Pillole di Wine Club #1: Orizzontale Greco di Tufo 2003-2004

Pillole di Wine Club #1: Orizzontale Greco di Tufo 2003-2004

E così lunedì scorso, in una classica serata autunnale irpina (tuoni, fulmini e saette), abbiamo inaugurato il calendario 2015/2016 del Tipicamente Wine Club – sezione Campania.

Quindici vini (più tre bonus) per la doppia orizzontale di Greco di Tufo 2003-2004, assaggiati con la calma e l’informalità che ci piace, nell’ideale saletta del ristorante Marennà di Sorbo Serpico, coccolati dal sempre giovane maitre-manager Angelo Nudo.

Come condiviso nel cappello introduttivo, non avevo grandi aspettative su questo primo appuntamento. Per tutta una serie di ragioni, che vale forse la pena di richiamare:

1) Quelle di inizio millennio sono da considerare come le prime vendemmie davvero “collettive” per il comprensorio avellinese. Un’era per molti versi ancora pionieristica, se confrontata con l’attualità, soprattutto per quanto concerne la consapevolezza stilistica e interpretativa di numerose aziende praticamente agli esordi in quel periodo.

2) Non è passato un secolo, eppure i ragionamenti sulla coerenza espressiva delle varie zone, località, cru, annate, non erano certo all’ordine del giorno, se non in forma embrionale. Né avevano un peso specifico di rilievo nelle scelte di produttori, critici e consumatori le questioni relative al potenziale di longevità dei bianchi irpini. Men che meno se c’era di mezzo il Greco di Tufo, oggi come allora la denominazione trainante del distretto sul piano commerciale.

3) Per il Fiano di Avellino è stato relativamente facile raccontare, bottiglie alla mano, la virtuosa propensione a viaggiare nel tempo, per il Greco di Tufo valgono narrazioni tutt’altro che univoche. A prescindere dal ritardo con cui si stanno costruendo archivi significativi di vecchie annate, nelle cantine e nelle carte, ancora adesso risulta faticoso allestire una batteria di Greco irpini con dieci e più primavere sulle spalle. A maggior ragione se pretendiamo bianchi perfettamente integri, completi, caratterizzati e realmente migliorati dalla sosta in vetro.

Grappolo di Greco, contrada Marotta - Montefusco (AV) - crediti: Raffaele Del Franco

Grappolo di Greco, contrada Marotta – Montefusco (AV) – crediti: Raffaele Del Franco

4) Aggiungiamoci che 2003 e 2004 non rappresentano di sicuro i migliori millesimi possibili per la tipologia da un punto di vista meteorologico, agronomico ed enologico, seppur per motivi completamente opposti.

5) Il Greco ama le annate calde e la 2003 corrisponde certamente al profilo, anche se non mi stancherò mai di sottolineare – dati alla mano – come da queste parti sia vendemmia assai meno estrema di come viene ricordata in quasi tutto il Bel Paese. Innanzitutto per le ingenti disponibilità idriche accumulate per molti mesi, dall’estate precedente a primavera inoltrata. In secondo luogo per le rilevanti escursioni termiche delle settimane a ridosso della raccolta (e solo in poche occasioni le centraline hanno fatto registrare massime superiori ai 35 gradi, perfino a luglio e agosto). Infine per una campagna iniziata sì in anticipo, ma molto più in linea con le tempistiche abituali, se confrontate con quanto accaduto nella 2007 o 2011, in parte 2012 e nella 2015 in corso.

6) Detto questo, la 2003 creò delle difficoltà per molti versi inedite a tanti vigneron, per loro stessa ammissione. Essendo la prima vera annata “tropicale”, non fu facile gestire le finestre di stress idrico o la velocità di accumulo zuccherino, ma soprattutto gli imbrunimenti delle uve favoriti dalle abituali sfogliature, che il tradizionale clima irpino aveva quasi sempre consigliato in forma decisa e precoce. Surmaturazioni e cotture che una varietà povera di terpeni e ricca di polifenoli, proteine e catechine come quella tufese non gradisce propriamente.

