Pol Roger | La più bella visita in cantina della mia vita

Pol Roger | La più bella visita in cantina della mia vita

Negli ultimi vent’anni ho visitato centina di cantine, per lavoro e per piacere. Moltissimi appuntamenti sono stati istruttivi, alcuni divertenti e certi noiosi. Altri semplicemente normali e pochi, per fortuna, disastrosi.

Tra tutte le visite, però, se mi chiedessero di incorniciarne una e una soltanto, direi di getto: Pol Roger. Erano gli anni del moto compulsivo verso la Champagne, quelli in cui ci eravamo messi in testa di assaggiare tutti i vini della zona, inebriati dallo sbocciare del movimento dei piccoli récoltant-manipulant alternativi quanto dalla voglia di conoscere direttamente le grandi maison. Sempre laici noi, anche in questo. Le religioni le lasciamo a chi ci crede.

E’ stato in uno di quei viaggi ben programmati che siamo finiti al numero 1 di Rue Winston Churchill, ad Epernay. Era l’inverno del 2006 e ad accoglierci c’era niente di meno che Christiane Pol Roger, appena nominato nel Consiglio di Sorveglianza della casa.

Quel giorno faceva piuttosto freddo ma il clima dalla visita fu così caloroso da riscaldarci ben bene. Ricordo che chiacchierammo amabilmente nella splendida sala degustazione, assaggiando molti degli Champagne in commercio in quel momento: dai vini d’entrata ad uno spettacolare Blanc de Blancs 1998, chiudendo sulle note inconfondibili ed esuberanti della cuvée Winston Churchill 1995. Inebetiti da tanto godimento e da una situazione nel suo complesso magica, guardammo dalla finestra che dà sul cortile nel momento esatto in cui cominciarono a cadere i primi fiocchi di neve. Interpretammo il fenomeno come una specie di sigillo alla visita in cantina perfetta.

Ancora oggi, a distanza di diversi anni, ci capita di ripensare a quel giorno, soprattutto quando abbiamo la fortuna di stappare una delle bottiglie firmate Pol Roger. Qualsiasi, anche la semplice Pol RogerCuvée Brut Rèserve che fa da base alla piramide commerciale, ribevuta dal sottoscritto qualche giorno fa.

Lontano dai vini alternativi dei piccoli produttori, è uno Champagne estremamente classico e confortante. Tutto è secondo copione ma ad alti livelli: dalla crosta di pane alle note di frutta e fiori bianchi, dalla leggera brioche alla delicatissima noisette. Sensazioni capaci, tutte assieme, di rendere il sorso irrefrenabilmente piacevole, anche per via di una carbonica raffinata, cremosa e coinvolgente, che accompagna e spinge tutti gli aromi in un valzer di raro equilibrio. Uno Champagne di altissima “normalità”, se mi passate il termine.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.