La freschezza ossidativa degli Champagne Selosse

La freschezza ossidativa degli Champagne Selosse

Dopo avergli corso dietro per un bel po’ di tempo, contribuendo con qualche bonifico sconsiderato all’acquisto della sua casa al mare, ho praticamente perso di vista gli Champagne di Anselme Selosse.

Sono fatto così e non ci posso far niente. Cotte, infatuazioni, veri innamoramenti e repentini dietrofront. Un momento mi sembra di non poter fare a meno di una certa bottiglia e il giorno dopo mi chiedo perché mai l’ho comprata. Tipico dei gemelli.

Per farla breve, era da tanto che non mettevo il naso in uno dei vini dello stregone di Avize. Almeno con un po’ di calma e la dovuta attenzione. L’ho rifatto da poco, con il piacere di chi incontra per caso un vecchio amico e finisce per passarci la serata, ridendo e chiacchierando di chissà che, felice di scoprire che il tempo non ha spento il rapporto e l’empatia c’è ancora.

Passo indietro. L’ultima volta che ho preso carta, penna e calamaio per scribacchiare di Selosse era il 13 Giugno 2009. Dicevo:

Personalmente, sugli Champagne del buon Anselmo, ho cambiato idea almeno un centinaio di volte, passando allegramente dall’adesione fideistica al rigetto totale, dal timido entusiasmo all’ira funesta per certe bottiglie impresentabili. Insomma, non sarò certo io a chiarirvi le idee su queste bolle, però qualche riflessione credo di poterla fare. Non fosse altro per le rate del mutuo che sto ancora pagando dopo gli acquisti fatti durante quella visita in cantina.

Si fa fatica a trovare una bottiglia uguale all’altra, parlando ovviamente della stessa etichetta, della stessa annata, eccetera eccetera… Direte voi: bene, è il bello dell’artigianato. Rispondo io: col cavolo che accetto di bere una boccia buona su cinque quando le pago cento euro (nota di aggiornamento: oggi quei dindi non bastano più).

Il Substance che ho bevuto ieri sera, molto diverso dal penultimo assaggiato (indecente), era parecchio, ma parecchio bono. Non lo Champagne come uno se l’immagina, sia chiaro, ma un vino assolutamente originale e divertente: note di zabaione, frutta secca, panettone e cacao, palato con bollicine finissime, acidità perfetta, corpo voluttoso e profondo, di grande coerenza aromatica seppur fuori dagli schemi. Più uno Champagne da meditazione che da aperitivo, ovvio, ma comunque stupendo”.

Substance retro

Ecco. L’ultimo Substance, portato in dote da Mr. Capanno Mauro Rastelli e risalente all’epoca dei miei ultimi acquisti in cantina (dégorgement: 15 Giugno 2006) era incredibilmente simile ad allora nella descrizione ma addirittura meglio nel risultato finale.

Un vino magnifico perché capace di unire alla perfezione sensazioni terziarie a lampi di grandiosa freschezza. Un miracolo di combinazioni e duetti: di là l’opulenza e l’intensità, condita quasi da ricordi di vermut vintage; di qua l’acidità e l’inarrestabile profondità del sorso, mai domo e senza il minimo accenno di asciugature o note amare.

Direi uno Champagne di freschezza ossidativa, se non avessi smesso di credere all’impossibile e non ci fosse di mezzo la mia personale moratoria contro gli ossimori.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.