Un cru al giorno #2 | Les Perrières di Meursault

Un cru al giorno #2 | Les Perrières di Meursault

Letteralmente “piccole pietre”, Les Perrières è una menzione ricorrente nella topografia viticola dei paesi francofoni. 

Specialmente in Borgogna, dove incontriamo vari climat così battezzati, ad esempio a Gevrey-Chambertin, Nuits-Saint-Georges, Beaune, Aloxe-Corton, Pommard, Puligny-Montrachet.

Senza nulla togliere loro, tuttavia, per la stragrande maggioranza dei bevitori non esiste che un Perrières. Vale a dire quella che è probabilmente (con Genevrières e Charmes) la vigna più reputata del villaggio di Meursault. Autentica capitale del vino bianco mondiale, nonostante l’assenza di parcelle classificate Grand Cru, che come sappiamo si concentrano perlopiù al confine tra Puligny e Chassagne-Montrachet (Corton-Charlemagne e Musigny Blanc a parte).

Forzando ma non troppo, potremmo dunque affermare che Perrières rappresenta per la Côte de Beaune un po’ quel che Clos Saint Jacques, Les Amoureuses e Cros Parantoux simboleggiano per la Côte de Nuits. Ovvero: premier cru pienamente equiparabili ai più importanti climat di livello superiore, per prestigio, valore e prezzi.

Crediti: bourgogne-wines.com

Crediti: bourgogne-wines.com

La Vigna

Tralasciamo la sterminata documentazione legata al cru fin dalla tarda epoca romana e partiamo direttamente dalla classificazione proposta nel 1855 dal dottor Jules Lavalle, poi formalizzata nel 1861 con la suddivisione dei vigneti della Côte d’Or nelle tre categorie odierne.

Perrières compare qui con l’indicazione “Tête de Cuvée”, cioè il rango massimo (insieme a “Hors Ligne”) attribuito da Lavalle ai climat censiti. Medesima valutazione riconosciuta da Camille Rodier nel suo lavoro di aggiornamento del 1920. I motivi della mancata “promozione” a Grand Cru nella classificazione del 1930 sono ancora oggi motivo di discussione.

Posizione: si sviluppa tra i 270 e i 280 metri di altitudine, sul limite sud-ovest del territorio di Meursault, al confine con Puligny-Montrachet. E’ con Charmes l’ultimo climat della cosiddetta “fascia dei premier cru”, che occupa la porzione centrale della collina ed è parte integrante della celeberrima Côte des Blancs (ideale punto di congiunzione fra la combe di Auxey-Duresses, la sinclinale di Volnay e la parte sud di Chassagne, passando per l’area dei mitici Grand Cru attorno Montrachet).

Superficie: poco meno di 14 ettari, coltivati praticamente per la totalità a chardonnay. Le varie parcelle sono storicamente suddivise in 4 distinti lieut-dit (vedi foto successiva): Aux Perrières (80 are), Perrières-Dessus (poco più di 3 ettari), Perrières-Dessous (circa 8 ettari e mezzo) e Clos des Perrières (poco meno di 1 ettaro, monopolio del domaine Grivault-Bardet, parte integrante di Perrières-Dessous ma circoscritto da muretti a secco).

Climat più vicini: Blagny-Sous le dos d’Âne, Les Genevrières, Les Charmes (Meursault), Champ-Canet, Les Combettes (Puligny-Montrachet).

Esposizioni: orientamento est-sud-est largamente prevalente.

Terreni: calcari dolomitici e depositi colluviali di matrice calcarea del Giurassico Bathoniano e Calloviano (roccia madre), in superficie pietrisco calcareo duro a ricoprire affioramenti di calcare attivo (soprattutto nel Perrières-Dessus) e faglie calcaree combinate con marne, argille brune e limo (specialmente nelle porzioni inferiori di Perrières-Dessous). 
Sono terreni poveri, dal caratteristico color salmone, estremamente drenanti.

Fonti: Inside Burgundy (Jasper Morris), Grand Atlas des Vignobles de France (Benoît France), The Wines of Burgundy (Sylvain Pitiot e Jean-Charles Servant)

perrières con lieut dit e confini

Climat Les Perrières visto da sud-est con Google Earth, suddiviso per lieut-dit [elaborazione pdc, tipicamente]

I Vini

Date le premesse pedoclimatiche, ci aspettiamo (e troviamo) vini a molteplici dimensioni. 

Letteratura vuole che i migliori Perrières tengano insieme la rocciosa eleganza dei Genevrières e la burrosa ricchezza degli Charmes più didascalici. Ed è proprio così: bianchi potenti e al contempo affilati, ma soprattutto minerali. Definizione che per una volta non è scorciatoia fumosa bensì vera e propria necessità descrittiva: devono scendere in campo i più blasonati Montrachet per tenere testa ai grandi Perrières quanto a nerbo, fibra e classe minerale.

Descrittori ricorrenti: cedro, erbe da cucina, mojito, burro, latte di bufala, pepe bianco, zenzero e buona parte del repertorio minerale di stampo affumicato, roccioso e iodato (pierre à fusil, polvere pirica, sasso di fiume, battigia, frutti di mare).

