Clos Rougeard, Poyeux 2010 | Alla tua salute, Charly!

Clos Rougeard, Poyeux 2010 | Alla tua salute, Charly!

Chi mi conosce lo sa (cit.): sul piccolo altare ricavato nella mia cameretta ci sono le statuine di Juary, Tardelli, Grosso, Alberto Tomba e dei fratelli Foucault, alias Clos Rougeard.

Nella loro grotta-cantina di Chacé, Loira Occidentale, ho vissuto due fra le mie esperienze bevitorie più sensorialmente sconvolgenti ed umanamente appaganti. La prima volta per la verticale completa del Le Bourg (dal 1988 al 2010), bissata dalla retrospettiva dedicata al Brézé Blanc (con l’indimenticabile 1928 a chiudere) e raccontata sulle pagine di Enogea 54 (link). La grandezza respirata a pieni polmoni, senza farla troppo lunga, nei bicchieri e ancor di più nel confronto de visu; ossigeno puro per il cervello e per l’anima.

Capite allora perché ieri mi ha così rattristato la notizia della morte di Jean-Louis Foucault detto Charly. Ho avuto modo di ascoltarlo meno rispetto al fratello Nady, ma non riesco quasi ad immaginarli l’uno senza l’altro e mi dispiace enormemente non essere lì ad onorarlo. Potevo però brindare alla loro salute con un caro amico, e l’ho fatto recuperando dalla cantina il Saumur-Champigny Les Poyeux 2010.

poyeux '10

Non ha la fama planetaria del “fratello” Bourg, eppure la sua storia in bottiglia inizia quasi un secolo prima: annate di inizio Novecento sono ancora reperibili e perfettamente integre, se bene conservate (un ristorante della zona aveva addirittura in carta, almeno fino a tre anni fa, Poyeux 1900, 1919, 1937). Il 2010 di ieri sera appare già degnissimo erede di quelle mitiche versioni, che con le successive disegnano chirurgicamente i caratteri fitti e potenti del cru, quantomeno per quel che significa a queste latitudini, col cabernet franc di mezzo.

Giovanissimo eppure già tratteggiato e variopinto nelle coloriture floreali e balsamiche, svela un bouquet aereo e al tempo stesso sostanzioso. Nettissime nuances di garofano, lamponi e mirtilli, menta e alloro, grafite e genziana, ad un assaggio distratto potrebbe perfino sfuggire il dna pirazinico del vitigno. Che si mimetizza ancor di più in un sorso rigoglioso e aggraziato, continuamente ravvivato dagli apporti sapidi e da un impianto tannico di razza. E’ in una fase espressiva dieci volte più felice rispetto al Bourg pari annata, straordinario in botte e oggi raggomitolatosi e quasi imploso in una chiusura che rischia di farlo sembrare quel che non è, cioè un po’ vinello affascinante ma crudo.

Dubbi che il Poyeux ’10 dribbla totalmente: è un’austerità che si tiene ben lontana dall’algidità, un peso medio che gioca ad armi pari con la Riva Destra “seria” di Bordeaux, portandosi dietro quel tocco di Borgogna e di Rodano che eccita parecchi di noi. Riposa in pace, Charly, sappi che ci hai resi più volte felici.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.