Qui si fa BYOB #1 | Ristorante Il Pacchero, Salerno

Qui si fa BYOB #1 | Ristorante Il Pacchero, Salerno

Ci divide una feroce quanto ridicola rivalità calcistica, ve ne ho già parlato (link). Ma Avellino e Salerno sono città-province in tutto e per tutto complementari.

Anche a tavola: quando viene voglia di Tirreno, noi montanari irpini ci spogliamo di zampogne e pellicce, e imbocchiamo il raccordo autostradale in direzione sud. Poi si decide: Costiera Amalfitana o Cilento per chi ha tempo, il capoluogo delle “Luci d’artista” per chi si accontenta di una passeggiata sul lungomare. O è chiamato ad espletare le sue funzioni di porta buste ufficiale dopo shopping compulsivo sul corso pedonale.

sala

A cui sottrarsi sgattaiolando in una traversina parallela alla volta de Il Pacchero. Trattasi di piccolo ma funzionale locale, avviato dalla famiglia Russo nel 2011. Papà Francesco in sala, i figli Claudio in cucina e Salvatore jolly: lavoro sul fresco, carta essenziale, poco fumo e molto arrosto. Il tipo di posto che sceglieremmo senza tanti pensieri per una bella bevuta a tema bianchista “Tipicamente style”: byob ben accetto, dovremmo parlarne più spesso di indirizzi che incoraggiano a portare le proprie bottiglie.

E così abbiamo fatto, giocando coi vini in funzione degli abbinamenti ittici, prima ancora del loro valore “assoluto”. Ecco come è andata:

Seppiolina al vapore con spuma di carote e riso Venere tostato

Seppiolina al vapore con spuma di carote e riso Venere tostato

Abbinamento: Sancerre Les Monts Damnés 2014 – Thomas-Labaille

Ritrovato senza dubbio più cesellato rispetto a qualche mese fa, quando sembrava una versione più cruda e varietale del solito. Resta un bianco quasi didattico nella sua veste sottile e verticale, ma con i contrappesi adeguati di spalla e sapore. Perfetto sulla seppia.

Polpo scottato su spuma di patate agli agrumi e chips

Polpo scottato su spuma di patate agli agrumi e chips

 

Salmone marinato con sale e zucchero di canna e maionese alla soia

Salmone marinato con sale e zucchero di canna e maionese alla soia

Abbinamento: Champagne Blanc de Blancs 2008 – Diebolt-Vallois

Il “fratello maggiore” Fleur de Passion si pone su un altro livello di finezza e complessità, ma il “semplice” millesimato sa il fatto suo in annate importanti come la 2008. Qualche traccia “uovosa” e la carbonica un po’ aggressiva dicono che è ancora da aspettare, ma la matrice di Cramant è già pienamente leggibile nelle coloriture bianco-verdi (prato fiorito, erbe da cucina, gesso). Asciutto e affilato, come polpo e salmone chiamano.

Pacchero di Vicidomini al ragù di coccio

Pacchero di Vicidomini al ragu' di coccio

Spaghettoni al mantecato di baccalà olive e capperi

Spaghettoni al mantecato di baccala' olive e capperi

Abbinamenti: Leukò 2015 – ‘A Vita, Francesco De Franco Vs Jura Chardonnay Fleur de Marne Le Montceau 2011 – Labet 

Due strani bianchi per due primi non così scontati da abbinare.
Blend a maggioranza greco, il Leukò (grazie Piergi!) mostra i classici limiti e pregi di tanti orange wine artigianali. Naso pungente, bocca gustosa, anzi salata. Va bevuto a temperatura ambiente con adeguato accompagnamento: più carni grasse e formaggi che pesce, baccalà a parte.
Altrettanto ostico da collocare il Montceau di Labet: convivono suggestioni primarie ed ossidative, e a un certo punto viene fuori una nettissima nota di gattò di patate, che sinceramente non avevo mai sentito in un vino. La bocca procede a strappi, in totale anarchia: lasciate perdere se cercate melodie rassicuranti, procedete in scioltezza se siete proprio a caccia di suoni inediti.

Gnocchetto di patate ai gamberoni

Gnocchetto di patate ai gamberoni

Abbinamento: Palette Blanc 2013 – Chateau Simone Blanc

Siamo fan, lo sapete (link e link) ma la 2013 è una versione che mi convince meno di altre volte. Il legno marca decisamente in questa fase e non sembra avere tutta la polpa e il nerbo per liberarsene. Poi mi vengono in mente annate (come la 2008) che all’uscita pure apparivano pesantucce e son poi diventate assai sfiziose. Sempre nella loro dichiarata orizzontale mediterraneità, ovviamente (traduzione: non è in ogni caso il bianco per voi se siete di quelli che trovano troppo morbido anche l’acido muriatico).

Prima dei dolci, con le caldarroste:

Volnay 2011 – Marquis D’Angerville: esattamente come ve lo potete figurare, l’annata gli toglie qualcosa in termini di espansione e complessità, ma lo stile è quello puro e rigoroso che tanto ci piace.

Bussia Dardi 2010 – Alessandro e Gian Natale Fantino: terza bottiglia stappata nell’ultimo anno che evidenzia qualche cenno di stanchezza. Cortecce e frutta secca al naso, accartocciata nella trama e poco incisiva nel sapore: alla cieca ipotizzeresti più nebbiolo che Barolo da cru importante.

collage bottiglie

Ristorante Il Pacchero
Via Antonio Maria De Luca, 2
Salerno
Telefono: 089 2964612
Prezzo: 40-50 euro (vini esclusi)

 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.