Greco di Tufo Tornante di Vadiaperti e Torrefavale di Cantine dell’Angelo: la coppia perfetta del 2013

Greco di Tufo Tornante di Vadiaperti e Torrefavale di Cantine dell’Angelo: la coppia perfetta del 2013

Io me li ricordo i tempi in cui la gente entrava in enoteca con le guide in mano. Era una scena familiare per chi comprava vino a cavallo del nuovo millennio, eppure sembra passato un secolo, per mille motivi che – state tranquilli – non affronterò qui.

Nessun rimpianto per quel periodo, sia chiaro, né come bevitore-consumatore né come “professionista”. Ma a differenza di molti amici e colleghi sono convinto che la stagione delle enopubblicazioni non sia esaurita una volta e per tutte. Perfino in un paese come il nostro, che vive la più grande crisi editoriale di sempre. Naturalmente è insensato, e dal mio punto di vista anche poco auspicabile, immaginare un ritorno a quei volumi di diffusione. E tantomeno ci si può rammaricare per il fatto che mai più un’oligarchia guidaiola avrà il potere di condizionare così tanto il sistema produttivo e commerciale interno, come è accaduto 10-15 anni fa. Credo invece che ci sia ancora spazio per una fruizione di tipo documentale e collezionistico, specie per quei testi capaci di conservare valore a distanza di tempo dall’uscita in libreria, come accade per una buona bottiglia.

Pur con tutti i loro limiti, infatti, le strutture redazionali che lavorano per le Guide ai vini restano più o meno le ultime a potersi permettere ricognizioni organiche sul campo a scadenza fissa. Che si traducono in una miriade di dati indicizzati, utili per recuperare agevolmente tutta una serie di informazioni che altrimenti richiederebbero lunghe e dispendiose ricerche. Per esempio quali etichette sono uscite sul mercato in un determinato anno. Oppure quali zone e produttori o stili interpretativi vanno per la maggiore in un preciso momento storico, se e come si modificano i timoni, in che modo cambia la geografia viticola e millesimale dei vari distretti, e così via. I consigli per gli acquisti invecchiano presto e in qualche caso sono già inutili, se è così che intendiamo le valutazioni e i premi assegnati da ciascuna edizione. Assai meno deteriorabili, invece, sono le indicazioni contenute in quello che è prima di tutto un prezioso archivio-annuario. E, guardando ad altri settori, è esattamente il motivo per cui l’Almanacco Illustrato del Calcio della Panini, realizzato da 73 anni, conserva numeri di vendita piuttosto stabili. Anche oggi che, grazie a Google, possiamo sapere in pochi secondi tutto ciò che vogliamo su una partita, una formazione, un torneo.

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Dal mio punto di vista le guide italiane non stanno perdendo progressivamente pubblico soltanto perché si beve e si legge sempre meno, perché c’è la crisi o perché la concorrenza “free” del web e del digitale si è fatta insostenibile. Manca in primo luogo una visione editoriale capace di intercettare i reali bisogni di chi ancora è disposto ad investire parte del suo budget di operatore o appassionato in contenuti informativi. Se le redazioni non fossero ridotte ai minimi termini, mi aspetterei dai gruppi più ambiziosi un profondo rinnovamento del lavoro che sovraintende alle varie pubblicazioni. Pagherei volentieri una quota annuale per ricevere dritte fresche su aziende, denominazioni, vendemmie, ma nel momento in cui servono, e cioè quando le bottiglie segnalate sono reperibili, e magari senza ricarichi speculativi. Tempistiche che raramente coincidono con quelle fissate per la stampa e le presentazioni, solitamente concentrate nella prima parte dell’autunno.

Giurerei fedeltà eterna ad un progetto editoriale coordinato e sviluppato su una doppia direttrice. Da una parte focus tematici proposti quasi quotidianamente, che siano realmente d’aiuto a chi deve fare i conti con risorse limitate, corredati anche da assaggi en primeur, se necessario. Dall’altra una pubblicazione che funga annualmente da sunto e si prenda la responsabilità di raccontare, classificare, gerarchizzare dopo adeguate prove e controprove. Del resto, come si fa a dire quali sono i migliori vini di una zona in un determinato millesimo senza averli assaggiati più volte insieme e seguiti nelle varie fasi? Anche in considerazione del fatto che non tutte le etichette vengono presentate nello stesso momento sul mercato e servono spesso anni per avere un quadro completo sull’offerta vendemmiale.

