Pillole di Wine Club #10 | Costa d’Amalfi: varietà, sottozone, interpreti

Pillole di Wine Club #10 | Costa d’Amalfi: varietà, sottozone, interpreti

E giungemmo così all’ultimo appuntamento del Tipicamente Wine Club – Sezione Campania, calendario 2015/16, incentrato sulla Costa d’Amalfi con l’assaggio di 17 vini tra bianchi e rossi.

Prima delle consuete “pillole”, permettetemi un piccolo bilancio di questa esperienza, inedita per me sotto molti punti di vista. Nel senso: ho preso parte a centinaia di degustazioni in circa un quindicennio, a volte contribuendo ad organizzarle e a condurle, ma è la prima volta che lavoro su un vero e proprio programma “indipendente”. Allestito interamente, o quasi, con bottiglie raccolte e conservate nella mia cantina in funzione “editoriale”, per verificare a distanza di tempo tutta una serie di impressioni, proiezioni, giudizi. Non credo si possa migliorare come assaggiatore, critico o giornalista senza sottoporsi periodicamente a questo tipo di prove. Perché i vini cambiano, e noi con loro, e ricordare sottovalutazioni e sovrastime, errori e cantonate, è più utile della litania di primogeniture e vaticini.

Mi chiedevano da almeno un lustro di aprire queste panoramiche ad altri amici, colleghi, appassionati, ma ho a lungo titubato. Temevo che le esigenze da “politicamente corretto” – inevitabili quando ti interfacci con gruppi allargati – ne limitassero l’efficacia didattica e auto-formativa. Mi sbagliavo di grosso. Fin dalla prima serata si è creato esattamente il clima che auspicavo: niente pregiudizi o sovrastrutture, indifferenza a punteggi e classifiche, nessuno che vuole convincere nessuno di ciò che deve o non deve piacere. Anche perché le convergenze poi si manifestano in maniera molto naturale, là dove c’è apertura mentale e la voglia di lasciarsi andare alla bellezza del convivio. Che troppo spesso trascuriamo, presi dalla nostra seriosa e onestamente un po’ patetica autoreferenzialità.

E’ stato particolarmente gratificante conoscere tante nuove persone al di fuori dei soliti circuiti. E rendersi conto una volta di più che nel “mondo reale”, come sottolinea giustamente l’amico Mauro Erro, non c’è posto – se non in forma ultra diluita – per fuffe e celolunghismi. Il mercato interno è tenuto in piedi da un mucchio di appassionati curiosi e rilassati, desiderosi di bere bene in compagnia e confrontarsi con semplicità. Jescimmo e tuccammo ‘e femmene, viene da dire, perché il vino muore se diventa riserva di caccia dei Robertini. O peggio ancora, quando le proposte di scambio sono subordinate più a logiche politiche che edonistiche. Non ci sono e non devono esserci “intoccabili” o preoccupazioni cencelliane per un bevitore puro, chiamato ad autofinanziare la propria passione fino all’ultimo centesimo, non senza sacrifici.

Lasciatemi inoltre ringraziare Feudi di San Gregorio, a partire dal presidente Antonio Capaldo, per aver ospitato i nostri incontri. Sento già la saudade per la saletta del Marennà, il ristorante stellato integrato nella struttura di Sorbo Serpico: “tana” ideale, grazie alle mille attenzioni di Angelo Nudo, Paolo Barrale e del loro staff. Non capita di frequente, dalle mie parti, di poter assaggiare in totale autonomia vini di “concorrenti” in un’altra cantina. Men che meno sentirsi liberi di fare pelo e contropelo alle stesse bottiglie dell’azienda ospitante. Ma non c’è da meravigliarsi: una realtà calata in una dimensione mondiale, com’è da anni la corazzata irpina, non ha tempo da perdere con quisquilie local-condominiali.

Costa d’Amalfi: i migliori riassaggi

Costa d’Amalfi #1 | Appunti di un viaggio verticale
Costa d’Amalfi #2 | Area di produzione e vitigni
Costa d’Amalfi #3 | Sottozona Furore, le migliori aziende
Costa d’Amalfi #4 | Sottozona Ravello, le migliori aziende
Costa d’Amalfi #5 | Sottozona Tramonti, le migliori aziende (prima parte)
Costa d’Amalfi #6 | Sottozona Tramonti, le migliori aziende (seconda parte)

Ai link qui sopra trovate il focus sui vitigni, le sottozone e ai migliori interpreti della Costa d’Amalfi, pubblicato a puntate sul portale di Campania Stories. Posso allora partire dalla coda, da una “diagonale” di etichette ed annate piuttosto divertente, nonostante le forti oscillazioni di gradimento, o forse proprio per quelle. Siamo abituati all’effetto montagne russe quando viaggiamo in Campania, ma forse mai questa volta ci è sembrato di attraversare l’intero arco costituzionale delle intenzioni stilistiche. Quasi impossibile una sintesi ordinata, anche perché gli alti e bassi si manifestano sulle proposte della stessa azienda, e talvolta sulla medesima etichetta testata in verticale.

Si va dal bianco leggerino e delicato a quello pesante e appiccicoso, ma soprattutto risulta ostico tracciare un profilo territoriale credibile nel momento in cui alla cieca capita di ipotizzare altri terroir e vitigni regionali, Irpinia e Fiano in testa. E non in maniera episodica. Storia che si ripete sui rossi: per quanto “buono” possa essere, non ricomprerei mai un blend amalfitano confondibile con un Aglianico dell’Alta Valle taurasina. Ma si rivelano fondamentalmente trascurabili anche quelli resi “apolidi” dalla sovramaturazione, dal rovere un tanto al chilo e da zavorre estrattive. Né regge come unico alibi la “spontaneità artigianale” di certe microproduzioni altrettanto impoverite da riduzioni insistenti, volatili fuori controllo, tannini sadici.