Punti di forza: complessità aromatica, profondità gustativa, notevole attitudine all’invecchiamento (i migliori solitamente in piena forma a 10-20 anni dalla vendemmia).

Punti di debolezza: talvolta difficili da leggere in gioventù, specialmente nelle interpretazioni maggiormente marcate dal rovere; fenomeni di ossidazione precoce a macchia di leopardo che possono manifestarsi anche su annate recenti, non paragonabili tuttavia a quelli rilevati su tante versioni del decennio 1995-2004 (la finestra maggiormente a rischio, compreso qualche mostro sacro).

collage perrières

I migliori Domaines

Jean-François Coche-Dury *****Lusso

Se mi obbligassero a scegliere uno e un solo bianco da bere fino alla fine dei miei giorni, non avrei il minimo dubbio: Perrières di Coche-Dury. Rarità e prezzi non consentono esattamente stappature quotidiane, ma farei carte false per ritrovare a tavola capolavori come ’95, ’99, 2002, 2007 o 2008 (probabilmente il più grande bianco finora assaggiato).

Jean-Marc Roulot *****

Anche qui non si scherza quanto a difficoltà di reperimento e costo. Ma ne vale quasi sempre la pena: tra i Perrières più verticali in assoluto, tutti agrumi, roccia e sale. Ho solo assaggi “giovani”, purtroppo, e tra questi il 2010 lascia un ricordo indelebile.

Albert Grivault ****(*(

Come ricordato in precedenza, appartiene alla famiglia Grivault-Bardet il clos-monopole di circa un ettaro nel cuore di Perrières-Dessous. Per cui i Perrières in gamma sono addirittura due, entrambi di grande livello e affidabilità evolutiva. Il “base”, per dire, è senza dubbio il miglior bianco ’97 testato in Borgogna, il Clos ha solitamente qualcosa in più in termini di spalla, sfumature e stoffa minerale (gli splendidi 2007 e 2008, ad esempio, hanno strada davanti ma stapparli oggi non è un delitto).

Domaines des Comtes Lafon ****

Croce e delizia. Quando si becca la bottiglia giusta, siamo ai livelli della triade d’oro, seppur in uno stile (soprattutto in passato) più ricco e “noisette”. E a maggior ragione pesano, non solo per il portafogli, i troppi Perrières di Comtes Lafon (in proporzione agli assaggi, ovviamente) trovati maturi, affaticati, se non proprio irrimediabilmente maderizzati. Più complicato, dunque, indicare le versioni imperdibili: per quel che vale, sono stato a dir poco fortunato con ’92, 2008 e 2010, ho a lungo imprecato invece per il ’98, ’99 e 2005.

Pierre Morey & Morey-Blanc ***(*)

Per chi ama i Meursault più “classici”, tocchi di miele e pasticceria compresi.

Henri Germain ***(*)

Meno facili da incasellare in famiglie stilistiche predefinite: fin troppo freddi e sottrattivi a volte, più orizzontali e marcati dal rovere in altre, i Perrières di Henri Germain sono in ogni caso valori sicuri dell’appellation.

Thierry Matrot ***

Qualche versione più candita e tostata di altre, vengono spesso fuori con autorevolezza alla distanza. 

Bouchard Père et Fils ***

Un po’ altalenanti, ma costantemente apprezzati per il profilo “concavo” ed essenziale.

Michel Bouzereau ***

Lo stile ricco e boisé di fine anni ’90 ha gradualmente lasciato spazio ad interpretazioni più dritte e cesellate. 

Jacques Prieur ***

Tra i Perrières più rigogliosi e materici, fedeli allo stile maison.

Domaine Michelot ***

Guardare altrove se si cerca prima di tutto finezza e dettagli, ma sono Perrières vigorosi e concreti. 

Joseph Drouhin **(*)
Louis Jadot **(*)
Vincent Girardin **(*
)
Robert Ampeau et Fils **(*)
Latour-Giraud **
Vincent Latour **
Vincent Dancer **
Ballot-Millot **
Bernard Millot **

carta di perrières
Crediti: laurentgotti.com (Carta-poster acquistabile sul sito internet)

Altri domaines proprietari di parcelle in Meursault-Perrières

Château de Meursault
Heitz-Lochardet
Yves Boyer-Martenot
Jean-Michel Gaunoux
Potinet-Ampeau
Bitouzet-Prieur
Pernot-Bélicard
Philippe Bouzerau
Darviot-Perrin

Altri domaines che propongono in gamma Meursault-Perrières

Château de Puligny-Montrachet (dal 2012 parcella utilizzata da De Montille)
Château de Cîteaux
Gaja Lucien Le Moine
Moret-Nominé
Henri Boillot
François Mikulski
Olivier Leflaive

La Bottiglia: Meursault-Perrières 1ere Cru 1990 – Coche-Dury

in collaborazione con: I Burocrati Nazgul di Mordor
foto di apertura: nonsolodivino.files.wordpress.com

Le puntate precedenti:

Un cru al giorno #1 | Rocche di Castiglione Falletto


 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.