Piemontese buono e Cortese

Piemontese buono e Cortese

"Ehilà, vecchio mio, fatti abbracciare. E’ sempre bello incontrare qualcuno che produce dei Bourgogne che si possono anche comprare".

L’ultima volta che ho incontrato Claude Maréchal è andata più o meno così. Un gesto istintivo, uno slancio d’entusiasmo immediato per un vignaiolo che fa vini buoni e approcciabili. In effetti lui non è sembrato così contento della mia espressione e tantomeno la moglie Catherine. Ma questa è un’altra storia.

La tiritera è sempre quella: i grandi vini blasonati sono diventati affare per pochi e le speculazioni raggiungono livelli incredibili, tanto da costringere i più a spostarsi verso regioni meno battute. Come Maréchal insegna, tuttavia, a volte ci si può accomodare anche nei salotti buoni. Magari non al centro ma in qualche postazione laterale comunque comoda (a Savigny – lès – Beaune, per dire).

In Italia può andare ancora meglio. Capita, ad esempio, di bere un grande Barbaresco al prezzo di un village. Gli appassionati li conoscono bene ma se non vi sono mai capitati a tiro vi consiglio i vini Giuseppe Cortese.

Ha gran parte delle vigne a nebbiolo sul versante del Rabajà da cui tira fuori dei Barbaresco sopraffini, esempio di purezza e golosa austerità, se mi si concede l’accostamento.

Certo la Riserva, che discorsi, ma anche il Barbaresco Rabajà "annata" è un gioiello che viene voglia di stappare sempre. Il 2013 è una delizia. Il 2014 in uscita tiene botta e conferma lo stato di grazia della casa; in più si portano via, in enoteca, a poco più di 30 euro. Guardando i prezzi che girano, un ottimo affare.    
 

   

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.