Pillole di Wine Club #4: Doppia Verticale Caracci e Pietraincatenata

Pillole di Wine Club #4: Doppia Verticale Caracci e Pietraincatenata

Appuntamento numero quattro per la sezione campana del Tipicamente Wine Club, incentrato sulla doppia verticale del Falerno Bianco Caracci di Villa Matilde e del Fiano Pietraincatenata di Luigi Maffini.

Due bianchi senza dubbio molto diversi tra loro per composizione varietale, provenienza territoriale e protocollo enologico, eppure raccontati fino a qualche tempo fa come declinazioni di un comune filone produttivo-stilistico. Quello dei cosiddetti “Supercampani”, ovvero tipologie che hanno dominato commercialmente e mediaticamente lo scenario regionale tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, spesso proponendosi al di fuori delle denominazioni classiche come top di gamma di realtà importanti.

Come accaduto in Toscana, gli esempi più celebrati furono soprattutto grandi rossi di ispirazione internazionale, nella concezione espressiva ancor prima che per i vitigni utilizzati. Fatta eccezione per il Montevetrano e il Patrimo di Feudi di San Gregorio, la maggior parte dei Supercampani nati in quel periodo puntavano a regalare potenza materica attraverso le varietà autoctone, Aglianico in primis, talvolta in blend col Piedirosso. Il Terra di Lavoro di Galardi, il Gladius di Spada, il Grave Mora di Fontanavecchia, il Bue Apis di Cantina del Taburno, il Serpico di Feudi di San Gregorio, il Naturalis Historia di Mastroberardino, il Don Generoso di Di Meo, il Quarto di Sole di Grotta del Sole, il Naima di De Conciliis, il Cenito di Maffini, giusto per ricordarne qualcuno, perché la lista sarebbe molto più lunga.

Cellole, Italy - January 29, 2010 Villa Matilde factory. © ADA MASELLA

Cellole, Italy – January 29, 2010
Villa Matilde factory.
© ADA MASELLA

Come detto, non sono mancati esperimenti analoghi nel comparto bianchista regionale: anche in questo caso sono state di gran lunga privilegiate le cultivar tradizionali, per dare forma a selezioni e riserve ambiziose, spesso affinate in legno e commercializzate ad almeno un anno dalla vendemmia (là dove quasi tutti i “base” uscivano sul mercato nella primavera successiva). Praticamente ogni distretto campano ha avuto i suoi “superwhite”, in larga misura incoraggiati dai successi di precursori come il Fiorduva di Marisa Cuomo o la coppia Cutizzi-Pietracalda di Feudi di San Gregorio.

Lo scenario si è completamente modificato da allora e molti di questi di vini si sono visti “scavalcare” nelle preferenze di critica e pubblico da interpretazioni decisamente più classiche, apparentemente più semplici nella costruzione, ma al tempo stesso maggiormente riconducibili ai territori di origine, ad un primo ascolto. Ma è proprio così? Parliamo davvero di etichette tramontate nell’appeal “generalista”, figlie di un’epoca ormai archiviata? Siamo sicuri che nel “mondo reale” si sia totalmente esaurito lo spazio per declinazioni stilistiche di questo tipo? E ancora: come hanno affrontato e stanno affrontando la prova del tempo? Le promesse di tenuta e longevità vengono mantenute con sufficiente autorevolezza? Gli anni in bottiglia li avvicinano o li allontanano dalle migliori espressioni regionali, quelle che non hanno mai inseguito un’idea “super”?

Un abbozzo di risposta è possibile soltanto mettendo mano a cavatappi e bicchiere, ripercorrendo le singole storie in bottiglia, oggi che finalmente possiamo contare su una certa profondità di cantina. E’ stato particolarmente stimolante partire dal Caracci e dal Pietraincatenata per inaugurare la serie di verifiche bevitorie. Perché si rivelano entrambi “supercampani” in bianco molto sui generis, inquadrabili nella categoria fino a un certo punto, e che richiedono di conseguenza sintesi ben distinte.

villa matilde gruppo

Falerno del Massico Bianco Caracci – Villa Matilde
Annate 2008, 2007, 2006, 2005, 2003

Non starò qui a ricordare l’importanza del lavoro portato avanti dalla famiglia Avallone per il recupero del Falerno in chiave moderna. Ho avuto modo di scriverne più volte sulle pagine del Gambero Rosso Mensile e sul portale di Campania Stories (leggi qui, qui e qui), per cui vado dritto al cuore dell’ultimo focus.

Fin dai primi anni ’90 il Vigna Caracci è il bianco di punta di Villa Matilde: una sorta di “fratello” per il Rosso Camarato (oggi Aglianico in purezza, precedentemente con saldo di Piedirosso), vale a dire l’etichetta che ha in buona parte rilanciato le ambizioni del Massico, area settentrionale della provincia di Caserta.

