A passeggio tra le Grenache

A passeggio tra le Grenache

Che sono interessato alla grenache, al viaggio in Europa di quest’uva magnifica e alle sue tappe italiane, credo si sia capito. Dunque, vado dritto al punto. Nei giorni scorsi io e il Carrus siamo stati a Bologna per Vino a Memoria, evento in cui abbiamo raccontato alcune storie legate alla varietà, attraverso territori, varianti genetiche e stili.

Sul tavolo otto etichette da ogni dove*: dal sud della Francia ad una Spagna insolita, dalla Sardegna (ovviamente) al piceno, dalla Maremma toscana alle sponde del Trasimeno.

Due batterie interessantissime in cui abbiamo registrato un livello generale molto alto, forti identità e poche sbavature. Da ognuna, tuttavia, mi piace pescare altrettanti fuoriclasse. Due vini magici che sono emersi con forza, staccandosi decisamente dal grupppne.

Sedilesu | Cannonau di Sardegna Mamuthone 2012

I vini sardi raccontano i tanti territori dell’isola, non solo le varietà con cui vengono prodotti. Una banalità, lo so, per dire che meriterebbero denominazioni più attente alle diverse sottozone di appartenenza, alcune delle quali assolutamente impossibili da confondere. Mamoiada, in Barbagia, è terra unica e originalissima per il cannonau, impossibile da confondere con altre. La famiglia Sedilesu si trova qui, dove coltiva vecchie vigne ad alberello, capaci di veleggiare ad altitudini impressionanti, da 750 ad oltre mille metri. Produce, dunque, vini che sono al tempo stesso mediterranei e di montagna, mixando con maestria artigianale il carattere solare del cannonau con inusuali vibrazioni verticali. Straordinario il Mamuthone 2012. E’ capace di unire al corredo di rosa e piccoli frutti rossi maturi, aromaticamente piuttosto dolci, una straordinaria timbrica minerale e balsamica. Fantastico e di profondità siderale.

Gauby | La Roque 2011

E va bene, non sono del tutto imparziale con i vini di Calce e men che meno su quelli dei Gauby, famiglia di vignaioli semplicemente straordinari e riferimento assoluto per il movimento enoico del sud della Francia. Però in questo caso, credo, i superlativi non sono buttati a vanvera. Tutti i vini del Domaine sono eccelsi, a cominciare da bianchi spiazzanti e di lucente bontà, tra i miei preferiti in assoluto. Stavolta però tocca a un rosso: non avevo mai assaggiato La Roque, una grenache quasi in purezza, da vecchie viti di 80 e passa anni, allevate su suoli di marne calcaree. Ovviamente alla maniera della casa. Le uve non vengono diraspate (alla borgognona) e la vinificazione avviene in cemento, coi soli lieviti indigeni. Il mosto resta a contatto sulle bucce per almeno due settimane, prima di passare in tonneau (più o meno 10 mesi) e quindi in bottiglia. Il 2011 è pazzesco. Ha profumi finissimi e magnetici di violetta e fruttini neri, attraversati da spezie delicate e una mineralità chiarissima che prosegue anche in bocca. E’ il sorso ad impressionare di più: energico quanto leggiadro, salino e carezzevole nella parte tannica (che pure non manca), profondissimo e irrefrenabile. Un vino alla Gauby, non c’è niente da fare; una specie di alchimista che trasforma in liquidi preziosi i caratteri naturali dei sui terroir.

 

*L’elenco completo dei vini in degustazione:

– Duca della Corgna | Trasimeno Gamay Divina Villa Et. Bianca 2014

– Bruni | Grenache Oltreconfine 2013

– Sedilesu | Cannonau di Sardegna Mamuthone 2012

– Durieu | Côtes du Rhône Plan de Dieu 2012

– Domaine Gauby | La Roque 2011

– Le Caniette | Bordò Cinabro 2011

– Bodega Barracnco Oscuro | Garnata 2010

– Domaine de Rapatel | Petite Signature Rouge 2007

 

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.