Digressioni Sabatiche #2 | Perché Totti non è un film, semmai una serie

Digressioni Sabatiche #2 | Perché Totti non è un film, semmai una serie

Se fossi Shonda Rhimes o Michelle Obama (tanto sono la stessa persona), il finale del film lo scriverei così:

Lunedì 16 maggio, all’indomani dell’ultima giornata di campionato, ore 10:10, Auditorium PalaGarbatella.
Francesco Totti convoca conferenza stampa a radioromaneunificate e rilascia la seguente dichiarazione:

«Dopo le ultime settimane di silenzio, è arrivato il momento di annunciare le mie decisioni. Il presidente Pallotta mi ha proposto un rinnovo di contratto come calciatore dell’A.S. Roma per i prossimi due anni, con la garanzia di potermi ritagliare un ruolo da protagonista. L’ho ringraziato e gli ho spiegato perché non potevo accettare. La mia vita sull’erba finisce qui. Appendo le scarpette al chiodo. L’ho giurato come voto a Padre Pio al minuto 84 della partita col Torino e non posso in alcun modo tornare indietro. Se sono stati decisivi due gol in mezzo a un assalto disperato per convincere la società a non ammainare la sua bandiera, come è successo, non c’è contratto che tenga.

Smetto per le stesse ragioni che mi hanno guidato in questi 23 anni: l’amore per la Roma. Totti non diventerà mai un peso, un problema, una zavorra per questa squadra e questa città. Mi sacrifico volentieri, se serve per tornare a vincere, e regalare a questa fantastica tifoseria la gioia che merita. Compenserà la nostalgia e la sofferenza che già provo nel profondo, ché senza la numero 10 sarà come vivere con un pezzo di cuore mancante.

Non posso concepire l’idea di vestire un’altra maglia, che non sia quella giallo-rossa: ecco perché non ho preso in considerazione nemmeno per un secondo le proposte miliardarie arrivate dagli Stati Uniti, dalla Cina e dal Qatar. E non accetterò nemmeno l’incarico tecnico-dirigenziale che mi è stato offerto dal presidente Pallotta quando gli ho comunicato le mie intenzioni. Per le stesse ragioni di cui sopra. Se Totti è un ostacolo alle ambizioni della Roma, lo è sia in pantaloncini, sia in giacca e cravatta. Anzi, a maggior ragione. Perché io sono e sarò sempre lo stesso. Nel mio modo di vivere la città, di coltivare le amicizie, di proteggere la mia famiglia.

Ho realizzato i miei sogni di pischello, con quello che ho guadagnato possono campare tre generazioni. Ma voi lo sapete: tutto ciò che ho avuto, ho provato a restituirlo con ogni singola goccia di energia in corpo. E continuerò a farlo da tifoso, il primo tifoso se vorrete. L’ultima cosa che vi chiedo è proprio questa: oggi più che mai la Roma ha bisogno di voi, di noi. Torniamo a riempire lo stadio, fino all’ultimo scalino, cantiamo e urliamo più forte, abbracciamoci più stretti quando risuona l’inno di Antonello. A settembre ci vediamo in curva, il mio posto è là in mezzo a voi. Oggi più che mai: Forza Roma».

Ma non siamo a Hollywood e l’incombenza dell’epilogo spetta (forse giustamente) a Stefano Sollima, Paolo Liguori, o tutti e due. Per cui non perdetevi l’ultima puntata su Sky Atlantic 1. L’ultima? Uhm.

(voci di corridoio dicono che stanno già girando la stagione successiva della serie a Guidonia, ndr)

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.