Pillole di Wine Club #15 | Doppia Orizzontale Taurasi 2003-2004

Pillole di Wine Club #15 | Doppia Orizzontale Taurasi 2003-2004

Tappa numero cinque del Tipicamente Wine Club 2016/2017, l’ultima prima della pausa di gennaio. 

Girone d’inverno che si chiude con la doppia orizzontale Taurasi 2003-2004, ideale integrazione del miniciclo a tema Aglianico, esplorato in prima battuta con la serata Vulture. Appuntamenti in buona parte complementari per spunti, riflessioni, dubbi e prospettive. Perché, estremizzando ma non troppo, una visione organica sul vitigno principe dell’Appennino Meridionale è tutt’altro che consolidata, con buona pace delle profezie di Robert Parker e dei “tifosi” locali.

Mi ripeto: il comparto rossista irpino e campano sta soffrendo la difficile congiuntura, non solo economica, molto più del suo corrispettivo in bianco. E sul banco degli “imputati” ci finiscono naturalmente tanti vini da Aglianico, di gran lunga la varietà più coltivata in regione e rappresentata nei listini aziendali. Taurasi è un po’ il simbolo di questa schizofrenia produttiva e commerciale: storia e blasone non mancano, orgogliose ambizioni nemmeno, eppure i volumi rivendicati si sono praticamente dimezzati nell’ultimo decennio.

batteria-2

Nonostante prezzi tutto sommato più che accessibili, i rossi irpini faticano ancora a trovare una loro precisa destinazione d’uso. Chi li percepisce comunque troppo “cari” in rapporto agli abituali competitor, locali e non: coi canonici 20 euro di un Taurasi “medio” si recuperano ottimi Barbaresco e Barolo, Brunello e Chianti Classico, senza parlare di una Francia artigiana sempre più vicina grazie al lavoro di importatori e distributori. E chi non ne fa questione di costi, ma li trova ugualmente poco adatti ad un consumo frequente. Nell’immaginario collettivo, specie al sud, resta il rosso “importante” da accompagnare a piatti e preparazioni non proprio quotidiane: dal brasato di brontosauro a salire, diciamo.

Aggiungiamoci poi il fattore tempo. Si contano sulle dita di una mano, infatti, i Taurasi pienamente godibili in gioventù. E molti non lo diventano nemmeno a distanza di lustri, il che rende spesso amletico il dilemma: vale realmente la pena attenderli con pazienza oppure trattiamo la lentezza evolutiva e il potenziale di longevità fondamentalmente come alibi per giustificare degli eterni incompiuti?

Per una volta prevale l’ottimismo, da questo punto di vista, dopo la nostra doppia orizzontale. Era da tempo che non mi capitava una batteria così autorevole e convincente, con almeno 5-6 vini di alto livello e oltretutto espressioni di filosofie stilistiche piuttosto variegate. Non esattamente un esito scontato, per quanto mi riguarda, nonostante le favorevoli premesse millesimali.

tenuta-ponte-04

Discorso che fila in particolar modo per la 2004, da considerarsi un po’ come la prima vera “annata collettiva” del Taurasi moderno. Vendemmia classica nel senso migliore del termine, dopo due stagioni decisamente estreme – per motivi opposti – come 2002 e 2003. E quindi sì, in questo caso il decennio di attesa ha senz’altro giovato ad una serie di interpretazioni che ben promettevano nelle prime fasi, ma che solo ora stanno davvero sbocciando nella loro personalità territoriale ed interpretativa. Ulteriore dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, del fatto che l’aglianico irpino sembra sempre più a suo agio proprio con questo genere di andamenti meteorologici. Annate regolari e tardive, calde ma non troppo, luminose e quantitativamente soddisfacenti, piccole “diluizioni” incluse. Less is more, insomma, mantra decisamente efficace alla luce dei cambiamenti climatici e viticoli del nuovo millennio.

