Campania Stories 2017 | La sintesi

Campania Stories 2017 | La sintesi

L’edizione 2017 di Campania Stories (link) si conclude oggi con le sessioni aperte al pubblico, ma è sicuramente già possibile un primo bilancio.

Come l’anno scorso (link e link), nelle prossime settimane proverò ad organizzare gli assaggi più convincenti in una specie di “carta” dei bianchi e rossi campani. Qualche considerazione a latere, nel frattempo.

Napoli. In tutta la sua meravigliosa follia, si conferma il miglior luogo pensabile per qualunque appuntamento riguardi l’intera regione. Capitale vera, anche per le faccende enoiche. E diciamo la verità: i vini sono oggettivamente più buoni se testati nel complesso monumentale Donnaregina *, pieno centro storico, un po’ di gotico qua, un po’ di barocco là, e bellezza non stereotipata in ogni dove.

Bianchi-Rossi 3-1. C’è poco da fare: i bianchi sono decisamente più interessanti dei rossi in Campania, quantomeno come livello medio e varietà di offerta. Ma rispetto alle ultime ricognizioni, qualche passo in avanti si intravede sul fronte aglianico e dintorni: c’è almeno il gol della bandiera, o forse dell’illusione, tipo Insigne al Bernabeu.

Le annate. Non è come alle Anteprime Toscane o a Grandi Langhe: a Campania Stories si assaggiano vini di almeno 6-7 annate, per cui focus specifici hanno meno senso che altrove. Detto questo: per i bianchi la 2016 non sembra affatto male e la 2015 si conferma molto nelle mie corde. In entrambi i casi guidano il gruppo i Fiano irpini: quelli di statura internazionale restano più o meno sempre gli stessi, ma nella fascia buono-ottimo c’è un bel po’ da pescare. A Taurasi la 2012, pur non entusiasmante, appare nettamente più favorevole rispetto alla matura ed accaldata 2011.

“Il” Bianco. E però se devo sceglierne uno e uno solo da portarmi via dalla rassegna, vado a Bacoli, Campi Flegrei: la Falanghina Cruna deLago 2014 de La Sibilla è un gioiellino, a maggior ragione se consideriamo il complicato millesimo. L’amico Mauro Seneca Erro ne ha già parlato qui: link.

“Il” Rosso. Dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, e arrivo a Pozzuoli a prendermi anche il promemoria in rosso: Campi Flegrei di nuovo, 2013 di Contrada Salandra. Da fan quasi acritico della sua Falanghina, mai mi aveva colpito così tanto il Piedirosso di Peppino Fortunato. Servitelo alla cieca e divertitevi: ne sentirete delle belle. Facciamo comunque che me ne concedete un secondo da scegliere: il vitaminico Taurasi 2008 di Perillo non deve mancare nella verticale.

La cantina. Una su tutte, considerando il valore complessivo dell’intera gamma presentata a Campania Stories: Villa Raiano. Otto vini, ciascuno ben al di sopra del livello medio espresso dalle rispettive denominazioni, senza rinunciare a punte più ambiziose come il notevolissimo Fiano di Avellino Alimata 2014.

Casebianche joker. Il jolly campano si nasconde a Torchiara, Alto Cilento, e ha i lineamenti delle gioiose etichette firmate da Pasquale Mitrano ed Elisabetta Iuorio, alias Casebianche. La Matta, Il Fric, Pashkà: nessun’altra cantina della regione sta facendo così bene su Spumanti e Frizzanti, mettendo peraltro d’accordo critica e pubblico.

La rivelazione. Da tempo non mi capitava di palpitare non per uno, ma ben due Pallagrello Bianco. Una rondine non fa primavera, forse, ma mi piace pensare che sulle Colline Caiatine si stia trovando finalmente una strada per valorizzare una delle poche cultivar campane che non può geneticamente giocarsi la partita su sottigliezze e verticalità. Ne riparliamo meglio nell’apposito post, intanto segnatevi: Viticoltori del Casavecchia e Caiatì Alois 2015.

La novità. Anche in questa edizione non sono mancati nomi nuovi e realtà esordienti. Tra la decina di aziende che assaggio per la prima volta, mi pare possa valere la pena di seguire gli sviluppi produttivi di Mario Portolano. Sì, ancora Campi Flegrei: è il suo momento di gloria, lungamente atteso e pienamente meritato.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.