Da sempre presentato come selezione di Falanghina proveniente dalla tenuta San Castrese di Sessa Aurunca, il Caracci si è avvalso nel tempo di piccoli restyling tecnici, con particolare riferimento a percentuale, tipologie ed età del rovere di affinamento. Le uscite più recenti prevedono un’iniziale criomacerazione delle uve, seguita da fermentazioni svolte per una parte in acciaio e per una parte in barrique di Allier (20 giorni circa), prima della lunga sosta sur lie in inox e in bottiglia.

caracci '03

Dettagli enologici a parte, la breve retrospettiva conferma l’idea di un vino che si sta progressivamente alleggerendo da un punto di vista espressivo, rischiando tuttavia di rimanere un po’ a metà del guado. Continuo a preferire le “vecchie” versioni, di impostazione più dichiaratamente orizzontale e moderna, ma in ultima analisi più coerenti per profilo e sviluppo. E’ quella rotondità che non stanca, ma anzi sembra conferire carattere ad un bianco in qualche modo “apolide”, difficile da collocare alla cieca geograficamente e varietalmente.

Dovessi sceglierne uno e una solo dopo la batteria, andrei dunque senza esitazioni sul Caracci 2003: integro e solare, i leggeri tocchi lattici e burrosi si integrano armonicamente con le sensazioni balsamiche ed agrumate, quasi “fianeggianti”. Non è un vino verticale, intendiamoci, ma il sorso conserva solidità e tensione, in barba all’annata torrida, senza derive dolciastre o amarostiche. Una bella versione, che fa il paio con i brillanti 2000 e 2001, ritrovati in gran forma un paio di stagioni fa.

pietraincatenata gruppo

Fiano Pietraincatenata – Luigi Maffini
Annate 2010, 2008, 2007, 2006, 2005, 2003

C’è più di un punto di contatto tra le traiettorie stilistiche del Caracci di Villa Matilde e quelle del Fiano Pietraincatenata di Luigi Maffini. Anche in questo caso parto dalla fine, senza dilungarmi sulle vicende aziendali, rimandando al lungo articolo su Colli Salernitani e Cilento pubblicato sul numero 56 di Enogea (link).

Le sei annate riassaggiate in verticale evidenziano un graduale rimodulazione, con una ricerca di maggiore freschezza e tensione più evidente nelle ultime versioni. Ma non si tratta di una strada esplorata unicamente attraverso le opzioni di cantina: il cuore agricolo delle proprietà Maffini si è consolidato sulle colline attorno Giungano, quindi con uno spostamento verso l’interno e su quote altimetriche superiori (250-350 metri slm) rispetto alle vigne di Castellabate, praticamente sul mare, da cui tutto era partito.

Luigi Maffini nella sua tenuta di Giungano (SA)

Luigi Maffini nella sua tenuta di Giungano (SA)

Una transizione viticola ed espressiva, che non a caso si avverte soprattutto sulle vendemmie “di mezzo” (2008 e 2007, in testa), che si fanno trovare piuttosto affaticate alla prova del bicchiere. Tutt’altra impressione si ricava dai riassaggi dei più recenti e di quelli degli esordi (il primo commercializzato fu il 2002): si esprimono su registri molto differenti, eppure conservano una precisa identità territoriale e varietale. Il Pietraincatenata è il fiano cilentano “moderno” come te lo immagini: dolcemente polposo, espansivo, giocato sullo scheletro sapido più che sul nerbo verticale, con una strizzata d’occhio alla scuola enologica d’oltralpe negli apporti burrosi e nocciolati.

Un’idea di vino che può anche non piacere più come una volta, ma che ha il merito di essere quantomeno chiara: le seconde-terze linee della Cote de Beaune sono piene di proposte così, a ben vedere, e chi ama questo profilo di bianco sa di poter pescare un’alternativa autorevole nel panorama campano. Diventa insomma una mera questione di gusti e preferenze personali: i miei amici più “enofighetti” si troveranno probabilmente in sintonia con il nervoso Pietraincatenata 2010 (il primo uscito come Cilento Doc), mentre so già che apprezzerebbero meno versioni più mediterranee ed arabeggianti, ma per me molto affascinanti, come 2005 e 2003.

pietra 06

La quadratura del cerchio, da questo punto di vista, si realizza a mio avviso nel 2006, vino oggi magnifico a prescindere dalle correnti stilistiche. Più torba che frutta fresca, leggero burro d’alpeggio, menta piperita, rivela un insospettabile tocco rude nei richiami di frutto nero e humus. Ma soprattutto una struttura austera ed energica, che si ravviva ed espande nel sorso grazie al contrasto dolce-acidulo e alla chiusura rigorosa, quasi tannica.

Tipicamente Wine Club – Prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento del Tipicamente Wine Club è fissato per lunedì 14 dicembre, con la Verticale del Barolo Vigna Rionda Riserva di Massolino (Annate 2004, 2001, 2000, 1999, 1998, 1997, 1996).
Sono aperte da questo momento le prenotazioni, previa conferma vincolante e fino ad esaurimento posti.
Qui il calendario completo delle degustazioni: link.

05-14dicembre

Altre Pillole di Wine Club:

Il racconto della prima serata – link
Il racconto della seconda serata – link
Il racconto della terza serta – link

 

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.