Vintage #5 | 1986, non solo Chernobyl

Vintage #5 | 1986, non solo Chernobyl

«Improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo» (Tom Highway-Clint Eastwood detto Gunny, sergente maggiore dei Marines, divisione esploratori)

Lo scopo è bere, non c’è neanche bisogno di dirlo. Siamo addestrati a sondare ogni sentiero stappatorio estemporaneo e ci adeguiamo con marziale disciplina agli ordini impartiti dal cavatappi di ordinanza.

Ma non trascuriamo il valore strategico di una scrupolosa pianificazione, perché le truppe degli astemi e dei braccicorti sono folte e subdole. E certe missioni bevitorie richiedono fiuto da segugi e lungimiranza organizzativa da casalinga vogherese.

Tra le adunanze da tempo istituzionalizzate con i commilitoni di sempre, c’è quella di stampo carlocontiana battezzata “Vin Tage”: panoramica ragionata su vendemmie che raggiungono la cifra tonda di età.

Il prossimo appuntamento coinvolge quelle col 6 finale, e se è vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, ripercorriamole insieme col format della rubrica inaugurata sulle pagine del bimestrale di Enogea *. Partendo dal 1986, millesimo ancora largamente reperibile in diverse zone: parecchie cartucce a disposizione per i trentenni che vogliono regalarsi un eno-genetliaco degno di questo nome con belle bottiglie della propria annata. Consigli non certo disinteressati, sia chiaro, perché in cambio mi aspetto come minimo l’invito. [coming next: Vintage 1996]

An aerial view of the Chernobyl nucler power plant, the site of the world's worst nuclear accident, is seen in April 1986, made two to three days after the explosion in Chernobyl, Ukraine. In front of the chimney is the destroyed 4th reactor. (AP Photo) - ilpost.it

An aerial view of the Chernobyl nucler power plant, the site of the world's worst nuclear accident, is seen in April 1986, made two to three days after the explosion in Chernobyl, Ukraine. In front of the chimney is the destroyed 4th reactor. (AP Photo) – ilpost.it

L’anno zero del vino italiano

Non sono propriamente ricordi positivi quelli evocati dal 1986, dentro e fuori il bicchiere. Il trentennale del disastro nucleare di Chernobyl cadeva pochi giorni fa (link), ma nessuno sa dire se e quando si esauriranno i tragici effetti sulle popolazioni e le terre.

Con le dovute proporzioni, fu una piccola Chernobyl anche quella che travolse il vino italiano con lo scandalo metanolo (link). Il punto più basso di sempre, ben oltre i 23 morti accertati, le intossicazioni, gli arresti. Ha del miracoloso quel che è accaduto da allora, perché l’intero comparto fu costretto a ripartire quasi da zero. Per il crollo verticale dei consumi, l’aggressività comunicativa di prodotti “concorrenti” come la birra, ma soprattutto per una credibilità internazionale di fatto devastata e da ricostruire in toto.

Il ritornello degli italiani che si esaltano nelle difficoltà lo lasciamo volentieri alla stucchevole retorica caressiana. C’è più di un fondo di verità, però, come testimonia l’esplosione di energie e nuovi progetti che animarono fin da subito il post-Metanolo. Non è un caso se il 1986 è anche l’anno in cui nasce ufficialmente Arci Gola-Slow Food e il quotidiano Il Manifesto lancia il supplemento Gambero Rosso. Solo una delle tante risposte “sistemiche” partorite dal made in Italy enogastronomico, in buona parte ancora vergine sul fronte guide, riviste, programmi televisivi, eventi, presìdi, e compagnia cantando.

E forse non è una semplice coincidenza temporale, considerando i successivi sviluppi del settore, che proprio il 30 aprile di trent’anni fa l’Italia si connetteva per la prima volta alla rete globale, quarto nodo europeo dopo Regno Unito, Norvegia e Germania.

Ricorderemo il 1986 per gli omicidi di Olof Palme (link) e Michele Sindona, i missili di Gheddafi, la nube tossica del Lago Nyos in Camerun, la prima vittima accertata per il morbo della “mucca pazza”. Ma anche per il passaggio della cometa di Halley, il premio nobel a Rita Levi Montalcini, l’ultimo tour dei Queen, il gol più bello di tutti i tempi del più grande calciatore di tutti i tempi.

