Pietracupa, Greco di Tufo 2008: quando la Germania ti entra in casa a tradimento

Pietracupa - Greco '08

Santa Paolina, Pfalz. La sintesi potrebbe essere questa, se ai famigerati assaggi alla cieca venisse ancora riconosciuto almeno un valore didattico.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che un Greco bendato viene scambiato per un riesling teutonico. C’è gente che si è giocata la casa su ipotesi come queste e ora vive per strada elemosinando chambertin e patanegra joselito per tirare avanti (lo dice anche lo spot del monopolio di stato: “fai le degustazioni coperte senza esagerare, può causare dipendenza, se il sintomo persiste contattare il medico, aut. Min. conc.”).

Devo comunque dire che in questo caso non me lo aspettavo. Era da un po’ che non ristappavo il Greco di Tufo 2008 di Sabino Loffredo-Pietracupa e chissà perché lo avevo archiviato in quel che resta del mio cervello come una versione tendenzialmente “ricca”, mediterranea, difficilmente confondibile con le suggestioni germaniche, a differenza – per esempio – del Mosellianissimo 2006.

E invece: nespola schioccante, mandorla fresca, buccia di mapo, muschio e roccia di fiume, ma soprattutto una silhouette dritta e verticale, nervosa, perfino leggera nel centro bocca. Un’acidula magrezza, se mi passate la fesseria (ripetete con me: risacca, risacca, risacca), che non gli sta per niente male in queste serate maghrebine, quando si arriva ad invocare lo scirocco per un po’ di sollievo.

Pietracupa - Fiano '03

Ps a proposito di annate torride, ho riassaggiato da poco anche il Fiano di Avellino 2003, sempre di Pietracupa. Stava benissimo e mi fermo qui, anche perché ho davvero esaurito le parole per spiegare quanta meraviglia ha regalato una una vendemmia del genere per i bianchi irpini.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.