Assai meno interessante si è rivelata invece la sequenza dei 2003. Complice l’estate canicolare che tutti ricordiamo, aumenta qui la percentuale di Taurasi già molto aperti e maturi, seppur integri, in debito di forza nervosa, più polverosi nella trama, faticosi nella beva. L’impressione, comunque, è che appartengano concettualmente ad un’altra epoca stilistica, ben al di là delle contingenze stagionali. Come se non ci fosse soltanto un anno di distanza tra le due vendemmie in termini di intenzioni tecniche ed espressive. O forse è solo un auspicio: che non si tratti di un dato isolato e magari un po’ casuale, che ne seguiranno altre di retrospettive così stimolanti, come quella dei 2004.

Ecco allora, come di consueto, qualche impressione sintetica sulle bottiglie trasversalmente apprezzate dalla tavolata. 

Taurasi 2004 – Tenuta Ponte

Negli ultimi anni sembra un po’ sparita dai radar di critici e narratori, ed è un vero peccato. Perché i vini della Tenuta Ponte, bianchi o rossi che siano, escono sempre molto bene nelle panoramiche irpine. Non fa eccezione un Taurasi ’04 aromaticamente scuro, ma non cupo, tra mirtilli, radici, cacao, bacche di caffè, succoso e saporito nel sorso. Il suo punto di forza è tutto nella vigorosa eppur vellutata impalcatura tannica, che ne allunga e approfondisce il finale.

quintodecimo-ris-04

Taurasi Vigna Quintodecimo Riserva 2004 – Quintodecimo

E’ una bottiglia che divide, lo sappiamo, e il più delle volte per ragioni che riguardano le cifre a tre zeri con cui la si incontra in carta. Un errore, perché le valutazioni sui vini in sé e sul loro prezzo sono e devono restare momenti separati nella lettura bevitoria. Da consumatori con portafogli limitati possiamo legittimamente destinare ad altro i 100 e passa euro che servono per il Vigna Quintodecimo Riserva (e dal 2009 il Vigna Cerzito). Ma da assaggiatori laici non restiamo indifferenti davanti al percorso espressivo evidenziato dal primo Taurasi proposto da Luigi Moio e Laura Di Marzio nella loro avventura produttiva a Mirabella.
Il professore-enologo ha chiesto fin dal principio di pensare i suoi rossi più importanti in una prospettiva di lungo periodo, quantomeno trentennale. E il riassaggio del 2004 sembra dargli ragione in questo senso: impianto aromatico del tutto integro e giovanile di mora e ciliegia nera, trova ampiezza nelle suggestioni di spezie orientali, terra mossa, legno di cedro. Il contributo del rovere si avverte maggiormente al palato, ma c’è sapore e distensione nello sviluppo, senza derive asciuganti. Da’ insomma l’idea di poter crescere ancora e fungere da approdo sicuro per gli amanti dei Taurasi di stile “bordolese”, nel senso migliore del termine.

Taurasi 2004 – Contrade di Taurasi

Si cambia totalmente registro col Taurasi 2004 della famiglia Lonardo. Che ricordavo deliziosamente martellante ed agrumato, come tante versioni pre 2007, e ritrovo perfino più convincente. Solo una punta eterea a “sporcare” l’intreccio di erbe secche, scorza d’arancia, battigia, bocca affusolata e saporita, integrata nei vigorosi apporti acidi. Di indole ancora piuttosto giovanile, troverà probabilmente ulteriore profondità negli anni a venire.

perillo-ris-04

Taurasi Riserva 2004 – Perillo

Quelli di Michele Perillo e famiglia sono i miei Taurasi contemporanei del cuore, non l’ho mai nascosto. Dopodiché mi pare ci sia uno stacco significativo tra le migliori versioni (2001, 2005, 2006 e 2008 su tutte, “base” o Riserva che siano) e quelle meno riuscite, come ho a lungo pensato fosse la 2004. Uso il passato, perché il riassaggio racconta una storia abbastanza diversa: selvaggio e silvestre fin dal primo impatto, ha un che di “conterniano” nel gioco di anguria e arbusti marini, ma soprattutto una straripante carica minerale. Grafite, das, ostrica, garum, bordeggia l’off flavour senza esitare un attimo nel ritmo gustativo: salato e vitaminico, appare quasi leggero nel centro bocca, prima di esplodere nel finale. Le eccessive durezze tanniche che ricordavo si sono trasformate in puntello vellutato: è il marchio di fabbrica di casa Perillo, nessuno se ne abbia a male, sulla grana materica il “garage di Castelfranci” sembra giocare un altro sport, oggi più che mai.

