Marco Merli | Paura e delirio a Casa del Diavolo

Marco Merli | Paura e delirio a Casa del Diavolo

Non tutti sanno che il regista Terry Gilliam, quello di Paura e delirio a Las Vegas, Brazil e L'esercito delle 12 scimmie, possiede una casa in Umbria.

Ancor meno quelli che conoscono la sua passione per i nomi più curiosi dei paesini della regione. Avete capito bene, il buon Terry perde letteralmente la testa di fronte a perle tipo Strozzacapponi, Schifanoia o Casa del Diavolo. Tanto per citarne alcune.  

Proprio Casa del Diavolo, anello fondamentale della così detta Cintura Rossa, un gruppo di paesi a nord di Perugia dove il socialismo reale è esistito davvero, sta diventando noto agli appassionati più incalliti di vini naturali. Un posto che si conferma buono per le rivoluzioni, evidentemente.

Il merito, o la colpa, è di Marco Merli, giovane vigneron che sui colli di Devil’s House ha costruito il suo progetto. Tra i più consapevoli e organici del movimento umbro, a me pare. I suoi vini non cercano strade facili né battimani spensierati; sono al contrario molto personali e in certi casi orgogliosamente naïf. Non sempre perfettamente a fuoco, a volte difettano di un pizzico di costanza, ma certo sono tutto fuorché fasulli o furbetti. Non li consiglierei a chiunque ma di sicuro a quelli che cercano sapori schietti, fuori dalle convenzioni, e che magari hanno voglia di prendersi qualche piccolo rischio.

Diverse le etichette prodotte. Con alcune ho perso il filo, con altre l’ho ritrovato. Ne consiglio una d’istinto: il rosso Tristo 2016. E’ fatto con sangiovese, quindi merlot e cabernet, ma potrebbe essere tranquillamente un gamay del Beaujolais.

La macerazione carbonica di 9 giorni a grappolo intero gli dona un piglio fruttato gioioso e qualche lampo balsamico. Dopo la pigiatura fermenta e affina in botti di cemento, ha sorso spedito e fragrante, molto godibile ma affatto sfuggente. Ideale in questa stagione (mentre alcuni dei suoi bianchi macerati sono decisamente più autunnali) mi piace berlo a temperatura di cantina, e comunque non oltre i 16° C.

A dispetto del nome, un vino proprio buono.      

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.