E poi l’inaugurazione del Museo d’Orsay, che festeggerà i trent’anni di apertura al pubblico il prossimo primo dicembre. La sua ristrutturazione diede fama internazionale all’architetto italiana Gae Aulenti, e al mondo la chance di visitare uno dei luoghi a massima concentrazione di bellezza del pianeta. Praticamente impossibile dribblare la sindrome di Stendhal lungo l’ala dedicata agli impressionisti. Se non ci siete mai stati, programmate immediatamente un viaggio a Parigi: è una delle poche cose della vita che vale la pena di preferire ad una grande orizzontale con i migliori vini del 1986.

Classe verticale

Tutt’altro che “mediatica” in partenza, l’annata 1986 è oggi considerata di culto da una larga schiera di collezionisti e bevitori. Classici, austeri, rigorosi, i migliori vini del millesimo svelano un carattere trasversale tra zone e tipologie anche molto distanti tra loro.

L’andamento meteorologico fu un po’ dappertutto quello tipico “anni ‘80”: inverno freddo, finanche “mite” se paragonato al precedente, primavera irregolare e piovosa, estate calda ma senza picchi di afa, inizio di autunno buio ed umido, ottobre solare. Ne venne fuori una vendemmia estremamente prolungata, di cui si giovarono soprattutto le aree e le varietà più tardive, nonché i produttori più ottimisti e pazienti, proprio grazie alle ultime settimane climaticamente ideali.

Crediti foto: assets.catawiki.nl

Crediti foto: assets.catawiki.nl

La forbice tra le varie riuscite è comunque piuttosto ampia, anche all’interno degli stessi distretti. Un’eterogeneità che si manifesta soprattutto sui bianchi, mentre tra i rossi è più facile individuare un filo espressivo comune. Il “gruppone” è composto da vini di medio corpo, spesso in bilico tra eleganza e magrezza, droiture e algidità. Per mancanza di polpa e maturità fruttata, per l’acidità cruda e scoperta, i tannini severi, ingentiliti ma non esattamente risolti o addomesticati dalla sosta in bottiglia.

Le punte come detto giocano un altro campionato per classe estrattiva e profondità, ma non è comunque il vostro millesimo, in generale, se cercate vini compiuti e gaudenti. O perlomeno non ancora, dato che in qualche caso viene davvero da pensare a “difetti di gioventù”: state senza penzier’, insomma, andranno bene pure per festeggiare gli anta.

1986, le migliori riuscite

Bordeaux (****/*****). Chi non ha problemi di budget può senz’altro partire dai cru classé girondini per pescare il meglio dell’annata ’86 in Europa. Ma attenzione: non è tutto oro quel che luccica, come spesso accade coi millesimi freschi e tardivi, e qualche “delusione” si nasconde anche tra gli Château più reputati. Il livello è sicuramente più alto per i rossi di Riva Sinistra (Pauillac e Saint-Julien in primis), mentre a Pomerol e Saint-Emilion, così come per i bianchi secchi e muffati, va inquadrata come vendemmia “solo” buona. I leader sono senza dubbio i due “cugini” Rotschild, Lafite e Mouton, seguiti a ruota da premier mancati come Léoville-las-Cases e apparenti “underdog” come Rauzan-Ségla, Gruaud-Larose, Cos d’Estournel. Secondo me non valgono invece il loro prezzo, almeno in rapporto alle quotazioni attuali, gli ’86 di Château Latour e Haut-Brion, fin troppo “verdi” e sottrattivi.

Barolo '86 - Bartolo Mascarello

Langhe (****). Millesimo che si incontra raramente nelle carte più ampie e profonde a tema Barolo e Barbaresco, essenzialmente per ragioni quantitative. Violente e diffuse grandinate primaverili ridussero drasticamente le rese in diverse zone, infatti, e alcune etichette importanti non furono proprio prodotte. Non mancano tuttavia nebbiolo memorabili; oltretutto inconfondibili per l’originale accento “borgognone”, suggerito dal frutto luminoso e dalla soave tessitura sapida. Per i miei limitati assaggi svettano il Barolo di Bartolo Mascarello (link) e il Falletto Etichetta Rossa di Giacosa, ma l’86 è anche uno dei migliori Martinenga Gaiun e Camp Gros Marchesi di Grésy di sempre.

