Drappier, Champagne Grande Sendrée 2008

Drappier, Champagne Grande Sendrée 2008

Urville è una ridente cittadina di ben 157 anime (188 nel 1982, massimo picco demografico), situata nel dipartimento dell’Aube, regione Champagne-Ardenne.

Ci saranno probabilmente un milione di motivi per andarci, ma tutti quelli che conosco ci sono stati per una sola ragione: visitare le cantine storiche della famiglia Drappier. Marchio secolare ben conosciuto dagli Champagnisti più aperti e curiosi, anche e soprattutto perché è stato sostanzialmente il primo a puntare sulla vocazione viticola e produttiva del Bar-sur-Aubois, limite sud-orientale dell’Alta Marna.

Una zona per lungo tempo rimasta ai margini della geografia regionale, sempre più strategica invece negli ultimi anni per maison a caccia di nuovi terreni e operatori alla ricerca di buone bottiglie non ancora distribuite capillarmente. Le cave medievali di Urville ospitano oggi le riserve e i millesimati di punta in affinamento, senza dimenticare i grandi formati, vero e proprio must aziendale. Mi risulta, infatti, che Drappier sia l’unica realtà della Champagne a proporre alcune cuvée in ogni taglia di vetro censita sui manuali per sommelier, dal quartino alla Melchisedech (30 litri).

Sempre ad Urville si trova la parcella da cui provengono le uve del Grande Sendrée, in uscita in queste settimane con la versione 2008. Vino decisamente particolare, come l’aneddoto che lo battezza: per un errore di trascrizione al catasto, il vigneto fu registrato con la S iniziale, anziché con la C di Cendrée. Letteralmente “incenerita”, in ricordo del grande incendio che distrusse buona parte del villaggio nel 1836.

drappier

Blend quasi paritario di pinot nero (55%) e chardonnay (45%), affina per circa un terzo in legno piccolo (9 mesi complessivi), prima dei 7 anni di maturazione sui lieviti. Uno Champagne che mi ha spesso lasciato sensazioni contrastanti: ho molto apprezzato le versioni più tese e fresche, trovandolo in altre occasioni un po’ troppo grasso e dosato. E proprio il progressivo snellimento in maturità e liqueur sembra avergli giovato nelle ultime uscite, ma sinceramente mi aspettavo fino a un certo punto un 2008 così travolgente.

Intendiamoci, non è la bottiglia che consiglierei a chi cerca sistematicamente il tipico Brut di Récoltant Manipulant verticale e sferzante. Mi piacerebbe invece ristapparlo accanto ad alcuni dei più prestigiosi millesimati di stile classico. Non solo frutta bianca, balsami e agrumi, ma anche canditure, pasticceria, spezie, con un tocco deliziosamente ancien régime di cuoio e tabacco da pipa. Impostazione confermata dal sorso rigoglioso e al contempo scattante, raffinato nella trama carbonica, profondo e complesso in chiusura. Champagne da pasto, ma con la souplesse e l’energia sapida ideali per goderlo anche a metà pomeriggio con la giusta compagnia, magari solitaria.

Per capirci, mi sembra che giochi nello stesso campionato dei Clos de Goisses di Philipponnat e degli Echantaleurs di Henriot, ma le suggestioni pinot non rendono azzardati nemmeno paralleli con certi Winston Churchill di Pol Roger o Grande Année di Bolliinger. Ci vogliono un centinaio di euro, sono ragionevolmente convinto che non li rimpiangerete.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.