Pillole di Wine Club #13 | Orizzontale Barolo 2004

Pillole di Wine Club #13 | Orizzontale Barolo 2004

Terza tappa del Tipicamente Wine Club campano, calendario 2016/2017: orizzontale Barolo 2004, con 10 vini e qualche ringer per misurare la febbre ad un’annata trasversalmente apprezzata (con qualche distinguo) sui grandi rossi italici da invecchiamento.

Ne abbiamo approfittato anche per metterci alla prova, ipotizzando alla cieca comuni e cru di provenienza dei vini. Gioco, perché di questo parliamo, sicuramente facilitato dalla sostanziale affinità filosofico-stilistica delle cantine in line up. La maggior parte delle quali ben conosciute per nebbiolo di stampo classico (da singola mga o blend di vigne), lavorati con lunghe macerazioni e pazienti affinamenti in botte grande. Un test in ogni caso ostico, perché le variabili geo-territoriali sono tali e tante da rendere inevitabilmente forzate le macro generalizzazioni.

Proprio su questo aspetto i Barolo 2004 si sono rivelati pienamente all’altezza dei ricordi e delle aspettative. E’ una vendemmia che fin dall’uscita, infatti, permette di orientarsi nel bicchiere piuttosto agevolmente tra le diverse zone ed interpretazioni. Un’aderenza quasi didascalica ai caratteri codificati nei migliori manuali a tema, tra i quali non posso fare a meno di citare ancora una volta quello pubblicato da Alessandro Masnaghetti nel 2015: strumento insostituibile per chi non sa stare lontano dalle Langhe (link).

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Si conferma inoltre l’identità inconfondibile di un millesimo per molti versi atipico di questi tempi: inverno rigido e nevoso, primavera molto piovosa, estate tiepida, autunno caldo e luminoso a “salvare” una vendemmia tardiva e quantitativamente abbondante. C’era, eccome, il rischio di portare in cantina uve non completamente mature, e ogni tanto spunta fuori qualche 2004 diluito e polveroso a ricordarci che non tutte le vigne sono vocate allo stesso modo. E che sono stati indubbiamente premiati i vigneron che hanno avuto il coraggio e la possibilità di buttare l’uva a terra nei momenti chiave e ritardare la raccolta.

Non c’è stato bisogno di scomodare i mostri sacri per fare incetta di Barolo spiccatamente freschi ed eleganti, riconoscibili per gli aromi di frutto chiaro, le timbriche balsamiche, la delicata speziatura. Così come per il sorso armonico e al contempo rigoroso: quel che eventualmente manca in intensità materica, è spesso compensato dal pregevole equilibrio tra spalla sapida, nerbo verticale e qualità tannica.

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Siamo dalle parti di 1999, 2006 e 2010 quanto a valore medio del “gruppone”, ma con alcuni importanti differenze. Rispetto alle altre “vendemmie a cinque stelle”, nella 2004 appare meno ampia la distanza con le punte assolute. Ma soprattutto sono relativamente pochi i Barolo dell’annata a richiedere lunghe attese per goderseli in piena espressività. Leggibili e disponibili fin dalle prime fasi, non sono praticamente mai andati in chiusura: ecco perché difficilmente sentirete da un produttore di Langa associare al millesimo l’aggettivo “classico”. Solitamente utilizzato per vendemmie più riservate e mordenti in gioventù, con potenzialità evolutive maggiormente prevedibili. 

Proprio sulla longevità, infatti, era lecito nutrire qualche dubbio, considerando la sorprendente accessibilità, a dispetto dell’annata tutt’altro che calda, di tanti Barolo 2004. E invece le migliori riuscite non stanno deludendo nemmeno su questo piano: i profili sono ancora molto integri, i corredi fruttati poco più che primari, e la sosta in bottiglia ha solo aggiunto ulteriori dettagli aromatici e definizione d’insieme. La nostra piccola orizzontale si è rivelata a dir poco rassicurante in tal senso: eccezioni a parte, i vini meno convincenti non lo sono certo per deficit di integrità o freschezza. E quelli più apprezzati sembrano avere margini piuttosto sicuri di tenuta. Il dilemma è piuttosto un altro: perché aspettarli 5, 10 o 20 anni ancora se in questo momento sono così maledettamente affusolati e coinvolgenti?

