M&M

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Non ho avuto tempo di scriverne subito, per una volta meglio così. Il valzer delle anteprime e gli assaggi collettivi dei Chianti Classico hanno messo a fuoco le annate, schiarendo il campo e fissando con maggior precisione i vini di M&M (Monteraponi e Montevertine) assaggiati al Four Season di Firenze in una giornata da ricordare.

Ho accostato spesso, d’istinto, nell’enomappa che ogni assaggiatore disegna, i vini di queste due cantine, ben prima di sapere dell’amicizia tra i produttori. Storie e date diverse, il fazzoletto di Radda ricamato da angoli praticamente opposti, suoli e altitudini peculiari. Eppure un approccio, un’idea di vino e un modo di intendere il lavoro di vigneron (spigoli compresi)  capace di accomunare le opere di Martino Manetti e Michele Braganti.

Ecco perché è stato bello mettere fianco a fianco le nuove annate delle loro bottiglie.

 

Martino Manetti e Michele Braganti

 

Monteraponi, Chianti Classico 2015 – Montevertine, Pian del Ciampolo 2015

“Viene voglia di autoinvitarsi all’evento del prossimo anno per sentire i 2015 dei vostri vini più importanti”. Butto là una mezza battuta, un modo per sintetizzare le impressioni più che positive su queste due etichette e un millesimo che, dopo i test della Collection, sembra aver regalato ai vini non solo immediatezza e golosità ma anche polpa, materia, articolazioni aromatiche (nei casi migliori) e tanniche. Vini buoni ora e in prospettiva, certamente più ricchi e solidi rispetto alla media, un po’ meno scaltri ma di sicuro avvenire. Il Chianti Classico Monteraponi è comunque verticale e scattante, con un sorso più agile; Pian del Ciampolo capace di far superare la sua proverbiale sindrome, tanto è rigoglioso, docile e ben dimensionato. Sarà forse considerato leggermente atipico dai sui ultrà, ma che delizia!

Chianti Classico Riserva Il Campitello 2014 – Montevertine 2014

Annata difficile. Difficilissima. Dagli assaggi della Leopolda porto a casa la convinzione di un millesimo poco adatto ai grandi vini da invecchiamento, caratterizzati da palati sottili e crudi sul piano tannico. Roba da maneggiare con cura, che come spesso accade riesce ai fuoriclasse. Il Campitello è, in tutto questo, sorprendente. Per il sottoscritto al vertice della denominazione: borgognone al naso, per via della scia delicata di lamponi e frutti di bosco che lascia dietro di sé, floreale, sinuoso ma non piccolo, con una leggera diluizione alcolica finale che non lo appesantisce affatto. Complimenti. Montevertine è il vino che vorrei bere ora. Più scarico nel colore del Pian del Ciampolo, tutto in sottrazione e primaverile nel gioco floreale, scarno ma seducente nella silhouette femminile, trascinato da una vibrante e sapida acidità.

Baron’Ugo 2013 – Le Pergole Torte 2014

Annate diverse, stavolta, e vini in uno stadio evolutivo lontano. Avevo già assaggiato il Barone e lo ritrovo magnifico: ferroso e delicatamente speziato sulle prime, mostra d’un tratto una nota balsamica, quasi mentolata, che diventa fumè nel bicchiere. In bocca ha tessitura setosa, equilibrio e scatto. Alterna da fuoriclasse frutti e fiori giovanili a foglie secche autunnali, in una girandola che ammalia e rapisce. Pergole è quello che più subisce l’essere “campione da botte”. Almeno così a me pare. I profumi sono scuri, con accenni tostati ancora da assestare e venature resinose. La bocca è accogliente e cremosa, coerente e con un finale di rosa e poutpourri. Un vino ancora girato di spalle, proprio come la bellissima etichetta lascia intedere.   

 

Pergole 2014

          

 

 

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.