Contrade di Taurasi, Greco Musc’ 2010: chissà come mai certi vini mettono tutti d’accordo…

Contrade di Taurasi - Greco Musc' '10

Dicono che il gusto è soggettivo, che non esistono vini cattivi ma solo mediocri assaggiatori, che le gerarchie valutative sono mere sovrastrutture per segaioli.

E che quindi è inutile accapigliarsi su questa o quella bottiglia, tanto per ogni uau c’è quasi sempre un bleah, e viceversa, anche quando parliamo dello stesso liquido della stessa annata dello stesso lotto, bevuto nello stesso momento.

Tutto giusto, se non fosse che i sistemi relativisti come questo non riescono a spiegare perché ci sono poi delle etichette che mettono tutti d’accordo. Come il Greco Musc’ 2010 della famiglia Lonardo, alias Contrade di Taurasi: trasversalmente apprezzato fin dall’uscita (primavera-estate 2012), fece man bassa di premi e riconoscimenti e andò esaurito in cantina dopo poche settimane.

Contrade di Taurasi - Greco Musc' '10 (retro)

Non ci vuole molto a capire i motivi: è semplicemente un bianco di classe superiore, non solo se paragonato allo scenario produttivo irpino e campano. Ho sacrificato la mia penultima boccia già chiagnendo e strepitiando per il momento in cui resterò a secco, ma ne è valsa decisamente la pena. L’ho ritrovato infatti in una fase espressivamente pazzesca. Del tutto intatto nella sua gioventù aromatica, di stampo quasi teutonico per le suggestioni di frutta bianca e gialla primaverile, gli agrumi, il muschio. Ma allo stesso tempo profondamente stratificatosi rispetto a tre anni fa nel disegno minerale, più marino che affumicato e sicuramente più leggiadro e fuso in rapporto ad altre versioni, maggiormente connotate dagli apporti vulcanici. Indubbiamente affascinanti, ma in ultima analisi più monolitici nello sviluppo e meno trascinanti nella beva, a mio avviso.

C’è da dire che per il Greco Musc’ (nome tradizionale del Roviello Bianco) ogni vendemmia ha fatto finora un po’ storia a sé. Dalla prima uscita targata 2004 (o perlomeno è da quella che ho cominciato a seguirlo) all’ultima 2013 si sono susseguite interpretazioni molto diverse, anche per effetto delle varie soluzioni adottate negli affinamenti di cantina. Confesso di sentirmi maggiormente in sintonia con le più recenti (per esempio 2012 e 2013), ma questo 2010 si stacca su un livello ad oggi irraggiungibile per i suoi fratelli di cantina.

Qui il post di Alessio Pietrobattista su Campania Stories – link

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.