Ricognizioni 2017 | Pillole di Abruzzo

Ricognizioni 2017 | Pillole di Abruzzo

Anche qui niente spoiler sui singoli assaggi. Per quelli, come detto, ci tocca attendere l’uscita dell’edizione n° 31 di Vini d’Italia Gambero Rosso, prevista per metà ottobre.

Ma qualche considerazione a latere della ricognizione abruzzese ce la concediamo, dato che poi sarà tutto un copiaincolla di liste. E rimarrà come al solito poco spazio per ragionare sul quadro generale: le zone, le varietà, le annate, e quanto renderebbe ancora significativo e funzionale all’approfondimento lo strumento Guida, ben oltre la ridda di premiati ed esclusi.

Mi sembra di aver capito, ad esempio:

– che la 2016 si conferma, gelate e quantità a parte, una vendemmia molto positiva per i bianchi italiani. In Abruzzo vale soprattutto per i Pecorino, mediamente più coesi e pimpanti in rapporto ai rispettivi 2015. Là dove per i Trebbiano siamo probabilmente un gradino sotto per vigore e complessità, nel confronto con l’annata precedente;

– che in ogni caso arriva dalla 2015, Valentini a parte, il poker di bianchi abruzzesi a cui fare assolutamente posto in cantina. Un paio di questi, magari, si recuperano qui: link;

– che QUEL Trebbiano 2013 vestito di giallo, appunto, promette grandi cose soprattutto in prospettiva. Perfino più duro, infiltrante e longilineo rispetto a come si presentava il 2010 nella stessa fase, con una classe minerale che ricorda per altri versi il 2007, ma con maggior nitidezza. Non esattamente due versioni minori nella storia recente della famiglia Valentini, come metro di paragone;

– che non c’è un millesimo specifico di riferimento, invece, per i rossi da Montepulciano. Il gruppo più numeroso è rappresentato dai 2015, ma tra le nuove uscite ci sono un po’ di 2016 e pure qualche 2007, con tutti gli altri in mezzo. E una sintesi basata sull’annata diventa ovviamente più complicata;

– che si tratta tuttavia di una tendenza ricorrente in altre aree blasonate del centro-sud. Montefalco, Taburno, Taurasi, Vulture, Salento, Cirò, in parte Romagna, Nobile, Etna. Succede molto meno a Montalcino, Bolgheri o nelle Langhe: viene dunque da pensare che non sia solo una scelta produttiva slegata dagli andamenti commerciali;

– che, a proposito di indicazioni del mercato, il progressivo ingrossamento delle batterie a tema Cerasuolo segnala un ritrovato (o sarebbe meglio dire inedito?) interesse per il più rosso dei Rosati. Quantomeno ce lo auguriamo, perché si contano sulle dita di una mano i distretti europei capaci di esprimersi su livelli così alti per valore medio e vette assolute

– che dopo la già fortunata 2015, anche nella 2016 gli amanti della tipologia potranno fare abbondante scorta, pescando bene peraltro un po’ da tutti i principali comprensori abruzzesi. Ce ne vengono in mente almeno una quindicina di Cerasuolo golosi, vitaminici, completi, realmente adatti ad ogni occasione di consumo, dalla merenda al dopocena, e non vediamo l’ora di raccontarveli con maggiori dettagli.

Crediti foto di apertura: enoitaca.blogspot.it

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.