Le Avventure di Pig Malione #1 | Zagreo 2014 I Cacciagalli (seconda parte)

Le Avventure di Pig Malione #1 | Zagreo 2014 I Cacciagalli (seconda parte)

(continua da qui)

– Non mi hai detto perché si chiama Zagrèo.
– Beh, come sai Zagrèo era in origine una divinità agreste e ctonia, probabilmente di derivazione cretese, e il suo mito fu al centro della religione orfica.
– Niente di meno?
– Già. Figlio di Persefone e Zeus, che si era unito a lei in forma di serpente. Per lui il padre aveva una particolare predilezione e l'aveva destinato a regnare su tutto l'universo. 
– Cavoli. 
– Sì, ma i Titani vennero a sapere delle intenzioni di Zeus ed informarono Era, che, gelosa, ordinò loro di far sparire il bambino. I Titani lo attirarono con doni, una trottola, un rombo, una palla, uno specchio ed un astragalo.
– Un astragalo?
– Lascia fare. Allora Zagrèo cercò di fuggire trasformandosi in vari animali, fino a quando, diventato un toro, i Titani lo catturarono, lo fecero a pezzi e lo divorarono. 
– Povero Zagrèo.
– Aspetta, non è finita. A quel punto Atena riuscì a strappare alla loro furia il cuore del ragazzo, lo portò a Zeus, che lo inghiottì e lo rese immortale, facendolo rivivere in Dioniso, il dio del vino. I Titani, sconfitti, furono fulminati e dalle loro ceneri nacquero gli uomini.
– Ma ma ma, è una storia tristissima. [lacrime]
– Ma noooooo, devi andare oltre la simbologia mitologica.
– Cioè?
– Cioè Zagrèo rappresenta il vitigno Fiano, destinato da Bacco a dominare su tutto l’universo dei vitigni a bacca bianca.
– Però lui non muore, vero?
– Silenzio e fammi finire.
– Scusa.
– Di nulla, cara. E quindi i Marchigiani, gelosi e invidiosi, cercano di sopprimerlo, perché così lo scettro passerebbe al loro Verdicchio.
– Mamma, come sono litigiosi questi produttori.
– Allora attirano il Fiano in una trappola, offrendogli dei regali, tra cui un Anfora.
– E lui si fida?
– Lui si fida e i Titani di Jesi provano ad affogarlo in una melma di mosto e bucce.
– Che cattiveria.
– Ma a quel punto interviene Luigi Veronelli, il re di noi eno-tellers, e lo salva declamando alla Douja d’Or di Asti la sua formula magica: “il peggior vino del contadino è migliore del miglior vino industriale”.
– E che succede, che succede, che succede?
– Allora il Fiano si risveglia a Lapio, e comincia a viaggiare per le campagne campane, raccontando la sua storia e illuminando le tavole degli dei.

Zagreo '14

– Meno male che finisce bene. [sospiro di sollievo]
– Infatti, come puoi vedere fin dal colore, tutto parla di luce e rinascita in questo vino.
– Spiegami.
– Il giallo paglierino tipico dell’aurora, quando la leggera foschia non si è ancora dissolta.
– Per questo è un po’ velato?
– Esatto: è una velatura voluta appositamente per ricreare quell’atmosfera, che si ottiene rinunciando alle chiarifiche e alle filtrazioni.
– Uanima, e chi avrebbe mai creduto che ci fosse tutto questo dentro una bottiglia di vino? [stupore]
– Esatto, ma solo chi sa spalancare gli occhi alla meraviglia se ne accorge. [ammiccamento]
– E che ci senti come profumi? Che ci senti, che ci senti, che ci senti?
– Che ci sentiamo, vuoi dire. Mapo, lipo, lice, pompìa, limo, mandarancio, tangerino, per cominciare.
– Ecco, vero.
– Ascinucetum candida albicans, malassezia, saccharomyces cerevisiae, anche.
– Mannaggia, lo stavo per dire.
– Angelica, camomilla, citronella, issopo, tabasco, ajwain, achiote, calendula, come note di cuore.
– Sì, sì, l’issopo è proprio netto.
– E poi nella coda effluvi di acqua denaturata nel ferro da stiro, rete da beach volley, motorino di phon portatile sotto sforzo, mandorla tritata su sfoglia di zucca mantovana, marmo bagnato a fontana di Trevi.
– No, questi non li avevo riconosciuti.
– Li riconoscerai. [ammiccamento]
– E l’analisi gustativa? Lo trovi anche tu abbastanza equilibrato, abbastanza fresco, abbastanza persistente?
– Preferisco descriverlo così: una carezza elettrica, come uno studio di Kandinsky, una scintilla di autenticità e concretezza, come un romanzo di Ignazio Silone, un rock spogliato di ogni preoccupazione formale, come l’album d’esordio dei Nirvana, la polpetta gustosa di nonna che ti fa più gola dell’ultimo piatto di Ducasse.
– Uau. [sospiro]
– Sono contento che ti piaccia, ma non avevo dubbi… [ammiccamento]

Zagreo '14 (retro)

– Però non mi hai ancora spiegato da dove viene il nome Cacciagalli.
– Stavo per dirtelo.
– Grazie.
– Figurati. Devi sapere che l’azienda si trova nella località dove si rifugiò il gladiatore Spartacus dopo la rivolta guidata a Santa Maria Capua Vetere contro Batiato e gli altri patrizi.
– Vero, l’ho visto su Sky.
– Allora sai anche che Spartacus andava d’accordo con tutti gli altri gladiatori, tranne coi francesi.
– Sì sì, me lo ricordo.
– E ogni volta che giocavano a scopone scientifico, quelli arrivavano a dare fastidio, anche perché non si lavavano e non conoscevano il bidet.
– Proprio, la sesta puntata.
– E allora Spartacus prendeva il gladio d’allenamento e li cacciava subito via. Ora, come si chiamavano i francesi all’epoca dei Romani?
– Galli
– Quindi: Spartacus fu ribattezzato “il caccia Galli”, colui che caccia i francesi.
– Spettacolare.
– E questo vino raccoglie in pieno l’eredità epica: chi ha bisogno di bottiglie transalpine, quando puoi bere una delizia del genere?
– Hai proprio ragione, Maestro, come sempre. [sospiro]
– Tu l’hai vista l’ultima serie di Spartacus, vero?
– Ma perché, non era finita con la terza?
– No, ne hanno fatto un’altra, dove si raccontano ancora più nel dettaglio le sue doti da amatore… [ammiccamento]
– Sul serio? E tu hai il dvd da prestarmi?
– No, si può vedere solo online dal televisore di casa mia… [ammiccamento]
– Mi piacerebbe vederla.
– Cameriere, il conto.

[Da un’altra parte, nello stesso momento…]

– Paolo, col polletto allo spiedo e le patate al forno ci sta un amore.
– Eh.

 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.