A ciascun collezionista-bevitore la sua sentenza, io vi saluto come di consueto con qualche breve nota sulle bottiglie più in forma della serata, ringer inclusi. Diverse di queste erano gli ultimi esemplari sopravvissuti, e mi resta addosso un contrastante mood di nostalgia e allegrezza, il rimpianto per vini che all’epoca si potevano comprare (e sempre meno potremo in futuro), e la gioia per averli condivisi in fase felice con quei compagni di tavola.

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Barolo 2004 – Da Champions League

Rinaldi | Brunate-Le Coste di Barolo

La bottiglia della serata, per distacco. E quando dico per distacco, parlo di Bernard Hinault al Mondiale di Sallanches 1980, da molti considerato il più duro di sempre (soltanto in 15 su 107 arrivarono al traguardo). Talmente favorito il Bretone, che alla partenza affidò al suo massaggiatore la magnum di Champagne che avrebbe stappato per festeggiare la vittoria.
E così è andata anche nella “sfida” tra i Barolo 2004. Carbura lentamente, ma quando prende il ritmo non ce n’è per nessuno: lampone, gelsi, clementine, erbe mediche, ginseng, battigia e grafite, grafite e battigia. Nettamente il più sferico, gustoso, “libero” e tridimensionale al palato, dolce e salato come certi Borgogna, ma con la fibra gentilmente granitica che solo il grande nebbiolo porta con sé.

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Brezza | Bricco Sarmassa di Barolo

All’uscita mi sembrò un autorevolissimo candidato alla top five complessiva dell’annata, ma gli ultimi riassaggi mi avevano lasciato più di qualche dubbio. Non questa volta: bottiglia molto felice, soprattutto sul piano gustativo. Leggiadro e saporito, avanza in punta di fioretto senza perdere in incisività e forza tannica. Il Barolo di Barolo al suo meglio, nel connubio di grazia ed austera classicità. E poco importa se il naso fa fatica a liberarsi di qualche impuntatura vinosa e fenolica: i più pazienti si godono la progressione di fragolina e rosa passita, sali da bagno e spezie da concia. E comunque a me piace anche nella fase “umori di cantina”.

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Barolo 2004 – Da Europa League

Brovia | Rocche di Castiglione Falletto

Non sono bastati una decina di assaggi a risolvere il rebus. Epitome della soave eleganza universalmente associata al grand cru di Castiglione Falletto, enfatizzata da una mano leggera come quella di Brovia? Oppure “nebbiolino” fin troppo magro e scarico, perfetto per i bevitori affetti dalla sindrome del Pian del Ciampolo (link), e molto meno per barolisti duri e puri?
Boh. E dato che una risposta convinta non ce l’ho, mi pongo democristianamente nel mezzo. Da una parte è difficile non farsi ammaliare da quella voce inconfondibilmente femminile, di ribes, cipria, essenze da profumeria, che incrocia timbriche più profonde di china e liquirizia. Dall’altra non posso dare torto a chi gli rimprovera, si fa per dire, un decisivo minus di densità saporosa e forza motrice, e quel finale quasi algido, un po’ sguarnito nel grip tannico. Un Barolo “mimetico”, che sembra divertirsi ad apparire e scomparire nella sua esibizione espressiva. Sottrattivo per alcuni, fragilino per altri: appunto, non se ne esce.