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Spero di spiegarmi meglio con un esempio concreto a me vicino. La maggior parte dei Greco di Tufo 2013 è stata testata e valutata dalle principali Guide durante la scorsa estate, con un’appendice dedicata ai “ritardatari” che sarà inserita nelle prossime edizioni autunnali. Nel tipo di pubblicazione che ho in testa ci sarebbe spazio per un riepilogo complessivo sull’annata e indicazioni aggiornate anche sui vini già recensiti. Vi farei confluire eccome le impressioni ricavate nei mesi successivi agli assaggi “ufficiali”, magari verificandole periodicamente come già fanno le più importanti riviste e newsletter internazionali. Tanto per capirci, solo adesso mi sento in grado di sbilanciarmi su una specie di hit parade del millesimo. Ma ci è voluto un anno intero di orizzontali multiple, alla cieca e scoperte, stappature a tavola, riassaggi a bottiglia aperta, confronti in verticale e così via. E’ una banalità, lo so, ma senza un minimo di prospettiva temporale è veramente complicato azzardare previsioni, stilare graduatorie, trarre conclusioni. Fermo restando che una verità unica non esiste nel racconto del vino, mi sembra quantomeno di avere una rosa più solida di argomenti nel momento in cui scrivo – per restare sull’esempio – che il Tornante di Vadiaperti-Traerte e il Torrefavale di Cantine dell’Angelo svettano nettamente nel panorama dei Greco 2013.

E’ stata una vendemmia difficile per la tipologia, che soffre solitamente più del partner irpino fiano le stagioni umide e capricciose. Ma come spesso accade, a fronte di una qualità media non propriamente brillante, il millesimo “debole” ha dato la possibilità ai vigneron più talentuosi e fortunati di tirar fuori alcune delle loro migliori interpretazioni all time. E’ esattamente questo il caso: sono due grandi vini in senso assoluto e oltretutto perfettamente complementari da un punto di vista stilistico, espressivo e territoriale.

Tornante

Il Tornante ’13 è il classico Greco che innesca paragoni con i più vibranti e saporiti bianchi germanici, a partire dalla sinfonia agrumata e officinale, rocciosa e iodata. Durissimo ma mai crudo, emana luce da ogni goccia e trascina con la sua energia salina, restituendo i migliori caratteri che associamo ad un vero Grand Cru come Contrada Marotta di Montefusco (oltre 600 metri sul livello del mare, suoli fortemente argillosi e ricchi di scheletro, mesoclima solare e ventilato).

Dell'Angelo - Torrefavale '13 (retro)

Il Torrefavale è invece il paradigma del Greco di Tufo “di Tufo”, in tutti i sensi. Sono poche centinaia di bottiglie plasmate da una vecchia parcella letteralmente abbarbicata sul cucuzzolo che presidia le vecchie miniere Di Marzo, il più importante polo di estrazione dello zolfo nel meridione fino ai primi anni ’80. Ed è proprio la mineralità sulfurea a dominare in questa versione, combinandosi con i tratti cerealicoli, le timbriche di frutto rosso, le suggestioni di propoli e agrumi canditi. Nessuna concessione primaria, è bianco contadino nel senso più bello del termine, che potrebbe far storcere il naso per qualche accento riduttivo e l’impatto leggermente wild riconducibile alla fermentazione spontanea.
Ma ciò che si perde in dettagli formali è pienamente compensato dalla fittezza salata, quasi aggressiva, eppure capace di dipanarsi con classe e souplesse nel lungo finale. Se il Tornante gioca a fare il riesling, il cru di Angelo Muto si traveste da chenin di Loira occidentale e mi sa che prima o poi lo stapperò accanto all’Insolite di Thierry Germain e al Les Nourissons di Bernaudeau per vedere l’effetto che fa.

Arbitro di calcio, runner, esperto di comunicazione con fama di persona seria e morigerata. Ero tutto questo prima di prendere 20 chili, scoprire il vino e auotoconvincermi di poter vivere scrivendone.