Toscana (****). Ancora piuttosto reperibili e tutto sommato accessibili nei costi, una quota rilevante dei migliori rossi italiani del 1986 proviene dai principali distretti toscani. Con tante opzioni sia nelle denominazioni classiche a base sangiovese, sia tra i “supertuscans”, con o senza il contributo delle varietà internazionali. Vini tesi, martellanti, talvolta scorbutici, ma indubbiamente dotati di forza, energia e coerenza territoriale. Il Brunello di Soldera e il Pergole Torte di Montevertine è la coppia che più mi ha regalato gioia finora, ma la rappresentanza toscana tra Chianti Classico, Rufina e Montalcino è decisamente ben nutrita.

Le altre zone. Si possono recuperare bellissime bottiglie anche là dove la vendemmia ’86 ha dato esiti più controversi, nel bene e nel male. Discorso che vale un po’ per tutto il sud della Francia (Hermitage, Cote-Rotie e Madiran in testa), per le aree nobili della Penisola Iberica, ma anche per buona parte del centro-sud italiano, isole comprese. C’è da scavare con maggiore attenzione, e però non si può mettere da parte nemmeno il nord-est per recuperare autentiche chicche soprattutto in Valpolicella, Romagna e Friuli.

Tendenzialmente da evitare (salvo eccezioni): Borgogna, Champagne, Loira, Alsazia, Mosella, Rheingau, Wachau.

Crediti foto: vivino.com

Crediti foto: vivino.com

Orizzontale Annata 1986 – I Consigli di Tipicamente

Le fasce indicate si riferiscono ai prezzi medi di vendita per bottiglie da 0,75 lt, con particolare riferimento agli acquisti di privati sul mercato secondario, e-commerce in primis. E’ opportuno considerare quotazioni più alte nei listini di distributori, enoteche e ristoranti dotati di cantine profonde.

Opzione 1: No Limits (budget € 2.050/3.670)

Gaja – Gaja & Rey – € 130/170
Montevertine – Pergole Torte – € 150/200
Bruno Giacosa – Barolo Falletto Etichetta Rossa Riserva – € 300/400
Bartolo Mascarello – Barolo – € 200/250
Château Lafite-Rotschild – Pauillac 1er Cru Classé- € 700/900
Château Mouton-Rotschild – Pauillac 1er Cru Classé – € 600/800
Château Léoville-las Cases – Saint-Julien 2e Cru Classé – € 400/500
Vega-Sicilia – Ribera del Duero Vega-Sicilia Unico – € 350/450

Opzione 2: Trent’anni si fanno una volta sola (budget € 1.550/1.970)

Castello della Sala – Cervaro della Sala – € 50/70
Gianfranco Soldera Case Basse – Brunello di Montalcino – € 200/250
Marchesi di Grésy – Barbaresco Martinenga Gaiun – € 150/200
Château Rauzan-Ségla – Margaux 2e Cru Classé – € 200/250
Château Gruaud-Larose – Saint-Julien 2e Cru Classé – € 150/200
Jean-Louis Chave – Hermitage Rouge – € 200/250
Guigal – Cote-Rotie La Mouline – € 250/300
Quintarelli – Amarone della Valpolicella Classico Riserva – € 350/450

Opzione 3: “Poca” spesa, molta resa (budget € 355/485)

Mastroberardino – Fiano di Avellino Radici – € 30/40
Lino Maga – Barbacarlo – € 25/35
Ronchi di Castelluccio – Ronco dei Ciliegi – € 30/40
Frescobaldi – Chianti Rufina Montesodi – € 20/30
Felsina – Fontalloro – € 60/80
Cerbaiona – Brunello di Montalcino – € 100/150
Castello di Rampolla – Sammarco – € 60/70
Corvo Duca di Salaparuta – Duca Enrico – € 30/40

Vintage – Le precedenti puntate

#1: 1990. Notti Magiche – link 
#2: 1984. C’era una volta la vendemmia a una stella – link 
#3: 1994. Una vendemmia difficile – link 
#4: 1985. L’inverno dei record – link 

ps grazie ai Burocrati del Gusto per gli spunti e i consigli

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.