Pasto Nudo (wine streaming of unconsciousness)

Pasto Nudo (wine streaming of unconsciousness)

Mi fece la verde Irpinia quando gli amici di Sindona si allenavano con Albino Luciani e Aldo Moro promuoveva giornali che Cossiga avrebbe sfogliato dalle pagine sportive cercando in Mario Piga profezie argentine di colonnelli e arbitri in Gonella altrimenti non si torna a casa c’è solo da imparare i trucchi di sparizione lanciarli dall’aereo è più comodo di suicidi assistiti su binari esplosivi mentre tutti guardano la Renault 4 rossa e a Frajese non dicono niente di Peppino radicale libero proletario democratico non gli hanno insegnato che è più livella la morte di una pigghiata po’ culo.

Eduardo mi confida siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di vino io capisco devo pomiciare almeno due volte con labbra di zibibbo silano abboccato mica per caso e finalmente trovo il mio posto tra gli elefanti rosa fratelli del diabolico Dumbo che le tieni a fare quelle recchie se non per volare a Los Angeles e mitragliare di sterco zio Walt e tutti gli amici suoi.

Stasera ceno al Laceno ci cresci proprio col sogno di dirlo e farlo ma ora ho la patente e posso caricare goliardi rubicondi prima e dopo Lo Spiedo il tartufo ariano litigatevelo voi che qua siamo negri sanniti sniffiamo ammoniaca mesenterica nelle nostre favelas di querce e castagni abballando tarantelle molettieriane colonna sonora per ultimo dei Mohicani senza chiome fluenti e frecce ma i cattivi ci sono lo stesso e presentano il conto a noi basta il calumet ci togliamo il cappello risultato garantito indifferentemente se venire incontro come sfuso casa o totem prezioso su scaffale enoteca.

Ma la borghesia è un morbo da cui non si guarisce senza virus non ci sono anticorpi mi inietto il vaccino con siringhe di stupore e Lamaione chi l’avrebbe mai detto che si può bere e masticare insieme ti hanno raccontato solo balle per vent’anni questa cosa della vita aspra e amara per forza è una falsa diceria dolce dolce dolce il sorso nelle notti di luna piena tanto pure la licantropia è irreversibile poco male l’anima dei luoghi la sbranerò strada facendo.

Ricchi premi e cotillon sparsi nel grande gioco dell’oca non vincerai la classifica generale ma qualche tappa sì miseria porta miseria e Clos d’Ambonnay ’96 borraccia in fuga con Perrières ’08 le cosce si fanno dure Tache ’91 ottimo rimedio per l’acido lattico a Nuova York no forse meglio open space inauguro settimana prossima siete tutti invitati portate Musigny ’02 Roumier i frutti sono di tutti e la terra di nessuno parola di Rousseau tipo baci Perugina bigliettino in Chambertin ’96 perché io valgo e prima che il Ghigallo canti ’83 volte tu lotterai contro i Mouline a vento d’estate io vado al mare voi che fate ma non so forse mi bevo Haut Brion ’89 ah beh si beh allora io mi schiatto nella capa di morto Monfortino ’78 come gara tra pescatori a chi l’ha preso più grosso mentre il subcomandante se ne sta furbo nell’angolo a spiluccare reliquie di Biondi Santi altro che Riserva titolare di quell’estate magica che fece sognare e urlare con Tardelli solo messer Taurasi non si scompone rompere il vetro in caso di eternità dalla vigilia di un lungo ’29 quando i dizionari non contenevano la parola crisi.

Ma dicono che campa cent’anni chi beve birra.

Naturale è chi naturale fa nel gargarozzo.

Lo sgarapendrulo della Valle Ufita.

Sul letto di morte Latour ’61 dentro la placenta Catheline passaggio Chave di una nuova esistenza.

 

Crediti foto di apertura: umbertocantone.it 
 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.