Damiano Donati. Punto.

Damiano Donati. Punto.

Avevo una voglia matta di provare la nuova cucina di Damiano Donati, dopo quasi 5 anni dalla vecchia esperienza al Serendepico. Esaltante, per il sottoscritto e un plotone di scribacchini.

Capitolo significativo quanto breve, quello sulle colline lucchesi, per un ragazzino diverso dagli altri, istintivo quanto riflessivo, deciso a concedersi degli strappi di carriera (apparenti), facendo un passo indietro che nella realtà si è rivelato uno scatto in avanti. Via dai fornelli, dunque, per una parentesi di contatto diretto con la terra e la materia prima, decisiva nell’approccio culinario di questo cuoco brillante, finito di colpo a lavorare in un’azienda agricola della provincia, tra ortaggi, formaggi e maiali da spolpare.

Damiano Donati

Damiano Donati – Credits: Cook_inc

Il ritorno in pista è un’altra bella storia da raccontare. Due amici d’infanzia pensano ad un locale da aprire insieme. Tommaso Martelli è un avvocato “pentito” che non vede l’ora di cambiare vita e Iacopo Di Bugno un giornalista – imprenditore con una cantina ben avviata in Argentina. Carrambata: avevo conosciuto Iacopo a Mendoza, in un tour a tutto malbec e asado che gli autori di questo blog fecero nell’Aprile 2007, finendo a gozzovigliare per le vigne di Proyecto Mas. La vita, a volte.

Eccoli i principali protagonisti di Punto Officina del Gusto, tra le mura di Lucca. La cucina di Damiano mi è piaciuta un sacco, anche se in maniera diversa rispetto al passato. E’ diretta, senza filtri, capace di incanalare al massimo le sensazioni primarie (specie quelle vegetali), giocando a mescolare i sapori senza confonderli. Giovane e pienamente contemporanea, in questo senso, ma anche rigorosa e compiuta, senza scivoloni fuffosi. Ah, e con un pane da capottarsi per quanto è buono; ma questa non è una novità.

Una delle tavole del ristorante

Uno dei tavoli del ristorante

Una cucina perfetta per il locale che gli sta intorno. Una specie di circolo ARCI finto trasandato: soffitto basso, tavoli fatti con vecchi legni di riciclo (stupendi), angolo bar con amari, scantinato e delizioso dehors per la bella stagione. Un posto in cui non ti stupiresti di vedere una partita a tresette ma anche molto vicino a una concezione nordic. Come nell’apparecchiatura, senza tovaglie né sottopiatti, che fa indispettire qualcuno e venire gli occhi a cuore al sottoscritto.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.