Eppure ci si sfizia ugualmente, come detto, ad assaggiare e riassaggiare i vini più evocativi della Costa d’Amalfi. Perché il gioiellino nascosto c’è sempre, e ti coglie di sorpresa quando meno te lo aspetti. Ricavandone idee antitetiche: da una parte le opzioni più interessanti sembrano portarsi dietro un che di “casuale”, dall’altra si avverte comunque una sorta di forza intrinseca, legata ad un territorio oggettivamente unico. E’ come se ogni vino dovesse seguire il suo corso, per poi farsi quasi trasparente rispetto ai vizi e le virtù che l’hanno generato. Una “sincerità” di fondo, che parla all’assaggiatore più sensibile e rivela di volta in volta chi prevale tra la zona, la vigna, la varietà, l’uva fuori areale, il protocollo, l’annata. Ecco perché scelgo di raccontarvi i vini che durante la serata hanno finito per incarnare meglio quest’innata anima caotica, quasi bipolare, frammentata fino all’esasperazione. E’ un terroir sospeso tra mare e montagna, lo ripetiamo sempre, ma sarebbe un errore pensarla come una dimensione “intermedia”. Appare piuttosto un “non-luogo”, dove la vigna e gli uomini si difendono a morsi il loro spazio vitale, e sono disposti a seguire le traiettorie più tortuose.

San Francesco -Tramonti Bianco '12

Tenuta San Francesco – Costa d’Amalfi Tramonti Bianco 2012

Perfino primario aromaticamente, sembra almeno un paio d’anni più giovane. E non ha nulla dello stereotipo da “vendemmia calda”: sì solare, ma balsamico e fiorito, ricco di effluvi nordici e montani (pompelmo, erbe, muschio). Se il naso potrebbe mimetizzarsi accanto a certi bianchi lapiani, la bocca è decisamente più costiera. Anzi, tramontina: sottile ma ritmata, attraversata da una gradevolissima vena acidula, quasi fosse un magnifico dissetante mojito secco. Uvaggio di biancazita, biancatenera e pepella.

Furore Bianco '10

Marisa Cuomo – Costa d’Amalfi Furore Bianco 2010

Non ho mai nascosto le mie preferenze per il Furore Bianco “base” di Marisa Cuomo rispetto al ben più celebre “fratello maggiore”. Senza nulla voler togliere al Fiorduva, l’etichetta che ha fatto conoscere la Costa d’Amalfi vinicola nel mondo, in tutto e per tutto un “vino evento” che fatico tuttavia a collocare a tavola. Il 2010 si conferma una delle migliori riuscite per l’efficace compromesso tra confezione enologica e personalità territoriale: leggero burro, lieviti e frutta tropicale, agrumi ed erbe da cucina, è ravvivato da una bella salinità, con centro bocca solido. 60% biancazita, 40% biancatenera.

E' Iss '09

Tenuta San Francesco – E’ Iss’ 2009

Tintore in purezza da piante centenarie prefillosseriche, prodotto dal cru Vigna Paradiso di Tramonti, l’E’ Iss’ di Tenuta San Francesco è senza dubbio uno dei vini più originali della Costa d’Amalfi. Ancora una volta il 2009 ricorda certi rossi franco-catalani a partire dall’impatto sanguigno e selvatico, con lampi grenachosi di frutto rosso estivo, spezie piccanti, erbe essiccate. Sorso consequenziale, tuttavia increspato e accorciato dal tannino violento, troppo violento: perde insomma nella trama, ma non nel carattere.

Monte di Grazia Rosso '07

Monte di Grazia – Monte di Grazia Rosso 2007

Il vino della serata, come si dice in questi casi. In primo luogo per il suo valore “didattico”. Un tintore di Tramonti da vecchie vigne me lo immagino esattamente così: più acuminato che potente, con tannini fitti e saporosi, ma integrati nella beva leggera e spontanea. E poi quel naso ampio e profondo che pesca dal registro floreale e boscoso, il frutto che spazia dal lampone alle bacche, dalla mela annurca al melograno e al mandarino. Quasi un gemellaggio tra il tirreno montano e certe atmosfere del Rodano settentrionale, con un tocco da Morgon nella qualità del succo. Rispetto ad altre versioni non c’è nessuna indecisione olfattiva né anarchie volatili: un rosso “completo”, insomma, che mette d’accordo cervello e cuore.

Borgo di Gete '06

Reale – Borgo di Gete 2006

Senza dubbio il vino che più mi ha stupito in rapporto ai ricordi pregressi. Lo avevo lasciato cupo e compresso, lo ritrovo arioso e disteso, tra tocchi di violetta e cocomero, con pregevoli approfondimenti terrosi, affumicati e speziati. E la bocca non tradisce col suo gioco dolce-salato, lo sviluppo progressivo e sereno, appena brusco in finale: forse gli manca solo un pizzico di allungo e profondità per essere grande.

Pillole di Wine Club #1 | Orizzontale Greco di Tufo 2003-2004
Pillole di Wine Club #2 | Orizzontale Fiano di Avellino 2002-2003
Pillole di Wine Club #3 | Orizzontale Taurasi 2000-2001
Pillole di Wine Club #4 | Doppia Verticale Caracci e Pietraincatenata
Pillole di Wine Club #5 | Verticale Barolo Vignarionda Massolino
Pillole di Wine Club #6 | Verticale Patrimo Feudi di San Gregorio
Pillole di Wine Club #7 | Verticale Fontalloro Fèlsina
Pillole di Wine Club #8 | Verticale Montevetrano Silvia Imparato
Pillole di Wine Club #9 | Verticale Tenuta Frassitelli Casa D’Ambra

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.