7) La stessa gestione delle malolattiche finì per sorprendere diversi cantinieri: si può dire che fino ad allora mai si erano visti valori di Ph così alti e di acidità così basse sui mosti da greco, e molti furono costretti in qualche modo ad improvvisare dalle pressature all’imbottigliamento, sensibilmente anticipato in quella fase rispetto ad oggi.

8) Per ragioni speculari, il Greco detesta le annate fredde e piovose. Sintesi che si attaglia abbastanza alla 2004 in Irpinia: seppur lontana dagli eccessi di 2002 o 2014, i diari di bordo registrano una stagione vegetativa lunga e tardiva, con poche giornate davvero estive e precipitazioni abbondanti in primavera e nella prima parte di autunno. Non è stato agevole ottenere maturazioni complete ed omogenee, anche in ragione dell’elevato carico di uve manifestatosi fino dalla fioritura, superiore di un 15-20% in media rispetto all’annata precedente.

9) Fu chiaro quasi da subito che la 2004 non sarebbe stata la vendemmia del secolo per il Greco: lo scenario era dominato da un gran numero di vini aromaticamente stretti e limitati, in debito di spalla e sapore, e i riassaggi successivi non hanno modificato granché le impressioni iniziali.

Crediti: campaniastories.com

Crediti: campaniastories.com

Premesse non esattamente entusiasmanti, dunque, che la doppia retrospettiva ha dal mio punto di vista confermato, ma senza accanimenti apocalittici. La “buona notizia” è la sostanziale tenuta di quasi tutti i vini riassaggiati, indicazione per nulla scontata, come ampiamente sottolineato. E’ pur vero che si trattava di un campione statisticamente insufficiente per trarre conclusioni generali, oltretutto frutto di una selezione a monte, ma si può tranquillamente affermare che il Greco non abbandona mai il campo senza combattere.

Detto questo, nella batteria dei 2004 faccio francamente fatica ad individuare “il” vino, quello che vorresti bere e ribere sempre fino allo sfinimento, e magari da piazzare sotto al naso di un francese con aria di sfida, per la serie “senti qua che roba, amico mio sciovinista”. Lasciano comunque una buona impressione quelli di Cantina dei Monaci, Tenuta Ponte e Vadiaperti, che sorprende anche con la Coda di Volpe (unico intruso della degustazione), specialmente per l’esuberante integrità balsamica del naso (bocca più debole e amarostica, invece). Si può parlare di “delusione”, invece, per il Vigna Cicogna di Benito Ferrara (uno dei più evoluti) e per il Greco di Pietracupa, ma più che altro per il livello spesso altissimo a cui ci hanno abituato nell’ultimo decennio: già nelle verticali complete raccontate su Enogea e sul mensile Gambero Rosso, i loro 2004 si erano segnalati come riuscite “minori” ed è per questo che non penso a bottiglie sottoperformanti.

Discorso diverso per la sessione dei 2003, dalla quale esco con almeno tre vini che mi divertirei eccome a servire alla cieca a bianchisti esterofili. Non è una novità la bellezza agrumata e iodata del “base” di Pietracupa – più che salato – senza dubbio più convincente del “G” pari annata, l’ultimo proposto da Sabino Loffredo prima dello strabiliante 2010, che nasce da una vendemmia (e da un’idea stilistica) completamente diversa. Devo dire che invece non mi aspettavo di trovare in forma così smagliante i 2003 di Stefano Di Marzo alias Torricino e di Cantina dei Monaci: due interpretazioni per molti versi speculari (gioioso, solare, quasi alsaziano il primo, decisamente più montano il secondo tra timbri fioriti e pompelmosi, con sviluppo sottrattivo), che raccontano al meglio lo spirito multiforme della varietà tufese.

02-26ottobre

Ne approfitto per ricordare il prossimo appuntamento, previsto per Lunedì 26 Ottobre con la doppia orizzontale dedicata ai Fiano di Avellino 2002-2003. Sono aperte da questo momento le prenotazioni, che come spiegato vengono prese una serata per volta, sia per favorire la rotazione di amici e appassionati, sia per verificare precisione e puntualità dei partecipanti, nell’interesse di tutti.

Qui il calendario completo del Tipicamente Wine Club: link.

Crediti foto di apertura: Gianluca Lo Sapio

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.