Ci manca, Professor Dubourdieu

Ci manca, Professor Dubourdieu

Esattamente un anno fa ci lasciava il professor Denis Dubourdieu, una delle persone più interessanti e competenti che ho avuto la fortuna di conoscere da scribacchino del vino.

Ricordo diversi aneddoti ma un’intervista realizzata per WineNews resterà per sempre impressa nella memoria. Erano i primi anni Duemila, il vino e i produttori italiani si affrettavano a cambiare linguaggio, prima che stile, sostituendo termini come concentratore e osmosi inversa con altri decisamente più à la page. E’ il momento in cui la parola terroir entra nella bocca di tutti, da Serralunga all’agropontino.

Si cominciava, inoltre, a mettere in discussione il modello dominante degli ultimi anni; quella sorta di illuminismo enologico che aveva privilegiato la tecnica e la tecnologia, facendo emergere con forza la figura dell’enologo, alle questioni più squisitamente culturali.

Si affacciava sulla scena anche una certa idea di tradizione, vera o presunta, che pareva fino al giorno prima qualcosa di cui vergognarsi e superare, per non dire delle velleità non – interventiste che avrebbero di lì a poco spalancato le porte al così detto vino naturale.

Ecco perché quell’intervista di Dubourdieu fu scioccante, almeno per uno alle prime armi come il sottoscritto.

AB: Professore, che cos’è per lei il terroir?  

DD: Molto semplice, un limite che l’uomo può decidere di superare. Pensi allo Champagne o al Sautermes.

Boom!

Dubourdieu contro il francesissimo concetto di terroir, dunque? Nemmeno per sogno. Aveva però capito che serviva una provocazione forte, in quel momento, perché la deriva che escludeva l’uomo e la scienza dal processo di produzione stava diventando pericolosa. Con quella frase voleva semplicemente riportare equilibrio nel dibattito, rimettendo al centro la figura più importante.

Una questione che all’epoca era ancora marginale e che oggi appare invece centrale. Per affrontarla al meglio, uno come Dubourdieu avrebbe fatto decisamente comodo.

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.