Barolo Bartolo Mascarello 2005 | Il vino di stagione

Barolo Bartolo Mascarello 2005 | Il vino di stagione

Devo dire la verità, il manuale del perfetto sommelier non è tra le mie letture preferite. Mi è più facile interpretare i fondi di caffè che gli archetti lasciati dal vino nel bicchiere e digerisco male anche la teoria dell’abbinamento cibo – vino.

Che volete farci, un grande vino e un piatto all’altezza mi fanno quasi sempre felice, sono tollerante su molti tentativi poco ortodossi e non disdegno di correre qualche rischio. Escludendo l’orata col Sagrantino e poco altro, preferisco giocare coi tentativi che incartarmi il cervello di grafici e combinazioni teoriche.

Detto questo, quando vado in giro, il richiamo dell’abbinamento territoriale è assai forte. Il Sorbara di turno con la grassa gastronomia emiliana, un Verdicchio vicino ad un bel piatto di spaghetti coi moscioli o una fetta di bitto storico accanto al Valtellina giusto sono più di una possibilità di scelta.

Ma altrettanto invitante è l’abbinamento stagionale. Ci sono vini che vengono praticamente ignorati in certi periodi dell’anno per trovare un incredibile appeal nei mesi giusti. Un esempio su tutti: il Barolo in autunno. Che non solo risale dalla cantina con una facilità insospettabile, in questo periodo, ma invoglia maledettamente a raggiungerlo nelle terre natie.

Chiaro, la questione non è affatto slegata da quella dell’abbinamento territoriale, di cui lo “stagionale” potrebbe essere una specie di sottoinsieme.
Inutili giri di parole per dire che il sottoscritto, assistito dall’esimio collega De Cristofaro, visiterà a breve le Langhe e altri lidi piemontesi, in un gozzoviglio – tour che dovrebbe arricchire il già esuberante tessuto adiposo dei due, rendendo di fatto impossibile il ritorno a uno stato di forma appena accettabile.

Come in ogni vigilia importante, inutile dire che mi sto preparando al meglio, allenando le papille come si deve. Tra le bottiglie del warm up, ha lasciato il segno un fantastico Bartolo Mascarello 2005 (Il Decri invece è ricco e, come avete visto, stappa allegramente Cascina Francia).

In cantina ho più Barolo 2004 che 2005 ma ricordo perfettamente l’entusiasmo per questa versione, quando l’assaggiai in uscita (la prima con Maria Teresa Mascarello sola al comando; il grande Bartolo ci aveva appena lasciato).

Ad un decennio dalla vendemmia, non solo ritrovo un vino magnifico ma una specie di paradigma del Barolo che ho in testa. Profumi di ciliegie mature e sotto spirito, accenni di bosco, tartufo e una elegantissima scia di liquirizia che regala la classica timbrica balsamica. E poi un lieve tocco di grafite, cuoio e un filo di tabacco biondo. Tutto ancora molto integro, con le sensazioni terziarie appena accennate e una bocca serrata quanto cremosa, chiusa da un tannino addirittura vellutato.

Un vino che rende l’attesa ancor più eccitata. Barolo stiamo arrivando.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.