Tris d'assi per il Sagrantino 2013

Tris d’assi per il Sagrantino 2013

Lo dicevamo qualche tempo fa: pare sempre più difficile trovare giudizi unanimi sulle annate dei vini e su quali siano quelle veramente “grandi”.

A parte la facile gara a sbeffeggiare le stelle dei consorzi, si inaspriscono le querelle tra gli addetti ai lavori che non vedono l’ora di sottolineare quanto le opinioni degli altri siano sballate e le proprie attendibili. E’ la storia del soggetto che ruba la scena all’oggetto della conversazione, di una certa frammentazione critica e di alcuni paradigmi in evidente via di ridefinizione.

Le anteprime alle spalle paiono confermare il trend, anche se qui mi soffermerò solo sui Sagrantino.

Il millesimo 2012, a Montefalco, mi aveva lasciato perplesso. Vini cupi, poco dettagliati, privi di slancio, alcolici e ingarbugliati sul tannino. Il 2013 sembra senz’altro meglio, anche se l’andamento ha fatto tribolare non poco i vignaioli (per la cronaca, entrambi hanno avuto 4 Stelle dal Consorzio).

Ad una primavera decisamente bagnata è seguita un’estate nella norma, senza picchi di calore, mentre la vendemmia ha visto alternare periodi asciutti a qualche temporale. Nel complesso un’annata scarsa sul piano della quantità, da incasellare accanto a quelle fresche, senza particolari eccessi alcolici. Cosette che da queste parti hanno una certa rilevanza.

La mia personale sensazione è che la forbice tra i vini sia comunque ampia: chi ha lavorato bene in vigna, interpretando i caratteri del millesimo, ha fatto cose egregie. Gli altri un po’ meno. I vini nel complesso hanno un buon equilibrio, anche se ho qualche dubbio sui “tannini morbidi” annunciati dai tecnici.

Altre banalità prima di chiudere:

– Non tutte le cantine partecipano all’anteprima, dunque per un quadro più preciso bisognerà aspettare.

– Le anteprime necessitano sempre di qualche piccolo atto di fede, se non della sfera di cristallo. Quella del Sagrantino anche di speciali superpoteri, essendo un vino molto bisognoso di tempo per distendersi.

– I campioni da botte complicano la faccenda, rendendo poco serio un giudizio definitivo.

Ed ora tre vini su cui si può già scommettere, avendo la ragionevole certezza di vincere la posta in palio. Ad un’incollatura ce ne sono altri, ovviamente, ma la segnalazione di questi tre è convinta: sono big e sono usciti con l’autorevolezza che gli si richiede. Cosa apparentemente scontata ma non così comune come si crede.

 

Caprai

Arnaldo Caprai – Montefalco Sagrantino 25 Anni 2013  

Era da tempo che non sentivo un 25 Anni così convincente ed equilibrato, almeno in questa fase. Ha intensità e struttura, ovviamente, ma in un contesto ben dosato, proporzionato, di raffinata capacità estrattiva.

 

Tabarrini

 

Tabarrini – Montefalco Sagrantino Campo alla Cerqua 2013

Tra i più buoni di tutta la degustazione. Versione di grazia per l’etichetta di casa Tabarrini che preferisco. Vino elegante, profondo, di grande succo e sapore.

Antonelli

 

Antonelli – Montefalco Sagrantino 2013

C’è ancora una nota tostata da riassorbire ma in prospettiva è vino splendido. Saporito, quasi salato in bocca, ha tannino mai fine a sé stesso, sempre integrato ad un frutto gustoso e accattivante.

 

Good vibes anche da: Bocale, Bellafonte, Colsanto, Scacciadiavoli, Castelbuono, Romanelli, Pardi, Tudernum, Tabarrini Colle Grimaldesco.

Questo per ora. Col Sagrantino tempo e bottiglia possono cambiare molte cose.   

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.