Pillole di Wine Club #17 | Doppia Verticale Serpico e Terra di Lavoro

Pillole di Wine Club #17 | Doppia Verticale Serpico e Terra di Lavoro

Settima serata del calendario 2016/2017 per la cellula campana del Tipicamente Wine Club, incentrata sulla doppia verticale di Serpico (Feudi di San Gregorio) e Terra di Lavoro (Fontana Galardi).

Ancora “Supercampani”, dopo le retrospettive dell’anno scorso dedicate a Montevetrano * e Patrimo *. L’unico modo possibile per abbozzare una risposta sensata alla solita domanda di fondo: cosa resta degli anni ’90, dentro e fuori il bicchiere? Solo il tempo aiuta ad inquadrare la reale dimensione dei tanti “vini evento” (come li definisce Baricco nel suo saggio “I Barbari”) nati in quel periodo sull’onda del successo del modello bordolese. Nuove etichette quasi sempre proposte, come già accaduto in Toscana, al di fuori dalle denominazioni classiche, per esplorare un’idea decisamente moderna del “rosso importante”.

Come sappiamo, i “super” prodotti da varietà internazionali rappresentano vere e proprie eccezioni in Campania, mentre la stragrande maggioranza delle aziende ha puntato sull’aglianico. In purezza, come nel caso di Vigna Camarato (Villa Matilde), Salae Domini (Caggiano), Naima (De Conciliis), Bue Apis (Cantina del Taburno); con piccoli contributi di altre varietà (piedirosso in testa), come inizialmente per Cenito (Maffini) e Naturalis Historia (Mastroberardino), oppure Don Generoso (Di Meo), Quarto di Sole (Grotta del Sole), Orazio (Fontanavecchia), Gladius (Adolfo Spada), eccetera. 

ultima batteria

Terra di Lavoro e Serpico appartengono alla “prima ondata”: 1994 il debutto per la creatura di Galardi, 1995 per il super Aglianico di Feudi di San Gregorio. Entrambi accolti fin da subito con entusiasmo dalla critica specializzata, godono a tutt’oggi di reputazione e prestigio su mercati internazionali, specie di cultura angloassone. Discorso che vale soprattutto per il Terra di Lavoro, che è stato per molti versi il primo rosso “speculativo” della storia regionale. Esordì con meno di 1.000 bottiglie e per quasi un decennio la tiratura si mantenne su numeri da garage, favorendo ricarichi multipli presso i clienti che riuscivano ad accaparrarsi qualche assegnazione.

Magari non se ne parla più come prima, a differenza di qualche tempo fa non sono presenze fisse nelle liste dei premi, ma all’estero continuano ad andar forte. La nostra doppia verticale ne illustra alcune ragioni: chi si aspetta potenza meridionale dall’aglianico, in questi vini indubbiamente la trova. A volte dimentichiamo infatti che il mantra del “nebbiolo del sud” è tutto interno ad una ristretta nicchia italica. E che molti appassionati stranieri conoscono poco le espressioni più “nordiche” e scarnificate del vitigno, spesso da cercare in vecchi millesimi.

tdl 05

Terra di Lavoro e Serpico parlano una lingua comprensibile al bevitore di Napoli e a quello di New York, e non è certo una dote da sottovalutare. Giocano dichiaratamente la partita della maturità fruttata e della forza estrattiva, conservando integrità e fittezza strutturale nell’invecchiamento. Autoctoni per composizione ampelografica ma “bordolesi” per indole tecnica, appunto, e gli estimatori per queste tipologie non mancano, anche oggi che le tendenze stilistiche in voga sembrano di segno opposto.

Personalmente non ho problemi ad ammettere di averli marcati stretti in passato, quasi con trasporto da “fan”, per poi lasciarli un po’ da parte e orientare le risorse su espressioni del vitigno sud-appenninico piuttosto diverse. La doppia retrospettiva non alimenta granché i rimpianti, onestamente: poche le bottiglie davvero deludenti, ma non sono proprio i miei vini allo stato attuale. Le migliori versioni, tuttavia, hanno il merito di tenere aperta la domanda iniziale: quando la prestanza materica è messa al servizio di ampiezza aromatica e qualità di sapore, si rivelano interpretazioni in grado di soddisfare a pieno perfino i palati meno predisposti.

Non sono mancate, insomma, le stappature capaci di mettere d’accordo l’intera tavolata. Allora vi lascio, come di consueto, con qualche impressione sugli assaggi più convincenti.

tdl 99

Terra di Lavoro 2005

Lo ricordavo come uno dei più eleganti di sempre e il riassaggio non tradisce: erbe balsamiche, resine, agrumi, spezie piccanti, il naso si apre arioso e sfaccettato, senza eccessi fumé. Sobria e composta anche la bocca, più austera che estrattiva, dal lungo finale terroso e silvestre. Momento ideale per stapparlo.

Terra di Lavoro 1999

La bottiglia della serata per acclamazione (o quasi). Piuttosto diverso dai “fratelli” fin dal granato quasi trasparente, svela un’insospettabile anima femminile nel gioco di ginger e arancia, petali di rose ed essenze orientali. Coniuga dolcezza e leggerezza, senza rinunciare ai contrappunti: proprio la trama soffice e succosa fa la differenza, rendendolo facilissimo da bere. Una delizia. 

Serpico 1999

Possente ma sfumato, è senza dubbio il Serpico più mobile e risolto della batteria. Erbe secche, mentuccia, frutto nero polposo, dà il suo meglio nel sorso energico e al contempo rilassato: pienamente integro, può essere bevuto adesso ma anche atteso per un altro lustro almeno.

serata9

Tipicamente Wine Club 2016/2017 – Prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento del Tipicamente Wine Club è in programma Lunedì 20 Marzo, con la Doppia Orizzontale Greco di Tufo 2005-2006 (assaggio alla cieca di 16 vini, 10 Greco del 2005 e 6 del 2006).
N.B. degustazione riservata in via prioritaria ai "fedelissimi" del programma 2016/2017.

Qui il calendario completo delle degustazioni: link.

Pillole di Wine Club #11 | Verdicchio: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #12 | Nebbiolo e Alto Piemonte: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #13 | Orizzontale Barolo 2004
Pillole di Wine Club #14 | Aglianico del Vulture: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #15 | Doppia Orizzontale Taurasi 2003-2004
Pillole di Wine Club #16 | Brunello di Montalcino: zone, stili, interpreti


 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.