radici-ris-04

Taurasi Radici Etichetta Bianca Riserva 2004 – Mastroberardino

Le guide saranno pure diventate obsolete ed inutili, ma un motivo ci sarà se una decina di editori ed associazioni continua a realizzarle. Si trascura ad esempio il loro valore documentale, a mio avviso: sono il corrispettivo enoico dell’Almanacco Panini per il calcio e la consultazione torna spesso utile a distanza di tempo. 
Preambolo innescato dal ricordo di come la critica accolse all’uscita l’Etichetta Bianca ’04 di Mastroberardino, uno dei cinque vini premiati da tutte le principali pubblicazioni italiane in quella tornata. E il riassaggio spiega bene perché: è esattamente il tipo di Taurasi che leggi sui libri, compatto nel frutto ma non certo primario con le sue suggestioni di humus, pepe nero, tabacco, legno antico. Rigoroso ed austero senza perdere dolcezza, è il degno fratello di tante versioni che per tutto il ‘900 hanno svelato al mondo come può – e deve – essere un grande rosso appenninico-sudista.

molettieri-ris-04

Taurasi Vigna Cinque Querce Riserva 2004 – Salvatore Molettieri

Il Molettieri che non ti aspetti. Nel senso, non certo riconducibile al cliché del Vigna Cinque Querce masticabile e guerriero, da destinare alle più fredde sere invernali. L’annata “scarica” gli regala una personalità multiforme: è rosso indiscutibilmente mediterraneo per vigore speziato e balsamico, ma alla cieca sarebbe errore “intelligente” ipotizzarlo Hermitage o Serralunga. Perfino sottrattivo nella progressione palatale, tiene a bada le scodate alcoliche e trae linfa dalla setosa trama fenolica. Un paio di decenni, almeno, ancora davanti: non può mancare nella cantina di chi ha amato versioni come la ’92, ‘95 o ’99.

radici-ris-03

Taurasi Radici Etichetta Bianca Riserva 2003 – Mastroberardino

Senza dubbio il più convincente dei Taurasi 2003 riassaggiati, come detto regolarmente in sofferenza affianco ai corrispettivi 2004. Comprensibilmente più maturo nel quadro aromatico, è tremendamente affascinante coi suoi richiami di terra mossa e radici, cuoio e spezie da concia, resine e tartufi. Autunnale e crepuscolare nel senso migliore del termine, come solo certi Carema sanno essere, gioca fino in fondo la partita del rigore più classico ed austero. Poco importa, allora, se il tannino è un filo “castagnoso” e l’espansione sapida non è quella delle versioni super.

serata7

Tipicamente Wine Club 2016/2017 – Prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento del Tipicamente Wine Club è in programma Lunedì 6 Febbraio 2017, con la serata “Brunello di Montalcino: zone, stili, interpreti”. Assaggeremo 12 vini delle aziende Baricci, Col d’Orcia, Il Marroneto, Le Chiuse, Le Potazzine, Le Ragnaie, Mastrojanni, Pacenti Franco, Salvioni, Sanlorenzo, Sesti, Tiezzi (annate: 2009, 2008, 2007, 2006, 2004).
Qui il calendario completo delle degustazioni: link.

Pillole di Wine Club #11 | Verdicchio: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #12 | Nebbiolo e Alto Piemonte: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #13 | Orizzontale Barolo 2004
Pillole di Wine Club #14 | Aglianico del Vulture: zone, stili, interpreti

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.