fiano pari annata (anch’esso da seguire nel tempo) proprio per la superiore potenza gustativa.
Unico neo: circa il 30% di produzione in meno rispetto alla 2015.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.