Pascal Cotat, Sancerre Les Monts Damnés 2012: quanta fretta, ma dove corri, dove vai?

Cotat - Monts Damnés '12

«Le annate calde danno vini più pronti ed accessibili nel breve periodo»

Sì sì, come no: continuiamo a rilanciare sciocchezze senza contestualizzare rispetto alla zona, al vitigno, al tipo di conduzione in vigna e in cantina, ai dettagli dell’andamento stagionale, e così via.

Perché ci sono vendemmie calde e vendemmie calde, e chi preferisce il vino bevuto a quello parlato può elencare in tempo reale centinaia, migliaia, milioni di casi che smentiscono una delle più abusate leggende metropolitane della comunicazione enoica.

L’ennesima lezione in tal senso mi arriva dal riassaggio del Sancerre Les Monts Damnés 2012 di Pascal Cotat, nome che non ha certo bisogno di presentazioni per chi ama viaggiare tra le colline della Loira Orientale. Dove prendono forma i “sauvignon meno sauvignon” del mondo, come spesso li si spiega a chi ha imparato in qualche corso che i sentori caratteristici del vitigno sono la foglia di pomodoro, il bosso, la pipì di gatto, il fiore di sambuco e la frutta tropicale.

Ci è voluta un’intera serata per farlo aprire e per ribaltare completamente le impressioni iniziali. Mi stavo rapidamente convincendo che fosse una versione solo “media”, anche piuttosto varietale, non così ampia e definita aromaticamente e poco incisiva nella spinta e nel sapore. Ma non avevo fatto i conti con l’ossigeno, alleato preziosissimo insieme ad una temperatura di servizio che si rivela ottimale sui 14 gradi più che sui 10. E’ lento, lentissimo, ma fa a tempo a sbocciare col polline, gli agrumi, le erbe da cucina, diventando ad ogni sorso più buono.

Non garantisco, ma per la prossima bottiglia proverò ad attendere un paio d’anni. Se vi viene voglia prima, non fate come il sottoscritto ed evitate aperture express: dribblate la ghiacciaia, stappate e scolmate con un paio d’ore d’anticipo almeno, oppure recuperate quella specie di vaso di fiori che sicuramente qualcuno vi ha regalato (ebbene sì, ogni tanto il decanter serve a qualcosa: non è stupendo?)

Ho tenuto un ultimo bicchiere da parte per risentirlo dopo qualche giorno, che tra una dimenticanza e l’altra sono diventati una decina. Non si è praticamente mosso, un liquido inossidabile, da far sentire con metodi tipo arancia meccanica a chi ti spiega che le annate calde danno vini più pronti ed accessibili nel breve periodo.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.