Ebner | Ritorno di fiamma per i bianchi dell'Alto Adige

Ebner | Ritorno di fiamma per i bianchi dell’Alto Adige

Dimmi cosa bevi e ti dirò chi sei. Scendere nella cantina personale di qualcuno ci aiuta a capire molte cose. Le bottiglie sono una scorciatoia interpretativa, una sbirciatina nel vissuto di chi abbiamo davanti, nelle sue idee e nelle sue scelte. Quei vetri dicono molto e la loro stessa organizzazione è indicativa di un modo di essere che va ben oltre il vino.

Detto questo, ognuno di noi ha degli scheletri nascosti, qualche etichetta di cui ci vergogniamo, retaggio di un passato che vorremmo rimuovere. O più semplicemente una serie di acquisti che hanno perso di senso, superati da un’inevitabile evoluzione del gusto.

Tutti i bevitori di vino, gli appassionati e anche i critici vivono in qualche modo delle fasi. Solo pochi amori ci accompagnano per sempre. Gli altri, col senno del poi, sono in realtà solo cotte passeggere.

All’inizio del mio percorso di assaggiatore, ricordo una convinta infatuazione per i bianchi dell’Alto Adige, capaci di stupire per intensità aromatica, precisione esecutiva e profondità acida. Guardando oggi alla mia cantina, non vedo quasi più traccia di quella passione, con l’eccezione di una mini verticale di Vorberg chiusa dall’annata 2005.

Perche? Quei vini non sono più buoni? Niente affatto. Forse sono io ad essere cambiato e spesso mi capita di trovare quella puntualità stilistica un po’ algida; nei casi peggiori noiosa. Vini tecnicamente ineccepibili ma non sempre coinvolgenti.

Ovviamente le eccezioni non mancano e tra queste ne ho una nuova, fresca fresca. In un tuffo nei vini della regione, devo dire di essere stato ammaliato da una sirena: il Pinot Bianco 2013 della cantina Ebner. Realtà piccola di Campodazzo, nella parte sud della Valle Isarco. Appena 4,5 ettari di vigna, a 500 metri d’altezza, allevati senza concimi chimici né erbicidi. Tutto in mano alla famiglia Unterthiner.

Il Pinot Bianco ‘13, dicevo. Vino di spettacolare luminosità, giallo carico, rigoglioso nei profumi bucciosi, di mela e susina gialla, erbette officinali e fiori di campo. La bocca ha tessitura favolosa, buon volume e tanto sapore. La maturità della polpa non appesantisce mai la beva che trova uno scatto magnifico nella seconda parte del sorso. Al centro c’è anche una suggestiva scia fumè che, per gli esperti del genere, fa pensare a certi Fiano di Avellino.

Assaggiatore seriale dal volto umano, ama tutti gli alcolici indistintamente ma è ricambiato soprattutto dal vino. Nei ritagli di tempo frequenta ristoranti che non può permettersi.