Ritorno a Vallerana Alta

Ritorno a Vallerana Alta

Sépase que lo hago con una mezcla de alegría y dolor”. Ho sentito mio, anche se per tutt’altra questione, il celebre passaggio della carta de despedida del Che a Fidel Castro.

Per Guevara i sentimenti intrecciati e contrastanti dell’addio a Cuba, per me uno starno groviglio interiore sulla via del ritorno a Vallerana Alta.

Ho pensato spesso, in questi anni, a quella collina di terra rossa. Alle vecchie piante di ciliegiolo che resistono con tenacia, almeno quanto i loro custodi Corrado e Aristeo. Ad Antonio Camillo che ha avuto l’intuizione, la sensibilità e la bravura di farci dei vini buoni, capaci di dire qualcosa. Gentili come il loro artefice, che non hanno bisogno di strillare per farsi ascoltare, capire, riconoscere, amare. Che hanno traballato nel mare in tempesta ma che paiono di nuovo al sicuro, nel nuovo porto.

Un misto di allegria e dolore. Perché la mia prima volta era stata speciale. A Vallerana Alta mi ci aveva portato Simone Morosi in una mattina assolata che non dimenticherò mai. Sono sicuro che c’era anche stavolta, in qualche modo.

Avanti. La vigna prima di tutto; impossibile fare vini così, altrimenti.

 

 

Vini come? Non sono sicuro di saper trovare le parole. Forse non ce n'è bisogno e magari è proprio questo il segreto. Non servono mediazioni davanti alle bottiglie di Antonio Camillo. Alla larga sacerdoti, profeti e cantastorie delle verità assolute. Una specie di livella. Vini che mettono sullo stesso piano chiunque ne beva un sorso.

Vini nudi, in un certo senso, incapaci di mentire o camuffarsi. Nel bene e nel male. L’assaggio di tutte le annate di Vallerana Alta prodotte pare dire soprattutto questo. Un 2008 ancorato a progetti passati, non del tutto libero da un vestito cucito per qualcun altro. Un 2009 autunnale e consolatorio e un 2010 gioioso come un bambino a ricreazione. Sincero nella sua stanchezza il 2011, a un passo dal tracollo. Sorprendente il ’12, scintillante il 2013 (forse il migliore), tutt’altro che remissivo il ’14.

La strada maestra è imboccata. La gioia sovrasta il dolore.   

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.