Rocca del Principe, Fiano di Avellino 2007: stapparlo oggi semplicemente perché è più buono

Rocca del Principe - Fiano '07

Senti Paolo, perché continui a parlarci di vini esauriti da anni, reperibili solo nelle cantine di qualche psicopatico all’ultimo stadio?

Avete ragione, non dico di no. Ma ho una missione da svolgere e sarà compiuta se riuscirò definitivamente a convincere anche uno solo di voi che certi vini vanno obbligatoriamente aspettati. Non per chissà quali ragioni cervellotiche, ma semplicemente perché diventano più buoni, e non di poco.

L’ultimo esempio viene dal riassaggio del Fiano di Avellino 2007 di Rocca del Principe. Che già si era annunciato all’uscita come una delle migliori letture di un’annata precoce, torrida e siccitosa, dall’andamento per molti versi simile a quello del 2003 ma con esiti mediamente inferiori per i bianchi irpini.

Lo ritrovo ancora più completo, specialmente nel quadro aromatico brillante e sfaccettato, giocato sui consueti registri montani dei fiori, delle erbe e degli agrumi, ma ulteriormente colorato dalle suggestioni iodate e mediterranee.

Rocca del Principe - Fiano '07 (retro)

Solo nel finale di bocca si palesa il millesimo più “orizzontale” e meno prospettico rispetto ad altre versioni, nei tocchi di nocciola infornata e nella leggera scaldatura alcolica. La beva resta comunque agile e pimpante, equilibrata nell’apporto citrino, rigogliosa per sapidità e tessitura fruttata: immagino possa mantenersi su questa espressività per qualche anno ancora ma non aspetterò più di tanto per godermi le ultime bottiglie.

“Meglio un decennio prima che un secondo dopo”, è il nostro motto. Ma abbiamo ormai tanto di quel materiale statistico in forma di prove e controprove, stappature e ristappature, per sapere che si va praticamente sul sicuro pazientando con i Fiano di Avellino di annata, zona e manici giusti.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.