Fenocchio | Bussia di Monforte d’Alba

Probabilmente il naso più bello della serata: frutto chiaro, menta, radici, influssi marini, e non è un caso che l’intero tavolo arrivi a Monforte e Bussia in men che non si dica. Gli manca solo l’ultima parte di bocca per essere davvero da Champions, ma la trama soffice e respirabile del sorso lo rende uno dei più piacevoli da sgargarozzare. Costava meno di 20 euro all’epoca: piango.

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Bartolo Mascarello | Barolo (San Lorenzo, Cannubi, Rué e Rocche dell’Annunziata)

Da “mascarelliano militante” considero la 2004 una riuscita tutto sommato minore, specialmente in rapporto al millesimo di partenza. E alla fine non cambio idea nemmeno questa volta, nonostante la prestazione decisamente più convincente rispetto agli ultimi riassaggi. C’è qualche pungenza eterea, ma anche una pregevole anima terrosa e speziata, quasi ottocentesca nella sua austera essenzialità. Come nelle migliori versioni concede poco in ampiezza e dolcezza fruttata, però un plus di polpa e sapore sarebbe servito per sostenere a pieno la grana severa dei tannini. Da Europa League solo perché abbiamo bene in testa come gioca al meglio della sua condizione, insomma.

Schiavenza | Bricco Cerretta di Serralunga d’Alba

La vera sorpresa dell’orizzontale, per me. Lo ricordavo durissimo, quasi magmatico, ritrovo invece un Barolo fine ed arioso. Piccoli frutti rossi, agrumi, erbe di campo: i pochi neuroni rimasti dicono “borgognone” e mai avrei pensato di pensarlo per un vino di Schiavenza. Il sottofondo resinoso e salmastro riconduce su sentieri più abituali, insieme alla fitta impalcatura tannica, ma resta una lettura insospettabilmente leggera del vigoroso cru di Serralunga.

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I migliori ringer:

Faro Palari 2004 | Si mimetizza molto bene, almeno all’inizio, nella batteria col Rocche di Brovia e il Monvigliero dei fratelli Alessandria (buono, ma le versioni successive sono superiori, per me). Poi viene fuori la parte mediterranea e vulcanica, ed è più facile “smascherarlo”: non lo aspetterei oltre, in questo momento sembra all’apice per espressività e coesione gustativa.

Boca Le Piane 2004 | Non eravamo stati fortunati col 2005 nella serata Alto Piemonte, e nemmeno questa volta ci è capitata una bottiglia “perfetta”, specialmente da un punto di vista olfattivo. C’è una strana ed insistente nota di broccolo a schiacciare le timbriche più familiari di tipo agrumato ed officinale, ma l’attesa nel bicchiere viene in buona parte premiata. E in ogni caso c’è poco da rimproverare ad una bocca così acuminata e salina, quasi da vino bianco, molto “Boca style”.

Sagrantino di Montefalco Antonelli 2004 | Qui il gioco del ringer dura giusto il tempo del servizio, ma sono ragionevolmente convinto che col bicchiere nero qualche dubbio in più sarebbe venuto. Intendiamoci: è Montefalco fino al midollo per le sensazioni cortecciose ed ematiche (nette note di fegatello e chorizo), ma un che di “langarolo” c’è eccome nella stoffa fruttata e tannica. Sì, un Sagrantino così si può fare, e Filippo Antonelli lo rivendica orgogliosamente da trent’anni.

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Tipicamente Wine Club 2016/2017 – Prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento del Tipicamente Wine Club è in programma Lunedì 5 Dicembre, con la serata “Aglianico del Vulture: zone, stili, interpreti” (assaggio di 16 vini delle aziende Basilisco, Carbone, D’Angelo, Fucci Elena, Grifalco, Macarico, Musto Carmelitano, Paternoster e Tenuta del Portale – annate 2009, 2008, 2007, 2006, 2005, 2004)
Qui il calendario completo delle degustazioni: link.

Pillole di Wine Club #11 | Verdicchio: zone, stili, interpreti
Pillole di Wine Club #12 | Nebbiolo e Alto Piemonte: zone, stili, interpreti


 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.