Olympic frames

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E ora chi glie lo dice a Paolo che non ho guardato nemmeno mezzo minuto delle Olimpiadi? La cosa poterebbe traumatizzarlo e sto cercando il modo più carino per metterlo a conoscenza della mia scelta, facendogli sapere in maniera delicata che il solo pensiero della competizione agonistica unita alla fatica fisica mi provoca le convulsioni.

Nonostante questo, gli dirò anche che i suoi Tipicamente Favellas mi hanno rapito e ho apprezzato molto le riflessioni sulle giornate di Rio; letture gustosissime anche per uno che non sapeva minimamente di che parlassero, capaci di dare un taglio diverso al nostro blog monotematico e cialtrone. Bravo Paolo, mai pensato di lasciare il vino per occuparti di curling?

Detto questo, devo una spiegazione all’Editore sul modo in cui ho impiegato il tempo in queste due settimane, mentre il mio socio affossava definitivamente il divano e mandava in tilt la televisione.

Tanto per sgombrare il campo da dicerie e possibili equivoci, ci tengo a sottolineare che non mi sono rilassato né riposato, non ho frequentato spiagge e tantomeno ho avviato qualche dannosa attività fisica. Tutt’altro: ho studiato e approfondito, anche più del solito, portandomi avanti con il lavoro e cercando di colmare le lacune invernali.

Ecco in sintesi cosa ho imparato, tra mille altre cose:

– Il Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2011 de Il Marroneto è molto buono ma il 2010 è meglio.

– Il Clos Vougeot 2005 Château de la Tour* è così concentrato e legnoso che devi subito stappare un semplice Bourgogne Pinot Noir ’10 di Ramonet per riprenderti. E magari anche un Arbois Poulsard ’11 di Jacques Puffeney come schiaffo finale.
*Il giorno seguente il vino è anche peggio ma dopo 48 ore e 10 bottiglie bevute sembra migliorare. Non darei comunque al test un carattere scientifico.

– L’ampiezza e il calore possono sfidare il tempo alla grande, come dimostra il Verdicchio Le Oche 2012 di Fattoria San Lorenzo mentre il Palette Bianco 1993 Chateau Simone è il gustoso antipasto di una piccola verticale dal profumo provenzale che terrò a inizio Ottobre all’Enoteca Penati, vicino Lecco (annate: 1995 – 1998 – 2001 – 2004 – 2007 – 2010).

– I village di David Duband ce li possiamo risparmiare.

Se il Trebbiano 2010 di Valentini sa di tappo appena stappato saprà di tappo anche dopo tre giorni nonostante le bestemmie. 

– Alessandra e Oliver Piras – Aga, San Vito di Cadore. Tutti hanno detto che è uno dei ristoranti italiani più interessanti del momento e loro tra i cuochi emergenti del paese. Aggiungo che Aga è uno dei ristoranti italiani del momento e loro due dei cuochi emergenti del paese.

– Anche se te lo sei perso la sera prima e per quanto raro, bere un bicchiere di Cannonau Riserva Franziska ‘12 Barrosu alle 10 di mattina non è una grande idea.

– Amo molte delle annate seguenti ma non sono mai entrato in empatia con il Fiano Vigna della Congregazione ’04 Villa Diamante. Stavolta la bottiglia non mi è dispiaciuta anche se ha la bocca più torbata di un Laphroaig.

– Quando non ci saranno più i vecchi Guido Nicheli chi frequenterà l’Hotel Cristallo a Cortina?  

– Ogni volta che vado a La Subida rimango affascinato dal microcosmo della famiglia Sirk. Ora si può anche dormire in un nido in mezzo al bosco o in un fienile con il cavallo. L’Osteria è una meraviglia, validissima alternativa della super tavola Al Cacciatore, la colazione un pasto serio e la bici di Mitja una figata.

– La Caffetteria Torinese è uno dei bar italiani di riferimento. Si trova nella curiosa piazza della stellata Palmanova (no, la Michelin e Grillo non c’entrano niente) e mai avrei pensato di finire lì a mangiare il vitel tonnato.  

– Sono ufficialmente Klinec addicted. Ogni volta i vini di Aleks mi sembrano più buoni; prima o poi mangerò nella sua osteria sconclusionata (in terrazza), dormirò in uno delle stanze del fratello Uroš e comprerò un suo prosciutto intero.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.